domenica, Agosto 7

Arsenali nucleari crescono. Pensare nucleare Gli arsenali nucleari nel prossimo decennio cresceranno, parola di SIPRI. Dalla diplomazia nucleare arrivano segnali contrastanti. Gli Stati Uniti preoccupati per la Cina, devono affrontare un problema culturale: possono recuperare la capacità, perduta dalla fine della Guerra Fredda, di pensare in modo nucleare?

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Il nucleare come arma, gli arsenali nucleari nel prossimo decennio cresceranno. A dirlo è l’ultimo rapporto del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), pubblicato ieri, contenente i risultati del SIPRI Yearbook 2022, che valuta lo stato attuale degli armamenti, del disarmo e della sicurezza internazionale.
Vero che nel 2021 vi è stata una diminuzione, per quanto marginale, del numero di testate nucleari, ma, afferma il rapporto, «ci sono chiare indicazioni che le riduzioni che hanno caratterizzato gli arsenali nucleari globali dalla fine della Guerra Fredda sono terminate», ha affermato Hans M. Kristensen, Associate Senior Fellow con il programma di distruzione di massa delle armi del SIPRI e direttore del Nuclear Information Project presso il Federazione degli scienziati americani (FAS). Soprattutto, «tutti gli Stati dotati di armi nucleari stanno aumentando o potenziando i loro arsenali e la maggior parte sta acuendo la retorica nucleare e il ruolo che le armi nucleari svolgono nelle loro strategie militari: questa è una tendenza molto preoccupante», ha affermato Wilfred Wan, direttore del programma di distruzione di massa delle armi del SIPRI.

Al centro delle preoccupazioni occidentali in questo momento ci sono Cina e Corea del Sud, ma, secondo il rapporto, la situazione è ben più complessa. Intanto -molto banalmente- Stati Uniti e Russia rimangono di gran lunga le maggiori potenze nucleari al mondo, rispettivamente con 3.708 e 4.477 armi nucleari, mentre la Cina ne ha350, la Francia 290 e la Gran Bretagna 180, India 160, Pakistan 165, Israele 90, Corea del Nord 20. In totale nel mondo ci sono 9.440 armi nucleari.

Un dato di fatto, è che «i nove Stati dotati di armi nucleari -Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Repubblica popolare democratica di Corea (Corea del Nord)- continuano a modernizzare i loro arsenali nucleari».

Prosegue il rapporto: «Dell’inventario totale di circa 12.705 testate all’inizio del 2022, circa 9.440 sono in scorte militari per un potenziale utilizzo. Di queste, circa 3.732 testate sono state schierate con missili e aerei, e circa 2.000, quasi tutte appartenenti alla Russia o agli Stati Uniti, sono state mantenute in uno stato di massima allerta operativa.
Sebbene le scorte totali di testate russe e statunitensi abbiano continuato a diminuire nel 2021, ciò è stato dovuto allo smantellamento delle testate che erano state ritirate dal servizio militare diversi anni fa. Il numero di testate nelle scorte militari utilizzabili dei due Paesi è rimasto relativamente stabile nel 2021. Le forze nucleari strategiche dispiegate di entrambi i Paesi rientravano nei limiti fissati da un trattato bilaterale di riduzione delle armi nucleari (trattato del 2010 sulle misure per l’ulteriore riduzione e limitazione delle Armi offensive,New START). Si noti, tuttavia, che New START non limita gli inventari totali di testate nucleari non strategiche».

«La Russia e gli Stati Uniti insieme possiedono oltre il 90 per cento di tutte le armi nucleari. Gli altri sette Stati dotati di armi nucleari stanno sviluppando o schierando nuovi sistemi d’arma, o hanno annunciato la loro intenzione di farlo. La Cina è nel mezzo di una sostanziale espansione del suo arsenale di armi nucleari, che secondo le immagini satellitari include la costruzione di oltre 300 nuovi silos missilistici. Si pensa che diverse testate nucleari aggiuntive siano state assegnate alle forze operative nel 2021 in seguito alla consegna di nuovi lanciatori mobili e di un sottomarino».

