martedì, Settembre 21

Arriva il contagio ugandese Leggi che "proibiscono" e "controllano" le unioni omosessuali

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L’ondata omofobica ugandese ha oltrepassato i confini nazionali giungendo in Tanzania. Galvanizzato dai successi ottenuti dal fronte anti gay ugandese, Ezekiel Wenje un parlamentare del principale partito d’opposizione, il Chama cha Democrasia na Maendeleo (Partito per la Democrazia e il Progresso), ha informato il Parlamento dell’Unione dell’intenzione di proporre una nuova legge contro l’omosessualità, giudicando l’attuale legge in vigore non sufficientemente efficace come deterrente conto il dilagare dell’omosessualità nel Paese.

La proposta di legge denominata Bill to Prohibit and Control any form of Sexual Relation between Persons of the Same Sex (Legge per Proibire e Controllare ogni forma di Relazione Sessuale tra Persone dello Stesso Sesso), intende aggiornare la legge contro l’omosessualità introducendo severe punizioni non solo per chi pratica rapporti con lo stesso sesso ma anche per chi promuove l’omosessualità direttamente o indirettamente. L’obiettivo è colpire le associazioni LGTB, i media nazionali, i giornalisti stranieri, e qualunque turista gay che si reca in Tanzania in cerca di incontri. Si parla di 20 anni di reclusione per chi promuove il Gay Style, anche se il Parlamentare Wenje non ha ancora reso noto il testo della proposta.

L’attuale legge, valida per il territorio del Tanganika, prevede 20 anni di prigione solo per gli atti di omosessualità comprovati e l’ergastolo per gli omosessuali recidivi. Misure penali severe quanto quelle della nuova legge ugandese in vigore dal 2003, ma che non sono applicate ad associazioni, media e attivisti gay.

La proposta di Wenje intenderebbe anche eliminare il “trattamento di favore” alle lesbiche, previsto dalla legge anti gay valida per il territorio di Zanzibar, che prevede solo 5 anni di reclusione ed esclude l’ergastolo.

Un altro obiettivo di Wenje è di unificare le due leggi esistenti facendo notare che quella dello Stato di Zanzibar prevede provvedimenti inferiori a quella in vigore nel Tanganika. La legge, varata dal Parlamento della Repubblica dello Zanzibar nel 2004 non prevede in nessun caso l’ergastolo, 14 anni per i gay e 5 per le lesbiche. Una legge relativamente mite considerando che il Parlamento dello Zanzibar è controllato da partiti islamici, rispetto a quella del Parlamento del Tanganika a maggioranza sotto influenza delle Chiese Protestanti e Cattoliche.

La Tanzania è un’Unione Federale creata nel 1964  tra l’ex colonia tedesca Tanganika e il sultanato di Zanzibar protettorato britannico.

«Nonostante la legge in vigore la piaga dell’omosessualità dilaga nel Paese distruggendo i valori tradizionali africani. Bar, discoteche, ristoranti sono invasi da prostituti gay in cerca del bianco. Vi sono tentativi di creare associazioni in difesa dell’omosessualità, finanziate dalla lobby gay internazionale. Sono anche sorti club privati con l’obiettivo  di promuovere l’omosessualità tra i nostri giovani come un stile di vita. Se non combattiamo questo fenomeno la Tanzania diverrà la prima Repubblica Gay in Africa. La lobby gay internazionale ha già tentato di invadere il nostro paese nel 2003, non dimentichiamocelo!», dichiara ai media nazionali il Parlamentare tanzaniano.

Wenje si riferisce all’iniziativa di una associazione gay americana attuata nel marzo 2003 che organizzò un safari in Tanzania per 100 gay statunitensi, provocando una ondata di proteste della comunità mussulmana che rischiarono di compromettere la sicurezza nazionale. Il leader della protesta, il Mullah Sheikh Musa Kaleo etichettò l’omosessualità come una malattia infettiva occidentale e il safari organizzato dall’associazione americana come una vera e propria invasione. Invocò il Corano invitando i fedeli ad abbattere gli invasori omosessuali.

L’Associazione americana annullò l’iniziativa che fu criticata da alcune associazioni gay africane come un grave errore e una provocazione inopportuna.

La minaccia di invasione gay creò il terreno fertile per modificare nel aprile 2004 la legge sulla sodomia inserita nel 1934 dall’amministrazione coloniale Britannica  nel Codice Penale di Zanzibar. Il principale fautore della nuova legge fu  Adam Mwakanjuki all’epoca Ministro degli Affari Costituzionale della Repubblica dello Zanzibar.

Come nel caso della legge anti gay in Uganda, anche quella tanzaniana è strettamente legata al difficile e delicato contesto politico del paese e potrebbe servire come specchietto per le allodole per distogliere l’attenzione pubblica nazionale ed internazionale sul rischio di secessione dello Zanzibar.

Un rischio reale che il Presidente Jakaya Kikwete tenta di evitare grazie alla nuova Costituzione dell’Unione la cui preparazione del testo fu da lui ordinata nel dicembre 2010.

Il testo, attualmente in fase di stesura finale, ha acceso un forte dibattito per la configurazione politica dell’Unione. Il Giudice Joseph Warioba, Presidente della Commissione per la Revisione Costituzionale, appoggiato dal Parlamento dello Zanzibar ha proposto un sistema tri governativo che prevede la piena autonomia dei Governi della Tanganika e Zanzibar e la creazione di un Governo della Tanzania a cui i due Paesi scelgono di aderire volontariamente con diritto di secessione. Al governo federale della Tanzania spetterebbero solo le funzioni di difesa nazionale e politica estera.

