martedì, novembre 20

Argentina: crisi sì, ma non siamo al 2001 Come e perché l’Argentina è nuovamente in crisi. Ne parliamo con la professoressa Antonella Mori dell’Università Bocconi

0

L’Argentina è nuovamente nel pieno di una forte crisi economico-finanziaria. Nei giorni scorsi, il Governo ha annunciato le misure di austerità nel tentativo di arginare la crisi valutaria. Il Presidente, Mauricio Macri, ha deciso di richiedere un programma più flessibile al Fondo Monetario Internazionale rispetto a quello concordato a giugno, che consentirebbe di anticipare al 2019 il finanziamento previsto per il biennio 2020-2021.

La crisi finanziaria è iniziata con la prepotente svalutazione, all’inizio di quest’anno, della moneta argentina, il peso. La valuta argentina ha perso circa la metà del suo valore quest’anno rispetto al dollaro USA, facendo aumentare di molto l’inflazione, che ha superato la soglia del 30%. Solo ad agosto, il peso argentino ha perso circa il 38% del suo valore. Ad oggi, il cambio per un dollaro è di 39 pesos.

Da qui la preoccupazione di molti investitori stranieri che il Paese non riesca più a ripagare i suoi debiti. Se si pensa che quasi il 70% del debito argentino è in valuta estera  -il confronto è abissale rispetto al debito in moneta straniera  del Brasile, che è del 5%, e quello del Cile, del 18% – il timore di chi investe è ben fondato.

La Banca Centrale Argentina non è rimasta con le mani in mano e sul suo sito si legge che ha deciso di aumentare i tassi di interesse al 60%.

Per fermare la svalutazione, il Presidente Macri, a maggio, ha dovuto chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale, il quale, a giugno, si era mostrato disponibile con l’Argentina e ha concesso un prestito di 50 miliardi di dollari da erogare nel triennio 2019-2021, di cui, però, 15 miliardi subito.

Il Paese –il cui tasso di disoccupazione al 21 giugno è del 9.1%, 1,9 punti in più rispetto a quello registrato tre mesi prima- non è rimasto in silenzio e i cittadini iniziano a dare segni di nervosismo con manifestazioni contenute e qualche sciopero.

La svalutazione della moneta, però, si assomma a due fattori socio-economici importanti che hanno contribuito ad esacerbare la crisi. Da una parte l’Argentina, quest’anno, è stata colpita dalla più grave siccità degli ultimi 50 anni che, inevitabilmente, ha danneggiato i raccolti di soia e mais che rappresentano le principali esportazioni del Paese. Dall’altra, l’aumento del prezzo del petrolio ha fatto sì, unitamente alla svalutazione del peso, che aumentasse il costo della bolletta di gas e luce.

Date, dunque, le crescenti tensioni e la svalutazione, praticamente quotidiana, della moneta argentina, il Governo si è trovato costretto a rinegoziare l’accordo siglato col FMI, a cui chiede di anticipare il prestito.

In un discorso televisivo del  30 agosto scorso, il Presidente Macri ha detto che l’Argentina non potrà continuare a spendere più di quanto guadagna.

Questo, ovviamente, va in antitesi con le politiche attuate proprio dall’Amministrazione Macri, i cui punti cruciali erano una serie di riforme che puntavano alla liberalizzazione del commercio estero,  in controtendenza con le politiche protezionistiche dell’ex Presidente Cristina Kirchner.

Lo stesso Nicolas Dujovne, Ministro dell’Economia, poco prima di partire per Washington per tornare a trattare col FMI, ha dichiarato, durante il programma ‘Odyssey Argentina’, «avevamo obiettivi molto ambiziosi, ma il Paese non era pronto».

Sono stati, dunque, annunciati dei provvedimenti per ridurre il carico fiscale e provare ad uscire dalla crisi. Tra i più importanti vi è un sostanzioso taglio alla spesa pubblica, che vedrà l’abolizione di circa metà dei Ministeri – ancora si deve decidere quali- e l’aumento delle tasse sulle esportazioni, soprattutto di soia e dei suoi derivati. Pertanto, la ritenuta sul fagiolo di soia passerà dall’attuale 25,5% al ​​28%.

La professoressa Antonella Mori, docente di Scenari Economici e di Economia presso l’Università Bocconi di Milano, ci ha aiutato a comprendere da dove deriva questa crisi e gli scenari futuri.

 

L’Argentina, dunque, è nuovamente sull’orlo del baratro finanziario dopo la il default del 2001. Quali, secondo lei, le cause che hanno portato all’attuale crisi economica?