E i nove Stati sono molto attivi. «Il Regno Unito nel 2021 ha annunciato la sua decisione di aumentare il tetto delle sue scorte totali di testate, in un’inversione di decenni di politiche di disarmo graduale. Pur criticando la Cina e la Russia per la mancanza di trasparenza nucleare, il Regno Unito ha anche annunciato che non avrebbe più divulgato pubblicamente i dati relativi alle scorte operative di armi nucleari del Paese, alle testate dispiegate o ai missili schierati.
All’inizio del 2021 la Francia ha lanciato ufficialmente un programma per lo sviluppo di un sottomarino missilistico balistico a propulsione nucleare (SSBN) di terza generazione. Sembra che l’India e il Pakistan stiano espandendo i loro arsenali nucleari ed entrambi i Paesi hanno introdotto e continuato a sviluppare nuovi tipi di sistemi di consegna nucleare nel 2021. Si ritiene che anche Israele, che non riconosce pubblicamente il possesso di armi nucleari, stia modernizzando il suo arsenale nucleare.
La Corea del Nord continua a dare priorità al suo programma militare nucleare come elemento centrale della sua strategia di sicurezza nazionale. Sebbene la Corea del Nord non abbia condotto esplosioni di test nucleari o test di missili balistici a lungo raggio durante il 2021, il SIPRI stima che il Paese abbia ora assemblato fino a 20 testate e possieda materiale fissile sufficiente per un totale di 45-55 testate».

Secondo il SIPRI il futuro è nelle mani dei nove, e naturalmente soprattutto di Stati Uniti e Russia.

«Se gli Stati dotati di armi nucleari non intraprenderanno un’azione immediata e concreta sul disarmo, l’inventario globale delle testate nucleari potrebbe presto iniziare ad aumentare per la prima volta dalla Guerra Fredda“, ha affermato Matt Korda, ricercatore associato SIPRI ‘s Weapons of Programma di distruzione di massa e ricercatore senior associato al progetto di informazione nucleare FAS.

Di fatto, il terrore nucleare è già tornato, dalla fine della Guerra Fredda il mondo lo aveva relegato in archivio, tanto da quasi dimenticarsene. La guerra in Ucraina ha costretto tirarlo fuori dall’archivio di botto.
Secondo SIPRI, dalla diplomazia nucleare arrivano segnali contrastanti. «Ci sono stati diversi punti di riferimento nella diplomazia nucleare durante lo scorso anno. Questi includevano l’entrata in vigore del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari(TPNW) nel gennaio 2021, dopo aver ricevuto le 50 ratifiche statali richieste; la proroga per cinque anni di New START, l’ultimo accordo bilaterale rimasto sul controllo degli armamenti tra le due maggiori potenze nucleari mondiali; e l’inizio dei colloqui sulla ricongiunzione degli Stati Uniti e sul ritorno dell’Iran all’adesione all’accordo nucleare iraniano, al Joint Comprehensive Plan of Action(JCPOA).
Nel corso del 2021, i membri permanenti dotati di armi nucleari (P5) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite -Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti- hanno lavorato a una dichiarazione congiunta rilasciata il 3 gennaio 2022, affermando chela guerra nucleare non può essere vinta e non dovrà mai essere combattuta”. Hanno anche riaffermato il loro impegno a rispettare gli accordi e le promesse di non proliferazione, disarmo e controllo degli armamenti, nonché i loro obblighi ai sensi del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari del 1968 e a perseguire l’obiettivo di un mondo senza armi nucleari.
Nonostante ciò, tutti i membri del P5 continuano ad espandere o modernizzare i loro arsenali nucleari». «I colloqui bilaterali sulla stabilità strategica Russia-USA si sono bloccati a causa della guerra e nessuno degli altri Stati dotati di armi nucleari sta portando avanti negoziati sul controllo degli armamenti. Inoltre, i membri del P5 hanno espresso opposizione al TPNW e i negoziati JCPOA non hanno ancora raggiunto una risoluzione».
«Le relazioni tra le grandi potenze mondiali si sono ulteriormente deteriorate in un momento in cui l’umanità e il pianeta devono affrontare una serie di sfide comuni profonde e urgenti che possono essere affrontate solo dalla cooperazione internazionale», ha affermato Stefan Löfven, Presidente del consiglio di amministrazione del SIPRI. «il rischio di utilizzo di armi nucleari sembra più alto ora che in qualsiasi momento dall’apice della Guerra Gredda», ha affermato il direttore del SIPRI Dan Smith.

Una chiara dimostrazione di quanto rilevato da SIPRI circa i segnali contrastanti che arrivano dalla diplomazia e dalla politica, e circa l’impantanamento della diplomazia, l’arrancare delle trattative, causa il deterioramento delle relazioni (fiducia) tra le grandi potenze, si rintraccia nell’atteggiamento dell’Occidente nel trattare la questione nucleare cinese. Se è vero che è laRussia (prima potenza nucleare con 4.477 armi nucleari) ad aver sbandierato in tono minaccioso il suo arsenale nucleare -tanto che il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov, riferendosi all’uso di armi nucleari, a fine aprile, ha detto che il «pericolo è serio, reale», Washington ha ammesso di non poter «prendere alla leggera» la possibilità che la Russia usi armi nucleari tattiche nel conflitto in Ucraina-, è sulla Cina (350 armi) che gli Stati Uniti (3.708 armi nucleari) concentrano la loro attenzione, e di riflesso, ma in subordine, sulla Corea del Nord (20 armi).
Nel rapporto annuale 2021 del Dipartimento della Difesa sulla potenza militare cinese, pubblicato a novembre 2021,
si descriveva la modernizzazione nucleare di Pechino, in particolare la valutazione del Pentagono secondo cui l’Esercito popolare di liberazione potrebbe quadruplicare il suo arsenale nucleare fino a 1.000 armi nucleari entro il 2030.
La
rapida modernizzazione dell’esercito cinese è vista a Pechino come «un elemento indispensabile» della strategia del Partito Comunista Cinese, ed è improbabile che sia uno «sforzo momentaneo che potrebbe svanire nel tempo in importanza», si legge, tra il resto, nel rapporto. Qualche settimana dopo l’uscita del rapporto, un alto funzionario cinese ha confermato che Pechino continuerà la sua modernizzazione nucleare, ma contestualmente ha negato che il suo governo stia espandendo rapidamente il suo arsenale nucleare.
L’ambizione nucleare di Pechino «presenta all’Amministrazione Biden una nuova sfida strategica a lungo termine, anche se alle prese con le minacce nucleari della Russia», commenta Michael Auslin, ricercatore presso la Hoover Institution della Stanford University, su ‘Foreign Policy‘, in una complessa analisi.

Con la fine della Guerra Fredda, secondo Auslin, gli Stati Uniti avevano ‘archiviato’ l’insieme di strutture e programmi attinenti al nucleare, affidando alla triade nucleare la sicurezza degli Stati Uniti, mentre «il ruolo del conflitto strategico tra le grandi potenze nella politica di difesa degli Stati Uniti era solo silenziosamente riconosciuto e spinto rapidamente ai margini della discussione sulle relazioni USA-Cina».
Questo è il passato. «Tutto ciò cambierà, grazie alla drammatica crescita della forza nucleare cinese e allo spostamento delle relazioni sino-americane in una fase di competizione contraddittoria». Anche prima che l’Amministrazione Trump iniziasse a respingere le politiche sempre più aggressive della Cina, afferma Auslin, c’erano ‘segnali‘ che «la strada nucleare tra Pechino e Washington potesse non essere così agevole come pensavano i pensatori statunitensi», che si erano rilassati considerando la politica di ‘primo utilizzo’ dichiarata da Pechino.
I numeri reali dell’arsenale cinese sono segreti, per tanto le ipotesi formulate possono essere in difetto, basandosi esclusivamente su quanto rilevato dall’intelligence open source.

Ed è qui, a questo punto, che sorgono i problemi.