Il Presidente Kikwete, appoggiato dal Parlamento del Tanganika, intende invece imporre il sistema bi governativo dove il governo federale della Tanzania è formato dalle due entità semi autonome del Tanganika e Zanzibar. Il governo federale in questo caso avrebbe potere legislativo sui due paesi confederati.

Oltre a questa grave crisi costituzionale la Tanzania soffre di una profonda crisi politica originata dall’aumento della corruzione e dai continui aumenti salariali approvati per i Parlamentari e i Ministri, tra i più alti nella regione, e dal mancato investimento sociale dei profitti provenienti dalle attività minerarie e petrolifere.

Le minoranze sessuali in Tanzania dal 2011 sono vittime di una ingiustificata e gratuita brutalità attuata dalla polizia che comporta gravi abusi dei diritti umani. In questi ultimi tre anni sono in aumento episodi di tortura e stupri collettivi dei gay e lesbiche arrestati arbitrariamente così come i casi di estorsione di importanti somme di denaro attuati dagli agenti di polizia. Nella maggioranza dei casi la vittima gay accetta di pagare l’estorsione per non venir arrestato.

Il caso più eclatante avvenne nel dicembre 2011 quando un cittadino tanzaniano, Saidi W., fu arrestato in un bar dalla polizia. Saidi fu costretto, sotto minaccia di morte, a chiamare i suoi amici, anch’essi gay, permettendo un arresto collettivo di 12 persone.

I sospettati furono tenuti in detenzione per 20 giorni senza alcun capo d’accusa e  vittime di stupri collettivi. Otto di essi contrassero il HIV/AIDS.

«Il Governo Tanzaniano teoricamente si è impegnato  nella lotta contro la stigmatizzazione e della repressione delle minoranze sessuali. In pratica una vasta gamma di abusi e violazioni dei diritti civili e umani viene quotidianamente perpetuata dalla forze di sicurezza che agiscono in un clima generale di impunità», spiega Neela Ghoshal, ricercatrice per i Diritti LGBT presso l’associazione americana Human Rights Watch.

Dal 2012 sono sorti gruppi di vigilantes della moralità che attaccano gay e lesbiche. Le attività di questi gruppi hanno già causato 4 linciaggi con esiti mortali per le vittime. Uno di queste è stato il famoso attivista gay tanzaniano Maurice Mjomba brutalmente assassinato nel agosto 2012.  

Alle minoranze sessuali viene anche negato l’accesso alla prevenzione e alle cura HIV/AIDS.

L’ondata omofobica in Tanzania è chiaramente stata creata da politici senza scrupolo che si appellano a valori culturali che nella realtà non esistono.

Nella cultura di molte etnie tanzaniane l’omosessualità non viene considerata una deviazione e malattia occidentale. Secondo testimonianze storiche pre coloniali molte di queste tribù bantu accettavano il ruolo del msenge, un giovane celibe che mariti troppo vecchi o impotenti affidavano il ruolo di “stallone” per soddisfare le voglie sessuali delle loro mogli evitando rapporti extra coniugali. Il msenge aveva anche il compito di soddisfare gli appetiti sessuali dei giovani eterosessuali che non avevano ancora protratto matrimonio o fidanzamento.

In molte tribù bantu della Tanzania le lesbiche, definite msagaji, sono ben accettate nella società. I loro rapporti (sagana – macinare insieme) sono considerati normali effusioni tra amiche e possono essere praticati da adolescenti, moglie e vedove a condizione che assicurino l’adeguata privacy senza ostentare il loro amore in pubblico.

Nelle località del Paese a predominanza mussulmana, come Zanzibar, si nota una minor omofobia rispetto a quelle a predominanza protestante e cattolica come dimostra la legge anti gay del Parlamento di Zanzibar che prevede pene nettamente inferiori a quelle previste dalla legge approvata dal Parlamento del Tanganika.

Il Chama cha Democrasia na Maendeleo, storico partito conservatore, ha come obiettivo la sconfitta elettorale del partito al potere Chama cha Mapinduzi ed ha fatto della lotta contro la corruzione la sua principale proposta politica. Dalla sua nascita, nel 1995 il partito si è imposto sulla scena politica nazionale arrivando al 27,1% dei voti nelle elezioni generali del 2010 acquisendo 48 seggi al Parlamento e controllando 7 distretti nel Paese. In previsione delle elezioni presidenziali previste per il 2015 sembra proprio che la campagna omofobica  sia destinata a divenire il secondo leitmotiv del partito.

Secondo un’analisi del giornalista Emmanuel Muga la possibilità che la proposta di legge del Parlamentare Wenje trovi il consenso Parlamentare è molto probabile.

Vari leader politici sia del partito al potere che dell’opposizione dal gennaio 2014 hanno fatto delle dichiarazioni pubbliche altamente omofobiche mentre il Primo Ministro Mizengo Pinda ha definito i gay peggiori dei ratti.

Il Presidente del Comitato Parlamentare degli Affari Esteri: Edward Lowassa ha recentemente dichiarato che l’omosessualità è incompatibile con i valori religiosi e culturali della Tanzania, invitando i colleghi parlamentari a non aver timore di eventuali ripercussioni negative qualora la nuova legge anti gay fosse approvata in quanto è prioritaria la difesa dell’indipendenza e della dignità nazionale rispetto alle relazioni con l’Occidente, citando come esempio da seguire quello ugandese.

 

 

 

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