martedì, Maggio 18

Arriva l'olfatto identificativo field_506ffb1d3dbe2

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profumo

 

Mi prendo un giorno di sabbatico rispetto alla mia attività di castigatrice dei potenti con cui vi tormento e vi delizio quotidianamente, talvolta neanche prendendomi lo stacco di un intero weekend, leggasi certe sortite straordinarie in caso di giuramenti governativi. Vado a pescare una notizia di tecnologia che parrebbe del tutto ‘ai confini della realtà’ e, invece, a stretto giro, diventerà una sfaccettatura della nostra quotidianità.

Secondo una notizia apparsa su ‘La Repubblica‘ edizione on line, l’ultima frontiera per il riconoscimento identificativo è costituito dall’odore corporeo. Scienziati dell’Universidad Politécnica di Madrid sono al lavoro su di un sistema «in grado di filtrare e riconoscere le persone in base al profumo che emettono». Obiettivo sarebbe «isolare e dunque individuare in modo più sicuro possibile la firma odorosa da cui ciascuno di noi è caratterizzato. Dandole un nome e un cognome». Una ‘firma odorosa’ essenziale in contesti come i «controlli di sicurezza, in cui possa essere opportuno evitare interventi troppo diretti e invasivi sugli individui in transito, come appunto la scansione dell’iride o la lettura delle impronte digitali, ancora caratterizzate da un alone vagamente criminoso. Al momento, il tasso di riconoscimento si aggira appunto intorno all’85 per cento. Per gli studiosi spagnoli è già sufficiente per iniziare a pensare, come stanno appunto facendo, a sistemi d’identificazione meno aggressivi».

Insomma, la tecnica è la stessa della caccia alla volpe, ognuno ha la sua usta che viene usata per riconoscerlo: le anagrafe e le indagini poliziesche come segugi. Lo si diceva, nel secondo caso, utilizzando questa metafora, quasi profeticamente, per i poliziotti; oggi, in tempi in cui la realtà sopravanza anche la più sfrenata fantasia, ecco fiorire una soluzione che non si limita solo al settore del riconoscimento degli individui, ma allargherebbe i propri orizzonti anche, ad esempio alla parte biomedica, in quanto porterebbe a dimostrare senza percentuali di errore la possibilità di diagnosticare alcune malattie… a fiuto. Pare, infatti, che il nostro odore muti, in presenza di certe variazioni metaboliche determinate da alcune patologie (magari succede per tutte, ma non si è riusciti ancora a trovare l’indicatore delle variabili). In questo caso, andrebbe rifondata un’intera branca della medicina, la semeiotica medica, che, attualmente, non classifica nei sintomi il mutamento degli effluvi odorosi personali.

Io che ho ereditato da mia madre una passione indecente per i profumi, tant’è che le mensole del mio bagno sembrano una succursale di Idea Bellezza, cambio spesso profumo, anche se rimango fedele ai gran fioriti: vado in solluchero per rose, tuberose, mughetti, fiori d’arancio, iris, magnolia. Ho avuto un trip per il profumo di rose rare dedicato alla Duchessa di Galliera e, superando tutte le mie prevenzioni sul personaggio, ho maturato un coup de foudre per l’ultimo profumo di Madonna, un simil-Joy di Patou a miglior mercato, giacché si dice che quella francese sia l’essenza più cara del mondo.

Tutta questa pappardella l’ho messa su per dirvi che l’odore corporeo probabilmente può subire degli ‘imbastardimenti con i profumi. Ricordo di aver letto che, nel ‘700, quando, non per ragioni di povertà, ma di mancanza d’igiene di tipo culturale, gli aristocratici si lavavano poco, si svilupparono i profumi più acuti, atti a ‘coprire’ i miasmi da carenza di lavacri. E tanti anni fa, a Roma, in un negozio raffinatissimo dalle parti di piazza Colonna, comprai un profumo maschile, da regalare a un Re Sole contemporaneo, che, dicevano, era stato ideato da un maitre parfumeur di Corte per il Re Sole, Luigi XIV. Credetemi sulla parola, era una bomba biologica; roba da corrodere le papille olfattive più che… certe mitiche strisce pericolosissime da sniffare. 

Naturalmente, io propongo obiezioni del tutto a-scientifiche. Nell’articolo, infatti, si legge che: «L’idea è meno bislacca di quanto sembri: si tratta di una strategia utilizzata ‘da oltre un secolo dalle forze di polizia grazie all’aiuto dei cani molecolari addestrati a questo scopo. L’abilità di questi animali nel seguire le tracce di una persona partendo da un campione dell’odore personale è nota ed è la prova che questo elemento è un marcatore biometrico efficace’. Lo snodo, insomma, sta nella precisione dei sensori a disposizione. Che non hanno ancora raggiunto l’accuratezza del prodigioso apparato olfattivo dei massicci bloodhound. Fino alla ricerca spagnola, che ha messo in campo un sistema sviluppato dalla Ilía in grado di acciuffare elementi volatili presenti nella propria firma odorosa. I rischi, però, non sono pochi: l’odore del corpo può variare nel corso del tempo. Basti pensare a malattie, cambi nel regime alimentare e, ovviamente, l’umore, la fase di crescita, l’età, il clima. E poi rimangono le difficoltà nella realizzazione di un database altrettanto affidabile ed esteso da non risultare inutile o limitato: come campionare in maniera scientifica l’odore, per esempio, dei milioni di abitanti di un Paese?».

Bella domanda… Quello che mi viene in mente è che un odore accomuna gli esponenti di una certa casta ed è quello dei soldi, pur se non abbiamo euro profumati (ve lo ricordate lo spot della Mental, col tamarro presunto sciupa femmine – chissà perché siciliano, forse per un richiamo al Bell’Antonio di Vitaliano Brancati – che proclama: ‘Io ce l’ho profumato’?), ma pare che abbiano una loro fragranza irresistibile, da allertare tutti i fenomoni. Non a caso, l’epopea di Marco Travaglio iniziò proprio con un libro, scritto con Elio Veltri, ‘L’odore dei soldi’, dedicato alle origini un po’ maleodoranti delle fortune di un certo signore, da me, lo sapete, Innominato. Troppe tentazioni circolano nell’aria, se nel proclamato sabbatico, di dritta o di manca, si insinua uno dei soliti noti…

 

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