sabato, Ottobre 16

‘Arrestate le mie’ Elena B.B., la donna che per prima scoprì il seno - Capitolo 1

0

Sogliono, gli uomini, correr dietro agli accadimenti più recenti, e far dimenticanza di quanto di grande, ed a volte eroico, avvenuto. E che oggi li costituisce“.  Queste parole mi balzarono letteralmente addosso aprendo un vecchio baule. Non sapevo come fosse finito lì, e neppure, in realtà, se fosse realmente cosa della mia famiglia. Magari un disguido in un trasloco, magari un deposito temporaneo divenuto definitivo, magari… Va a capire. Un manoscritto, dunque, ma anche tante altre carte inerenti, coperte chissà perché da una raccolta del quotidiano sportivo ‘Lo Stadio’. Lettere, documenti, appunti, altri manoscritti e poi dattiloscritti, ritagli di giornale, testimonianze…

Erano di una tale attrattiva che non mi posi ulteriormente il problema della loro provenienza. Semplicemente vi precipitai dentro, ammaliato. Lo stile prevalente di quel raccontare era insolito, desueto sin per gli anni in cui era via via stato scritto. La vicenda mi era vagamente nota, come un po’ a tutti, costituendo parte della nostra memoria ed immaginario collettivo, ma mentre avanzavo e l’approfondivo si rivelava progressivamente sempre più profonda ed affascinante. Divertente, picaresca ed istruttiva al tempo stesso. E, me ne resi subito conto, fondamentale per la nostra storia e per quel che oggi siamo, benché in parte negletta. Varcata la porta di quel mondo cominciai così un viaggio straordinario che dura tutt’oggi, seguendone e sviluppandone tracce e cammini. Utilizzando quelle carte, ma non solo, ho ricostruito le vicende, ricorrendo pure ai resoconti dei protagonisti che sono riuscito a rintracciare, spesso sconosciuti o dimenticati. Ché anche molti di loro hanno lasciato diari, memorie, lettere, testi precisi e dettagliati, cui con filologica acrìbia faccio puntuale ricorso per questa narrazione, al tempo stesso racconto di formazione, informazione e redenzione.

Ho vissuto e vivo così, quasi compartecipe, questa avventura sbocciata agli inizi del secolo scorso, e che attraversandolo arriva all’ieri ed all’oggi, proiettandosi nel domani. E con me a navigare questo pelago chi, desideroso d’ascoltare, di Elena vorrà seguire la storia lieta, imprevedibile e bella.

 

***

 

“Arrestate piuttosto le mie” disse con imperturbabile voce vellutata Elena Bardotti, fresca sposa ventiseienne di Arduino Bugli, Conte di San Giorgio, stracciando con un sol gesto il corpetto e liberando le mammelle che aveva grandi quanto basta e sode quanto serve.

Filiberto Calfàro, Sovrintendente di Polizia, piemontese dalle origini calabresi assegnato al comando sulle spiagge di Cervia, era piombato come un falco assieme ai suoi uomini sulla giovane governante di Elena, Maria Merli. Che in un momento di pausa, e ricevutone il permesso dalla Contessa, aveva sgusciato un seno (peraltro il sinistro), allattando il proprio figlioletto di undici mesi. Alla vista il solerte funzionario da rapace si era trasformato in gallina, strillando irriferibili improperi all’indirizzo della terrorizzata ragazzetta che provvedeva come poteva a proteggere il capo del pargolo dalle possibili violenze. Piangeva a dirotto nonostante gli altri agenti, pietosi, cercassero di rassicurarla, ma il Calfàro, quasi più aizzato che mosso a pietà da quel pianto, urlava che gliela avrebbe fatta pagare, che l’avrebbero arrestata e le sarebbe stato tolto il fanciullo, fino a che ormai in preda ad incontenibile parossismo gridò “E arresto pure quelle”, rivolto alle ghiandole mammarie della terrorizzata madre, oltretutto mai esibite come assicurano unanimi testimoni e cronache d’epoca.

Fu a questo punto che Elena (Enza all’anagrafe) Bardotti Bugli, richiamata dal clamore, uscì dalle acque in cui, coperta da un casto costume marino come si usava all’epoca, stava prendendo il bagno. Sfolgorante quasi appena scesa dalla conchiglia, grondante, fronteggiò il poliziotto che come un disco rotto continuava a ripetere “Arresto pure quelle, arresto pure quelle…”. E così Elena, liberate le proprie mammelle con un solo imperioso e armonioso gesto, profferì la frase poi divenuta proverbiale: “Arrestate piuttosto le mie”. Inalberata come un vessillo dalle antesignane della liberazione femminile, e quindi di tutti, orgogliosamente sulla bocca delle prime donne laureate, via via trasmessa da una all’altra sino ad essere utilizzata dalle combattenti partigiane ma anche da qualche loro avversaria, arrivata passando attraverso le militanti dei movimenti di liberazione delle donne alle ragazze di oggi, giovani e meno giovani, che davanti ad una patente ingiustizia ripetono orgogliose “Arrestate piuttosto le mie”. Spesso senza neppure conoscere l’origine del motto. Chi avrebbe mai supposto che proprio l’austera e timorata Elena in quel fatidico dieci luglio millenovecentododici, un mercoledì, con quel gesto di umana e compassionevole solidarietà aveva avviato una memorabile rivoluzione dei costumi, e non solo.

Intanto sulla spiaggia romagnola lo psicodramma proseguiva.

1. Continua

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->