Ora molte Nazioni, anche quelle senza armi nucleari, stanno ripensando la loro posizione.
Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud hanno promesso di rafforzare la loro strategia condivisa di deterrenza nucleare. Nel contesto dell’ultima conferenza dell’ IISS Asia Security Summit: The Shangri-La Dialogue (SLD), riferisce ‘CNN‘ «il Ministro della Difesa giapponese Nobuo Kishi ha fatto commenti insolitamente forti diretti alla Corea del Nord e alla Cina. “Il mondo è diventato ancora più incerto”, ha detto Kishi al principale vertice asiatico sulla difesa. “Il Giappone è circondato da attori che possiedono o stanno sviluppando armi nucleari e che ignorano apertamente le regole».
Il Ministro «ha criticato i test missilistici della vicina Corea del Nord e ha definito la Cina “una Nazione preoccupante”, citando le recenti operazioni militari che aveva tenuto con la Russia in acque vicine al Giappone e a Taiwan, le prime dall’invasione russa dell’Ucraina. “L’Ucraina (oggi) potrebbe essere l’Asia orientale domani”, ha detto. Parlando allo stesso vertice, il Ministro della Difesa sudcoreano Lee Jong-sup ha affermato che il suo Paese “rafforzerà drasticamente” le sue capacità difensive tra le crescenti preoccupazioni sul programma di armi nucleari di Pyongyang.

Vari esperti hanno sottolineato che l’invasione russa dell’Ucraina ha dimostrato il potere della deterrenza nucleare. L’Ucraina è uno dei pochi Paesi ad aver rinunciato volontariamente a un arsenale nucleare. Lo ha fatto dopo la caduta dell’Unione Sovietica, inviando molte delle sue armi in Russia, lo stesso Paese da cui ora è invaso. “I Paesi che si sentono minacciati potrebbero guardare all’Ucraina e capire che sbarazzarsi delle [loro] armi nucleari non è la strada da percorrere e ciò potrebbe diminuire l’incentivo per loro a passare al libero accordo nucleare, che diventerà un compito in salita”, ha affermato esperto di sicurezza regionale Ian Chong, professore associato di scienze politiche presso l’Università nazionale di Singapore. Chong ha detto che c’era stato “un alto livello di preoccupazione per le armi nucleari” allo Shangri-La. “Stiamo assistendo a un aumento delle tensioni che riflette molto le preoccupazioni nel nord-est asiatico [al momento] in caso di attacco nucleare”».
Al Dialogo Shangri-La, era presente anche il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe, il quale ha difeso la posizione nucleare del suo Paese. «La Cina ha sempre perseguito un percorso appropriato per lo sviluppo delle capacità nucleari per la protezione del nostro Paese», ha affermato, in risposta alle domande sui nuovi silos di missili nucleari. Wei ha detto che le armi nucleari sarebbero state usate «per autodifesa» e per prevenire una guerra nucleare, riferisce ‘CNN‘.
«Abbiamo sviluppato capacità nucleari per proteggere il duro lavoro del popolo cinese e proteggere il nostro popolo dal flagello della guerra nucleare», ha affermato.
«I commenti di Wei sono arrivati dopo le osservazioni del Segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin, che, in conferenza, ha detto che la Cina era impegnata in azioni coercitive, aggressive e pericolose che minacciavano di “minare la sicurezza, la stabilità e la prosperità nell’Indo-Pacifico”».

La segretezza del programma nucleare e la ringhiosità dei vertici della Corea del Nord preoccupa soprattutto gli alleati degli Stati Uniti. Le stime SIPRI sostengono che l’attuale scorta è di circa 20 testate nucleari, gli Stati Uniti e altri Paesi ritengano che stia lavorando per aumentare questo numero e la sua capacità di consegnarle.

Pyongyang ha condotto un numero record di lanci di missili balistici quest’anno e scorso fine settimana ha nominato il principale negoziatore nucleare Choe Son Hui come prima donna Ministro degli Esteri. Choe è considerata un ‘falco’, ha svolto un ruolo chiave durante i vertici della Corea del Nord con gli Stati Uniti, guidando uno sforzo negoziale aggressivo rivolto alla leadership statunitense dell’ex Presidente Donald Trump.

«La Corea del Nord continua a dare la priorità al suo programma nucleare militare come elemento centrale della sua strategia di sicurezza nazionale», si legge nel rapporto SIPRI, aggiungendo che «si ritiene che l’inventario di materiale fissile del Paese sia cresciuto nel 2021», ritenendo che il Paese abbia ora abbastanza materiale fissile per produrre fino a 55 testate.


