mercoledì, Ottobre 27

Argentina: volano i droni e le polemiche Alcuni enti pubblici avrebbero in fabbricazione o starebbero importando droni, quasi di nascosto, e in assenza di una normativa in materia

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 droni

Buenos Aires – I velivoli senza pilota, o pilotati a distanza, meglio conosciuti come droni, sono sbarcati in Argentina recentemente, percontribuirealla lotta contro l’evasione fiscale e al mantenimento della sicurezzaIl Governo della Provincia di Buenos Aires, per esempio, li sta impiegando per individuare gli edifici che sono stati costruiti all’interno dei country club, e non sono mai stati segnalati dai proprietari, per evadere le tasse.

«Abbiamo scoperto un intero paese (completamente privato) con l’80 per cento delle case abusive»; lo ha annunciato, nello scorso febbraio, Ivan Budassi, direttore della sede provinciale dell’Agenzia Nazionale delle Entrate, mentre parlava ai giornalisti sorreggendo un drone tra le mani.

Le fonti ufficiali, a febbraio 2013, hanno riferito, che, un anno prima, la città di Tigre, nella periferia nord della Grande Buenos Aires (città metropolitana), aveva acquistato due velivoli dotati di telecamere di sorveglianza e GPS per «combattere il crimine e intervenire in casi di emergenza».

I droni sono approdati ufficialmente in Argentina lo scorso anno, ma il dibattito pubblico si è animato solo questo mese, quando è emerso che alcuni enti pubblici avrebbero in fabbricazione o starebbero importando droni, quasi di nascosto.

La preoccupazione principale è la mancanza di un quadro giuridico su un’attività per la quale, a oggi e a quanto sembra, non esiste persona, organismo o impresa che possa legalmente fare qualcosa con un drone.

Il sociologo Andrés Pérez Esquivel, membro della Rete Latinoamericana di Sorveglianza, Tecnologia e Società (Red Latinoamericana de Vigilancia, Tecnología y Sociedad), ci spiega che “il problema di questi velivoli è che, anche se galleggiano in un limbo della legalità, hanno potenzialità inusuali, che potrebbero mettere a repentaglio la difesa nazionale, la sicurezza aerea, l’ordine pubblico, la protezione dei dati, la privacy e la responsabilità civile“.

Al principio del mese di giugno, un gruppo di 40 docenti universitari argentini, ONG ed esperti, ha inviato una richiesta al Consejo de Defensa Suramericano (Consiglio di difesa sudamericano) – per essere esatti è una richiesta di consulenza, cooperazione e coordinamento in materia di difesa, nel quadro dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR)- affinché prenda questo tema in esame durante il prossimo incontro, nel mese di agosto, in Perù.

«Nel mondo i droni sono diventati uno strumento letale, utilizzato per azioni ‘extragiudiziali’, e questo ha un impatto sugli Stati dei Paesi che li utilizzano» si legge nel documento che è stato anche inviato al Ministro argentino della Difesa Agustín Rossi.
I firmatari sottolineano che i droni sono parte di una «industria militare redditizia e poco trasparente, che sfugge ai controlli di scala internazionale», e che punta a «massificare» le vendite.
Tutto questo porterebbe al fatto che i droni diventino un dispositivo «capace di erodere ulteriormente la sovranità delle Nazioni più deboli e marginali». Nel caso specifico dell’America Latina, il gruppo sostiene che “è probabile che nei paesi dell’area si diffonda l’uso di droni“, così come la loro produzione.

Finora, almeno 12 Paesi latino-americani, tra i quali l’Argentina, hanno sviluppato o acquisito tecnologie per la produzione e / o l’uso dei droni. In Messico si starebbero utilizzando i droni in funzione anti-droga e la Colombia li userebbe contro la guerriglia, secondo il quotidiano argentino ‘La Nación‘.

Uno dei firmatari della richiesta, Juan Gabriel Tokatlian, professore alla Universidad Di Tella, ci dice che “ci sono prove attendibili sul fatto che in Argentina si fabbricano o importano droni, ma non è chiaro per quale utilizzo. Pretendiamo maggiore trasparenza e l’apertura di un dibattito pubblico sul tema“.

