lunedì, Maggio 17

Arte, civiltà e spiritualità

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Credo si possa dire, con un buon margine di aderenza alla realtà, che attualmente opinioni e convincimenti delle persone, vengono a determinarsi sulla base dei dati offerti dalle contingenze. A favore dei quali lavorano, senza posa, i mezzi di ‘distrazione di massa’. Lavorano anche con solerzia, sulla ‘ruota’ di ipotesi future. Tutto diventa leggero. Senza particolarità responsabilità per alcuno. Ho l’impressione che ciò, non sia sufficiente a formare compiute personalità e consapevolezze degli individui. Sovente su quelle basi, si vedono galleggiare una variegata risma di ‘luoghi comuni’. I quali in quanto tali non possono non essere che baciati, dalla banalità e dalla superficialità. In un contesto simile un generoso apporto di ‘senso storico’, come integratore delle ‘letture della vicenda umana’, penso possa essere molto utile. Chiaramente, con un propellente del genere, ad esempio si avrà più oculatezza e attenzione nel crogiolarsi acriticamente sui termini propinati dal ‘linguaggio dominante’. Questo è, a mio avviso, un punto centrale. La necessità di prendere un distacco critico dal linguaggio prevalente. Poichè esso è, ovviamente, portatore di corredi valoriali univoci. Per cercare di avere una visione più ampia delle situazioni, penso che questo sia un passaggio ineludibile da effettuare.
I significati che ogni epoca attribuisce, ai termini che usa, se non collegati in una prospettiva più dilatata rispetto al tempo in cui si vivono, fatalmente si riducono, modificano, sviano dall’originale significato. Già citare la ‘Spiritualità’ nel titolo dell’articolo, può, quantomeno, suonare anomalo ai giorni nostri. Per retaggi incancreniti da pregiudizi, l’adozione di termini di questa portata, possono risultare scomodi. Visti con sospetto. Chissà a quali scenari può condurre una converszione impostata in tal modo.

Spirtualità’ era un termine confinato nelle attività da parrocchietta del quartiere amministrata dal don Felice di turno. Per alcuni la pratica era chiusa lì. Sarei curioso di sapere quante volte viene solamente citato questo termine nella galassia di oralità mediatica’, nella quale si annaspa quotidianamente.

Alla luce di quanto detto non potevano sfuggire alla attenzione, gli stimoli, che sono germinati a seguito della oramai affermata manifestazione ‘Torino Spiritualità’ tenutasi dal 23 al 27 settembre scorsi.

La Manifestazione, giunta alla sua 11° edizione, quest’anno è stata impostata sul tema «l’impasto umano, la complessa mescolanza di materia e trascendenza che unisce le persone… » Si sono tenuti per l’occasione convegni dibattiti con la partecipazione di personalità nazionali e estere di vari settori e credi religiosi. Esponenti del mondo del giornalismo. Mario Calabresi, ad esempio, scrittori quali Pietrangelo Buttafuoco, filosofi come Fernando Savater, teologi come lo statunitense Matthew Fox, solo per citarne alcuni.

Negli strati della popolazione più avvertita, tematiche inerenti allaSpiritualità’, articolate nelle forme, e strutturazioni degli svariati credi religiosi, si stanno ponendo in maniera sempre più rilevante. Dall’impasto con la ‘trascendenza’, la ‘materia’ dell’uomo non può sfuggire. Nel ‘900, più o meno radiosi avveniri, sono stati prefigurati. Con tanto di teorizzazioni di ‘uomo nuovo’, con tutte le drammatiche contraddizioni a tutti note che ciò ha comportato. Quelle erano tematiche poggianti su ipotesi future, e materialiste, che dalle risultanze, pare abbiano prodotto più lutti e drammi che altro.

‘L’impasto’ che gli organizzatori della manifestazione di Torino, hanno posto al centro della riflessione, affronta tematiche strutturali della persona umana. Lo spunto iniziale della Manifestazione, che ci riporta alla Sapienza dell’Antico Testamento non è ovviamente casuale. Sono argomenti di una vastità da fare tremare le vene ai polsi.

La cosa che ci premeva, era di ridare diritto di cittadinanza, nel mondo delle idee che si confrontano, e magari perché no, si scontrano, alla parola Spiritualtà. Con tutto il suo portato problematico valoriale.

Lo stesso dicasi, per la mancata presenza del temineCiviltà’, nell’oralità o negli scritti contemporanei, o quanto meno la marginalizzazione di esso nell’uso corrente. Sostituto comunemente dall’uso del termineCultura’. Termine, questo, che non comprende l’altro nella sua totalità di sfumature e significati. Da almeno un paio di secoli, l’Arte è considerata, prevalentemente quale luogo di valutazioneestetica’. Se non solo quella. E’ sufficiente porre un poco d’attenzione ai commenti espressi all’uscita di un’esposizione o di uno spettacolo teatrale. E’ tutto un argomentare su ‘mi è piaciuto’ o ‘non mi è piaciuto’. I più intanto già pensano dove andare a mangiare la pizza. L’Arte aveva funzioni molto più complesse, rispondeva a esigenze profonde. Ad esempio, nel tentare di mettersi in contatto con l’Assoluto. Si riteneva che questo fosse possibile, percorrendo le vie del Sublime della Bellezza. Categorie che al giorno d’oggi segnano un poco il passo.

Pensiamo che una ‘sana’ Spiritualità -non alludiamo solo a quella Cattolica, ma a un diffuso sentire- sia parte integrante nel ridare il giusto spessore a certe parole. E non solo a quelle. Modalità questa, che pensiamo, possa aiutare a porgersi meglio nei confronti dell’esistenza. In quest’ottica anche l’approccio all’Arte e alla Civiltà, troverebbero una sedimentazione ove collocarsi più in profondità nella consapevolezza dei popoli. Insomma, se si parla solo dell’oggi, senza metafore e sconfinamenti, diventa tutto più povero.

 

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