domenica, Maggio 16

Armi: Australia e USA a confronto

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SydneyNon accenna a diminuire l’aspro dibattito riguardante la diffusione delle armi da fuoco negli Stati Uniti, un Paese messo sempre più spesso in ginocchio dalla follia omicida, dai tanti suicidi e dai molti incidenti legati all’estrema facilità con cui si può entrare in possesso di un’arma da fuoco. Circa tre settimane fa, dopo l’ennesima strage in una scuola dell’Oregon, il Presidente Barack Obama ha tenuto un discorso duro, dai toni carichi di frustrazione: «Non siamo l’unico Paese al mondo con persone che hanno disturbi mentali e che vogliono fare del male al prossimo. Ma siamo l’unico Paese sviluppato al mondo che sopporta questo tipo di sparatorie di massa ogni mese. Sappiamo che ci sono altri Paesi che, dopo uno solo di questi eventi, hanno promosso leggi che hanno praticamente eliminato del tutto le uccisioni causate da sparatorie. Paesi amici, Paesi alleati, come Regno Unito e Australia, Paesi come il nostro. Sappiamo, quindi, che è possibile evitare situazioni come queste. Prego e spero che non dovrò più affrontare, come Presidente, eventi analoghi a questo, spero di non dover più presentare le mie condoglianze ad altre famiglie. Ma, basandomi sulla mia esperienza come Presidente, non lo posso garantire».

Chiaro, dunque, il riferimento ad Australia e Regno Unito, nazioni che in passato hanno affrontato problemi simili, per poi risolverli in parte o del tutto. Ma in che condizioni versano realmente gli Stati Uniti? Secondo i dati del Gun Violence Archive (GVA – Archivio sulla violenza da armi da fuoco, organismo senza scopo di lucro basato a Washington), male e in continuo peggioramento. Solo nel 2015, con dati validi fino al 24 Ottobre, sono stati 42.615 gli incidenti che hanno coinvolto armi da fuoco nel Paese, 10.737 i morti e 21.838 i feriti.

Cifre che risulterebbero sproporzionate in qualsiasi guerra moderna combattuta dagli USA, ma che, studiando i dati, presentano valori ancora più scioccanti. Sono stati infatti 579 i bambini uccisi o feriti nello stesso periodo (età compresa tra 0 e 11 anni), mentre 2.140 erano gli adolescenti (tra i 12 ed i 17 anni), 3.581 i poliziotti coinvolti, 1.817 le effrazioni con conseguente sparatoria, ben 1.526 le sparatorie accidentali e solamente 970 quelle per la difesa personale. Tutto ciò solo nei primi 10 mesi del 2015.

Quale la situazione, invece, in Australia? Il quadro che si presenta è molto diverso, non solo dal punto di vista numerico, ma anche dalla prospettiva del crimine percepito, della grande distanza che gli Australiani sentono tra la propria società e quella USA. Michael Pascoe, in un editoriale per il Sydney Morning Herald ora divenuto famoso, ha titolato “Il Presidente Obama si sbaglia: l’Australia non è come gli Stati Uniti”. Per usare le parole dello stesso Pascoe: «Il presidente Obama ha commesso un errore: l’Australia non è come gli Stati Uniti. Abbiamo deciso di non esserlo. Abbiamo deciso di crescere e di essere una società più responsabile, più razionale, che tiene conto per davvero del valore della vita umana e che preferisce pensare al meglio che c’è in ognuno di noi, anziché al peggio. Gli Stati Uniti sono una società troppo immatura per poter giocare con le pistole. Non hanno mai davvero abbandonato la mitologia del Far West. Gli Americani usano ancora i propri tribunali per uccidere le persone, e questo manda un messaggio piuttosto chiaro. E’ un Paese che tiene in maggiore considerazione la proprietà privata che la vita umana. Al contrario degli Stati Uniti, noi abbiamo collettivamente deciso di avere una rete sociale sicura, l’idea di avere salari accettabili e di rendere disponibile gratuitamente un buon livello di educazione per tutti. […] Diversamente dall’Australia, gli USA sono in guerra con loro stessi, così divisi come sono a livello razziale, religioso, politico e sociale».

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