Tokatlian ci ha spiegato che ci sono progetti sui droni in Colombia, Brasile, Venezuela e Argentina, anche se in tutto ciò “non si trova nulla di trasparente e regolato“, ha detto. Per questo motivo è stato chiesto che il Ministro della Difesa argentino, e i suoi pari di UNASUR, aprano il dibattito su un tema così complesso, e che adottino criteri di maggiore trasparenza.

Anche un altro fatto ha sollevato polemiche: la Polizia Metropolitana, le forze di sicurezza del Governo della Città di Buenos Aires, lavoravano segretamente alla progettazione di un drone. Una volta che il progetto è trapelato, fonti istituzionali hanno dovuto precisare che il dispositivo non funzionerà «finché non esisterà un regolamento in materia».

Riferendosi all’iniziativa del Governo di Buenos Aires, Pérez Esquivel ci dice che “è una forma di irresponsabilità totale iniziare a usare i droni senza aver prima fissato dei limiti. Potrebbero verificarsi più problemi che soluzioni e ci potrebbero essere abusi da parte delle forze di polizia, applicando i meccanismi di riconoscimento facciale o delle modifiche, a scopi repressivi.

I droni hanno ineguagliabili capacità di catturare immagini panoramiche durante le manifestazioni, e diversi profili di uno stesso volto, in una qualità quattro volte migliore del Full HD. Immagini che possono poi essere veicolate da sistemi di riconoscimento facciale e incrociate -da qualsiasi forza di Polizia- con la banca dati nazionale Sibios, che archivia i volti della nuova DNI (carta di identità, Documento Nacional de Identidad), per accedere ai dati personali sensibili, protetti dalla legge, come l’affiliazione politica, sindacale, religiosa ecc, come ha spiegato lo specialista.

Un gruppo di legislatori dello schieramento di opposizione della Città di Buenos Aires, in risposta all’iniziativa dell’Amministrazione di Mauricio Macri, hanno introdotto il primo disegno di legge per regolamentare l’uso di droni in Argentina. Pérez Esquivel ha partecipato alla elaborazione della proposta.
Nel testo del progetto si chiariscono i possibili impieghi dei droni nel territorio di Buenos Aires: il loro uso deve essere autorizzato da un giudice e deve essere limitato a voli per la cattura video, in appoggio al lavoro compiuto nelle aree che vivono situazioni di vera e propria emergenza, a causa di incidenti gravi che mettono in pericolo la sicurezza fisica delle persone e dei beni.
E, limitando l’uso dei dispositivi, si vieterebbero: a) l’uso di droni che trasportino armi o che possano causare danni a persone e oggetti di proprietà; b) l’esecuzione di voli sopra aree ad alta densità di popolazione.

La proposta dei legislatori ‘porteños’ (di Buenos Aires) si basa sull’ipotesi che non si potranno utilizzare i droni fino a che non ci sia una normativa che li regoli e, a partire da qui, che solo la Polizia li possa utilizzare, in caso di grandi incidenti o eventi come frane, alluvioni o incendi. Questo modello, come ha detto Pérez Esquivel, potrebbe servire da esempio per altre città argentine e latino-americane.

Se questa iniziativa di legge sarà approvata, almeno la città di Buenos Aires si metterà in linea con la decisione adottata dalla Commissione europea e da altri Paesi come la Spagna, Cile, Brasile e Stati Uniti.

Un recente vertice europeo ha programmato la progressiva integrazione dei droni nello spazio aereo civile solo a partire dal 2016. La Spagna ha annunciato che li vieterà fino a quando la normativa attualmente in discussione non sarà stata finalizzata. Anche il Brasile sta facendo la sua regolamentazione, per la fine del 2014, che sarà soggetta a consultazione pubblica. Lo stesso sta facendo il Cile. Gli Stati Uniti approveranno la loro nel 2015, e si stima che entro il 2020 nello spazio aereo USA, circoleranno grosso modo 30.000 velivoli di questo tipo.

Tuttavia, finché non ci sarà una normativa specifica a livello nazionale per il loro utilizzo, ogni volta che un drone si leverà in volo, con lui si alzerà anche una polemica. Il problema è stato posto.

 

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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