L’espansione dell’arsenale nucleare cinese, afferma Michael Auslin, «è parallela alla prima grande modernizzazione delle forze nucleari statunitensi in una generazione, iniziata sotto l’Amministrazione Obama e continuata durante gli anni di Trump. “La capacità nucleare americana si sta atrofizzando”, mi ha detto Matt Pottinger, vice consigliere per la sicurezza nazionale nell’Amministrazione Trump. Ogni componente della triade nucleare statunitense è attesa da tempo per essere aggiornata o sostituita». Farlo non è uno scherzo. «Secondo alcuni calcoli, il prezzo totale per la modernizzazione nucleare degli Stati Uniti supererà i 1,5 trilioni di dollari e il Congressional Budget Office stima che saranno necessari almeno 634 miliardi di dollari solo fino al 2030». Ma quello finanziario non è l’ostacolo principale, anzi, potrebbe essere l’ultimo dei problemi in uno scenario che Auslin descrive come afflitto da un problema culturale in primo luogo, mentalità e competenze.
«La Cina non è stata il principale motore del programma di modernizzazione nucleare degli Stati Uniti. Ma le relazioni tese -sul Mar Cinese Meridionale, Taiwan, gli attacchi informatici e le origini del COVID-19, tra le altre questioni- e il deterioramento dell’ambiente di sicurezza nell’Indo-Pacifico rischiano di muovere le due potenze verso una corsa agli armamenti nucleari» con gli USA che devono contestualmente guardarsi da «una Russia in ripresa, il che complica ulteriormente la pianificazione strategica degli Stati Uniti.

Particolarmente preoccupante è l’attenzione di Pechino sui missili ipersonici, che potrebbero dare alla Cina una “capacità di primo attacco preventivo e non rilevabile”, secondo Pottinger».

Michael Auslin avanza il problema culturale che affligge la difesa americana esprimendo un giudizio tranchant: «Se Washington e Pechino stanno davvero entrando in una nuova e più complicata fase delle loro relazioni – e mentre le tensioni con la Russia raggiungono il picco sull’Ucraina – allora ci sono molte ragioni per essere preoccupati che gli Stati Uniti non siano ben preparati per una nuova era nucleare. Negli ultimi dieci anni, la drammatica modernizzazione delle sue forze convenzionali da parte della Cina ha spostato gli equilibri di potere in Asia e sempre più si avanzano domande sulla capacità delle forze statunitensi di scoraggiare e sconfiggere l’esercito cinese in caso di ostilità». Ora, dopo che anche SIPRI lo ha ‘certificato’, gli strateghi statunitensi dovranno aggiungere ai loro piani una capacità nucleare cinese più robusta ed espansiva di quanto negli ultimi anni si fosse supposto.

«Comprendere i rischi posti dall’accumulo della Cina presuppone un livello di comprensione da parte degli Stati Uniti del pensiero nucleare cinese che semplicemente potrebbe non esistere. “Non sono sicuro che abbiamo comunicato chiaramente le nostre linee rosse o abbiamo compreso quelle integrate nella dottrina cinese”, avverte il rappresentante Mike Waltz, un membro del sottocomitato delle forze strategiche della Commissione per i servizi armati della Camera. Il conteggio di missili cinesi, testate, sottomarini e simili può misurare la capacità nucleare, ma non può misurare l’intenzione o rivelare come i cinesi stiano pensando al ruolo delle loro armi nucleari nella politica estera e di sicurezza».

«Sebbene negli ultimi anni si sia assistito a una piccola rinascita nella discussione sulle questioni nucleari, c’è tutt’altro che un’attenzione costante alla nuova era nucleare. Forse in cima alla lista delle domande che devono affrontare gli strateghi nucleari statunitensi e gli specialisti cinesi è capire come le nuove capacità e la crescente capacità di Pechino giocheranno nella sua pianificazione strategica e militare su Taiwan. In effetti, alcuni sostengono che l’accumulo nucleare di Pechino riguardi principalmente Taiwan. Eppure, altrettanto importanti potrebbero essere le vaste rivendicazioni di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, dove ha costruito nuove isole e atolli fortificati militarmente che ora rivendica come territorio sovrano, o il confine indo-cinese, dove le controversie territoriali si sono trasformate in violenza nel 2020. In tutti questi casi, ciò che Pechino potrebbe considerare ‘difesa’ deve essere preso in seria considerazione dagli analisti statunitensi».

