domenica, Giugno 20

Armi all’Africa: la nuova strategia UE contro l’immigrazione La nuova proposta di legge orientata a creare nuove opportunità per l’industria bellica europea

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Kampala – L’Europa si sta confrontando con la gestione dei flussi migratori, definita dai media europei ‘Emergenza Migrazione’. Dal 2015 un acceso dibattito si è aperto all’interno della Unione Europea per identificare il miglior approccio al problema. Di fatto l’Europa è divisa in due. Da una parte i Paesi con una politica migratoria fondata sull’accoglienza. Dall’altra i Paesi che erigono muri per difendere le proprie frontiere. Durante un anno di riflessione si è giunta alla comune conclusione che i flussi migratori (sopratutto quelli gestiti dalle varie mafie internazionali) sono la diretta causa dei conflitti in Africa e Medio Oriente. A questo proposito lo scorso 28 giugno la Commissione Europea ha discusso la possibilità di dirottare parti consistenti del budget destinato allo sviluppo dei cosiddetti ‘Paesi poveri’ al rinforzamento delle capacità militari dei governi africani per metterli in condizione di poter contrastare guerre civili e il dilagare del terrorismo di origine salafita originato e supportato dalle Monarchie della Penisola Arabica. Il sostegno prevede la vendita di armi e supporto tecnico affidato a consiglieri militari NATO.

L’idea di fondo di questa proposta di legge è che per prevenire le crisi africane o in altre regioni del pianeta e diminuire la pressione migratoria verso l’Europa, occorre rinforzare le capacità militari dei Paesi individuati come punti di partenza dei flussi migratori. Al momento non è possibile attuare questa proposta, dirottando parte dei fondi destinati allo sviluppo verso la cooperazione militare. Occorre una procedura speciale in quanto la Costituzione Europea non permette questo genere di transazioni del budget annuale. La proposta di legge ha acceso un forte dibattito a Bruxelles. Numerose le voci di dissenso. «Non penso che i fondi destinati allo sviluppo debbano essere utilizzati per l’acquisto di armi destinati ai Paesi beneficiari degli aiuti umanitari e collegati ai fenomeni migratori. Temo che meglio armare gli eserciti africani non possa contribuire alla diminuzione dei conflitti e dei flussi migratori ad essi collegati. Servirà solo ad avvantaggiare l’industria bellica europea e i regimi dittatoriali africani. Dobbiamo comprendere al contrario le cause di questi conflitti e risolverli. L’Unione Europea deve risolvere il problema migratorio con approcci diversi. Vendere della armi non ha mai portato alla pace», afferma Sabine Losing  deputata tedesca durante un’intervista concessa alla radio Deutsche Welle.

Le forti resistenze alla proposta di legge, che verrà discussa nei prossimi mesi dai Stati membri della Unione Europea, vengono controbilanciate dalle pressioni dei Governi ‘forti’ della UE. Per ridurre la problematica dei flussi migratori ad un problema puramente militare: Francia e Germania. Ritornando da una visita ufficiale in Mali, il Ministro tedesco della Difesa Ursula Von der Leyen ha deplorato lo scarso equipaggiamento militare dell’esercito maliano affermando che in queste condizioni non potranno mai affrontare con efficacia la minaccia terroristica internazionale e vincerla. L’intervento della Der Leyen sui media tedeschi al ritorno dal Mali era teso a far comprendere che la formazione militare garantita dalla Germania al Mali non è sufficiente. Occorre che l’industria bellica tedesca venda armi al governo maliano e altri governi africani in condizioni simili.

La proposta di legge sembra veramente orientata a creare nuove opportunità per l’industria bellica europea, prendendo come scusa la lotta contro l’immigrazione clandestina. Il presupposto che una maggior cooperazione militare con i Paesi poveri più afflitti dall’immigrazione verso l’Europa, è palesemente inventato. Il ruolo fino ad ora svolto dalle industrie belliche europee nei conflitti Africani e Medio Orientali ha aggravato la situazione aumentando i flussi di rifugiati. Basta pensare alle armi tedesche e italiane vendute alla Monarchia Saudita e utilizzate contro i civili nella guerra dello Yemen dove il governo di Riad ha commesso veri e propri crimini contro l’umanità. In vari casi l’industria bellica europea alimenta i conflitti. Basta prendere ad esempio la vendita di armi francesi ai terroristi nigeriani di Boko Haram o ai terroristi ruandesi delle FDLR. Se il concetto di risoluzione delle crisi africane per diminuire la pressione migratoria è di per se giusto, le azioni della Unione Europea orientate sul tema sembrano del tutto inadeguate. L’esempio classico è il Burundi, dove un governo genocidario con forti divisioni interne e soggiogato da una organizzazione terroristica (FDLR) autrice del genocidio ruandese nel 1994, rimane al potere anche grazie alle politiche contraddittorie europee incapaci di isolare il regime dittatoriale e riportare la democrazia nel piccolo paese africano.

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