Per fortuna non siamo in una situazione simile alla crisi del 2001. In questo caso abbiamo una coincidenza di due fattori. Uno, è il fatto che il Paese sta avendo, rispetto agli obiettivi che si era posto il Governo, un disavanzo di bilancio che è ancora alto e, rispetto agli obiettivi della Banca Centrale, il tasso di inflazione più alto di quello che era l’obiettivo. Gli investitori internazionali hanno perso un po’ la fiducia nel Governo, che  si era posto in tempi brevi di raggiungere determinati obiettivi. Tutto questo in un momento di congiuntura internazionale dove è mancata la fiducia in vari mercati emergenti, quindi non solo il caso dell’Argentina, ma della Turchia, dell’Indonesia e altri Paesi. Questo generale timore, che è anche legato al fatto che la politica monetaria degli Stati Uniti sta diventando più restrittiva, ha portato molti investitori a decidere di vendere attività in Argentina e vendere pesos argentini per uscire dal Paese.

Dopo il default, con l’Amministrazione Kirchner si era riusciti ad arrivare ad un relativo benessere. Cosa è successo dopo?

Dobbiamo però ricordare che il Paese è stato in default, nel senso che non ha ripagato il debito fino al 2016. Prima ha fatto due ristrutturazioni di debito, nel 2005 e nel 2010, poi è rimasta una quota di detentori di titoli argentini che non avevano aderito alle due offerte di scambio e sappiamo che questi fondi di investimento, che sono stati chiamati ‘fondi avvoltoi’, hanno fatto causa all’Argentina. Quindi, il punto è che per tutto il periodo dei Kirchner non è stato ripagato questo debito. Quindi, da una parte non hanno ripagato questo debito, e dall’altra – l’aspetto positivo essendo fuori dai mercati internazionali – non si sono indebitati, perché non potevano prendere a prestito. L’errore del Governo Macri è di aver fatto, non appena è stato possibile prendere a prestito e indebitarsi sui mercati internazionali, delle emissioni obbligazionarie molto molto  grandi.

Com’è cambiata la politica economica con Macri? Ha influito sullo scoppio della crisi?

La politica economica è cambiata totalmente. Già nei giorni successivi al suo insediamento ha liberalizzato il tasso di cambio che si è, quindi, immediatamente deprezzato, portandosi, alla fine del 2015, ad un livello di tasso di cambio uguale a quello sul mercato nero, perché prima c’era un cambio controllato.  Ha iniziato ad eliminare le tasse alle esportazioni, ha iniziato ad eliminare sussidi che venivano dati gradualmente al gas, all’elettricità dei cittadini argentini. Diciamo, quindi, che la politica è stata totalmente diversa. Macri ha deciso di procedere in modo graduale su alcuni temi ed in modo, secondo me troppo veloce, su altri. Quello che secondo me ha influito maggiormente – infatti le misure che ha annunciato ieri  fanno tornare un po’ indietro – è stato quello di ridurre molto velocemente le tasse sulle esportazioni. Sono, ovviamente, tasse distorsive, però erano anche un’importante entrata del bilancio, quindi, siccome un obiettivo fondamentale era quello di ridurre il disavanzo di bilancio, diminuire così velocemente il tasso sulle esportazioni non gli ha consentito di farlo. Quindi, adesso, quello che ha annunciato come misure di emergenza ieri, è stato, da una parte aumentare temporaneamente le tasse sulle esportazioni, per esempio di soia,  e poi ridurre la spesa, in particolare, quella sulla burocrazia, quindi a livello di ministeri per dare un segnale.

Cosa pensa, quindi, dei provvedimenti presi dal nuovo Governo per tentare di tamponare alla crisi?

Chiaramente sono provvedimenti che mirano a dare credibilità con l’obiettivo di portare il disavanzo primario in pareggio, quindi uguale a zero, già nel prossimo anno. Il disavanzo primario, ricordiamoci, è la differenza tra tutte le entrate fiscali e le uscite, al netto, però, del pagamento degli interessi. Il modo per renderlo più credibile è stato quello di dire aumenteremo da una parte le entrate, per esempio, aumentando le tasse alle esportazioni, e riduciamo le uscite con i tagli ai ministeri e questa spesa della burocrazia. Quindi è per rendere credibile questo obiettivo agli occhi di due interlocutori, in questo momento, molto importanti, che sono gli investitori internazionali e, soprattutto,  il Fondo Monetario Internazionale, che oggi si riunisce per decidere se anticipare il prestito di 50 miliardi di dollari, che era stato già confermato ed una parte già versata.

