domenica, Ottobre 24

Armenia – Azerbaigian: timori di un conflitto Già 30 persone uccise durante una settimana di schermaglie. Al centro della contesa ancora il Nagorno-Karabakh

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 Nagorno-Karabakh-soldati-armeni


Mosca
– Mentre l’attenzione del mondo si concentra sul conflitto nell’Ucraina orientale, un’altra guerra potrebbe essere prossima a esplodere sul lato sud dell’Europa;  qui l’Armenia e l’Azerbaigian sono state recentemente impegnate in terribili scontri, nell’arco degli ultimi 20 anni.

Se la situazione dovesse andare in escalation, potrebbe avere conseguenze a lungo termine per la sicurezza energetica dell’Europa, dato che l’Azerbaigian, che si trova sul Mar Caspio, è sia un importante produttore di energia che transito di un corridoio per inviare idrocarburi dalla regione ai mercati occidentali bypassando la Russia.

Le forze armene hanno mantenuto il controllo sul territorio conteso del Nagorno-Karabakh -e su aree adiacenti dell’Azerbaigian-  a partire dal cessate il fuoco che, nel 1994, ha messo fine a sei anni di guerra.

Il conflitto tra gli armeni, che sono cristiani ortodossi, e gli azeri, per lo più musulmani, in gran parte turcofoni, è profondamente radicato nella storia. Il dittatore sovietico Josef Stalin ha creato l’attuale Azerbaigian in una parte del territorio popolata di armeni, e le tensioni sono storicamente esplose nel 1988, in mezzo alle turbolenze politiche che sono divampate negli ultimi anni dell’Unione Sovietica.
Il conflitto uccise circa 30.000 persone, facendo fuggire circa 1 milione di azeri dalle loro case e traumatizzando malamente la psiche della Nazione.

Mentre la ricchezza petrolifera dell’Azerbaigian cresceva, il Paese si è progressivamente costruito una forza militare ed i suoi leader hanno pronunciato dichiarazioni sempre più bellicose e ben accolte all’opinione pubblica.
Il Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha detto ripetutamente che la Nazione sul Mar Caspio ha il diritto di usare tutte le opzioni disponibili per ripristinare il proprio controllo sul Nagorno-Karabakh e sugli altri territori ‘requisiti’ dall’Armenia.
Ma nonostante questa retorica, molto enfatica, la situazione lungo il confine che separa le forze azere da quelle armene è rimasta relativamente stabile fino a poco tempo fa, interrotta solo da scontri sporadici.

La calma si è bruscamente interrotta la scorsa settimana, quando le forze armene e azere hanno iniziato a spararsi addosso con una ferocia che non si vedeva dai tempi della guerra.

Le parti hanno rilasciato rivendicazioni contrastanti sul numero delle vittime, ma sembra chiaro che almeno 30 persone siano state uccise durante una settimana di schermaglie.
Questo metterebbe alla pari il numero di morti di una settimana di battaglie con il numero annuo di persone che sono state uccise nelle scaramucce che si sono verificate in ciascuno degli ultimi anni, e questo evidenzia un’escalation nelle tensioni.

Resta poco chiaro che cosa abbia innescato l’ultimo giro delle ostilità, dato che le parti in conflitto si accusano a vicenda.
Sono circolate speculazioni sull’ipotesi che alcuni, in Armenia,  abbiano considerato l’annessione della penisola ucraina della Crimea, sul Mar Nero, da parte della Russia come un incoraggiamento a prendere il Nagorno-Karabakh. L’Armenia mantiene stretti legami con questo territorio, ma finora ha sempre evitato di riconoscerli o di agire concretamente per incorporare l’enclave.
I leader dell’Azerbaigian, a loro volta, hanno affrontato le crescenti pressioni dell’opinione pubblica che li induceva ad agire risolutamente per riportare il Nagorno-Karabakh nei confini nazionali.

L’esplosione delle ostilità ha aumentato anche la pressione sui mediatori internazionali. Russia, Stati Uniti e Francia hanno cercato per molti anni di mediare una soluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh con la mediazione del cosiddetto ‘Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ma finora i loro tentativi sono falliti.

A differenza del conflitto ucraino, scatenato da rivalità tra la Russia e l’Occidente, la Russia e gli Stati Uniti finora hanno cercato di evitare di prendere le parti nel conflitto del Nagorno-Karabakh perché hanno importanti interessi in ciascuna delle Nazioni in guerra.
Mentre la Russia è uno sponsor chiave dell’Armenia, nonché sua alleata -mantenendo anche una base militare nel territorio- cerca anche di mantenere stretti legami economici con l’Azerbaigian.
L’Armenia si è avvicinata ancora di più entro l’orbita della Russia, di recente, promettendo di aderire all’Unione Eurasiatica, blocco economico di diverse Nazioni ex-sovietiche che è uno dei progetto prioritari del Presidente Vladimir Putin.
L’Armenia è membro della Collective Security Treaty Organization, controllata dalla Russia, che a sua volta è un patto di sicurezza che vincola i suoi membri ad aiutarsi a vicenda in caso di aggressione.
L’adesione avrebbe incoraggiato alcuni, in Armenia, a pensare che la Russia sarebbe intervenuta in loro soccorso se fosse scoppiata una guerra con l’Azerbaigian. Resta, però, improbabile che la Russia possa intervenire.
Oltre a rifornire l’Armenia di armi, Mosca ha anche venduto armi all’Azerbaigian, cercando di coltivare i reciproci legami politici ed economici.

L’Azerbaigian è un elemento chiave degli sforzi occidentali volti a diversificare le forniture energetiche europee per poi ridurre la dipendenza del Vecchio Continente dal petrolio e dal gas russo. Un oleodotto-chiave trasporta il petrolio dal Caspio azero in Turchia, per poi raggiungere l’Occidente, e si pensa a possibili condutture verso il Caspio e l’Asia centrale per importare olio e gas, ovviamente passanti per l’Azerbaigian.

La Russia potrebbe apprezzare l’idea di un Azerbaigian vista come punto di passaggio, attualmente in condizioni di instabilità, ma Mosca finora ha cercato di porgersi come mediatore neutrale nel conflitto del Nagorno-Karabakh, evitando di prendere posizione.

Putin, questa settimana, è stato invitato sia dal Presidente azero Ilham Aliyev   che dal Presidente armeno Serge Sarkisian a Sochi, in un resort, nel tentativo apparente di mediare per il rientro dell’escalation.

Allo stesso modo, gli Stati Uniti vogliono coltivare stretti legami economici e politici con l’Azerbaigian, che, per posizione e ricchezza di energia, si può considerare un elemento chiave negli sforzi occidentali volti a ridurre la dipendenza dell’Europa dalle esportazioni energetiche russe. Allo stesso tempo, una potente lobby armena statunitense potrebbe certamente bloccare qualsiasi supporto esplicito all’Azerbaigian, in caso di conflitto.

L’Armenia, indebolita dal blocco imposto dalla Turchia, alleata dell’Azerbaijan, non è una sfida economica per l’Azerbaigian, che si è lungamente crogiolato nelle sue ricchezze petrolifere.
Negli ultimi anni, il Governo armeno ha testato le possibilità di un compromesso che -si dice- avrebbe dovuto prevedere la riconsegna all’ Azerbaigian di alcune zone controllate dagli armeni e, infine, la realizzazione di un referendum nel Nagorno-Karabakh, ma i colloqui si trovano in fase di stallo.

L’Azerbaijan potrebbe essere interessato a incoraggiare le tensioni, ora che l’interesse del mondo circa il conflitto si è ravvivato, nella speranza di incoraggiare colloqui più sostanziali.

Nei giorni scorsi i combattimenti lungo la linea di controllo sono diminuiti, e si spera che ciò possa significare che le parti hanno preso coscienza del pericolo di una nuova guerra, optando per la de-escalation.
Anche se l’Azerbaigian può permettersi di spendere miliardi di dollari in armi, molti esperti concordano sul fatto che l’Esercito armeno sopravanzi tuttora le forze armate azere, quanto ad abilità e capacità di combattimento.
I soldati armeni hanno dimostrato il loro valore nella guerra del Nagorno-Karabakh, quando hanno sconfitto le forze azere, nonostante la loro superiorità numerica  e il forte vantaggio in potenza di fuoco.

Traduzione di Valeria Noli  @valeria_noli

 

 

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