Auslin avanza una serie di interrogativi ai quali i pianificatori militari dovrebbero rispondere, una serie di quesiti su questioni fondamentali della stabilità strategica, a partire dal cos’è deterrenza per i cinesi. «In termini di dottrina nucleare, è fondamentale scoprire se i cinesi si stanno preparando ad abbandonare la loro politica di non primo utilizzoe passare a una posizione di ‘lancio all’avvertimento’, in cui la decisione di colpire gli Stati Uniti sarebbe stata presa dopo aver ricevuto informazioni -spesso errate, come ha scoperto l’Unione Sovietica- che i missili statunitensi sarebbero in arrivo».
«Comprendere il legame tra la dottrina nucleare e le nuove capacità in rapido sviluppo nel combattimento è altrettanto fondamentale. Come si inserisce la guerra informatica nel pensiero strategico cinese? Waltz è particolarmente preoccupato che le capacità anti-satellite della Cina renderanno lo spazio un primo campo di battaglia, minacciando allo stesso modo i sistemi di comunicazione convenzionali e strategici. E, come osserva l’analista nucleare Gerald Brown in un articolo sulle forze nucleari cinesi , la mescolanza organizzativa delle forze convenzionali e nucleari dell’esercito russo solleva seri interrogativi sulla capacità della leadership cinese di controllare l’escalation durante una crisi».
Le intenzioni contano, avverte il ricercatore, «e gli americani devono evitare l’immagine speculare o presumere che Xi e altri leader cinesi vedano il mondo come lo vedono i diplomatici di Foggy Bottom o i think tank di Massachusetts Avenue».

«Gli Stati Uniti devono quindi affrontare un problema culturale: possono recuperare la capacità, perduta dalla fine della Guerra Fredda, di pensare in modo nucleare?». «Proprio come il conteggio delle armi nucleari cinesi fornisce un quadro incompleto, nella migliore delle ipotesi, della strategia e della dottrina di Pechino, la modernizzazione dell’arsenale nucleare statunitense significherà poco senza una rinascita molto maggiore di un pensiero strategico sofisticato sulle armi nucleari e una comunità ben sviluppata di strateghi nucleari».
Di tutto ciò gli Stati Uniti sarebbero sguarniti, o almeno non sarebbero più allenati, e una funzione, si sa, se non la si esercita si antrofizza. «… gli americani hanno perso la memoria muscolare di pensare in termini nucleari».
Il che potrebbe anche spiegare perchè la Cina, con le sue 350 armi nucleari, fa così paura, a Washington, pur con le sue 3.708 armi in pancia.

La conseguenza di quanto sta accadendo è che il dialogo sul controllo degli armamenti appare sempre più lontano, mentre è già una realtà che il rischio nucleare è e sarà una caratteristica del panorama della sicurezza mondiale in un modo che la sua attuale generazione di leader non ha sperimentato in prima persona.
L’invasione dell’Ucraina ha chiarito una cosa, afferma Daniel Holz, docente presso l’Università di Chicago nei Dipartimenti di Fisica, Astronomia e Astrofisica, co-presidente del Bulletin’s Science and Security Board. «Non appena le ostilità finiranno, i leader occidentali devono impegnarsi con Putin e il leader cinese Xi Jinping per elaborare accordi sul controllo degli armamenti e sulle pratiche di comando e controllo nucleare che riducano notevolmente il possibilità che chiunque possa intraprendere azioni che mettano a rischio l’intera civiltà umana».
Secondo Holz, la priorità è il rinnovato controllo degli armamenti con la Russia, la fine del lancio su avvertimento e autorità esclusiva, e l’adozione di impegni di non primo utilizzo e incoraggiando Russia e Cina a fare allo stesso modo.

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