A proposito di questo, cosa pensa del prestito di 50 miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale? Quanto le politiche FMI  hanno favorito la crisi sociale?

In questo caso il FMI non c’entra con la crisi perché è tutto molto recente e l’accordo è di un mese fa. È stata una richiesta molto opportuna, secondo me, anche se siamo in Argentina dove basta citare il nome del Fondo Monetario e metà della popolazione si sente aggredita. Il FMI, come suo mandato ha quello di aiutare i Paesi che si trovano in difficoltà nel bilancio dei pagamenti, quindi non in un problema di solvibilità, cioè di default, perché a quel punto il FMI non dovrebbe intervenire. Essere andati dal FMI ad un anno dalle elezioni è molto meglio che esserci andati ad 3/4 mesi. Ciò vuol dire chiedere un prestito a delle condizioni non di mercato, dato che queste, in questo momento, sono per l’Argentina, molto penalizzanti.

La situazione attuale, dunque, secondo lei, è figlia delle politiche dei Kirchner (ricordiamo che Cristina è attualmente indagata per riciclaggio e assegnazione illecita di opere pubbliche) o degli errori, se ci sono stati – come ha ammesso anche il Ministro delle Finanze Dujovne, dell’Amministrazione Macri?

Quando il Presidente Macri è stato eletto ha trovato il Paese in una situazione veramente preoccupante, nel senso che il disavanzo di bilancio era all’8-9%, il tasso d’inflazione avevano smesso di misurarlo, ma comunque era molto elevato, il tasso di cambio era fisso e c’erano un sacco di distorsioni.  Quindi, senza dubbio, lui ha ereditato una situazione molto difficile, dopodiché la sua politica, se c’è stato un errore, è stato più nella tempistica, nel ridurre troppo gradualmente le uscite di bilancio e troppo velocemente, invece, la riduzione delle entrare. Poi, quando i mercati internazionali sono stati accessibili, si è indebitato troppo con debito in dollaro.  Ricordiamoci che un anno fa fece un’emissione di obbligazioni a 100 anni con tassi interessanti, ma alla fine vuol dire far crescere molto il debito estero, che poi si paga quando ci sono dei deprezzamenti, come quello che sta vivendo adesso.

Vede, ora, il pericolo di una destabilizzazione sociale nel Paese?

Certamente è un momento difficile perché poi è facile, in un Paese come l’Argentina, incolpare il FMI ed il Governo. Quindi sì, vedo un pericolo. Se la situazione non dovesse stabilizzarsi velocemente potrebbe anche peggiorare a livello socio-politico. Ancora il Presidente Macri ha dei livelli di approvazione abbastanza alti, ricordiamo che alcuni presidenti, quando ci fu la crisi del 2001, dovettero scappare in elicottero ed altri si dimisero dopo mezza giornata di presidenza perché c’erano gli argentini sotto il palazzo del Governo a manifestare. Diciamo che gli argentini sanno farsi sentire molto. Dipende anche cosa faranno i peronisti. La speranza è che almeno una parte di peronisti, veda la situazione così drammatica e appoggi queste decisioni del Governo Macri per tirar fuori il Paese da questo momento

Questa crisi può influire e come sulle elezioni del prossimo anno?

È ancora molto presto da dire. Cioè se la crisi dovesse andare avanti, senza dubbio Macri non sarebbe rieletto. L’altro aspetto che influenzerà le elezioni è cosa succederà a Cristina Kirchner, che al momento è stata indagata per corruzione. Quindi se lei non si potesse presentare, allora dipenderà dal candidato, perché il peronismo ha molte anime più o meno estremiste, e quindi un candidato peronista più moderato potrebbe fare una concorrenza molto forte a Macri. Anche ad un Macri che dovesse rimanere alto nei sondaggi. Invece una Kirchner è meno pericolosa. Però le elezioni sono molto lontane, un anno è tantissimo.

Quindi come giudica i provvedimenti presi dal Governo Macri? Possono essere appoggiati dai peronisti?

Inevitabili. Secondo me c’è questa possibilità, non da tutto il peronismo, ma da un’ala di peronismo che in questi due anni ha dialogato molto con Macri, il quale non aveva i numeri, soprattutto fino alle elezioni di midterm, per poter far approvare tutte le sue  misure. Quindi Macri ha sempre cercato un dialogo con la parte più centrista del peronismo e, quindi, credo che anche in questo momento possa trovare un appoggio, perché comunque ne va della stabilità del Paese, non solo dello stesso Macri.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore