giovedì, 9 Febbraio
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Argentina: Mauricio Macri vola da Papa Francesco

Alcuni giorni antecedenti le ultime elezioni presidenziali, Papa Francesco chiese agli argentini di «votare secondo coscienza». Non parvero parole usuali. Queste vennero da lui espresse durante un breve incontro con alcuni giornalisti nell’udienza generale a Piazza San Pietro. Questo messaggio fu colto al volo e con astuzia da Daniel Scioli, candidato sconfitto, il quale affermò che «il suo invito a votare secondo coscienza è un messaggio profondo: egli chiede alla gente di appoggiare coloro che ritiene possano difenderla». Apparentemente, sembrò essere un altro colpo basso da parte di un annegato che finalmente affondò nella disputa elettorale.

Qualcosa di molto simile capitò al consigliere personale del presidente Macri, l’ecuadoriano Jaime Durán Barba. La settimana precedente le elezioni, il pubblicista, e da tempo consigliere personale, fu protagonista di un fatto che non passò inosservato, tanto meno nelle più profonde cerchie ecclesiastiche dell’Argentina. Il suo stesso capo dovette smentirlo.

Durán Barba aveva affermato, durante l’ultima tranche elettorale, che «qualunque cosa dica il Papa non cambierà il voto di dieci persone, anche se fosse argentino o svedese», in risposta all’appello di Francesco «votate con coscienza». Ma Barba si spinse più in là e si mostrò favorevole all’aborto dichiarando: «Noi siamo a favore della libertà delle persone. Che ognuno faccia ciò che vuole. E se una donna vuole abortire, che lo faccia. Noi non siamo contro nessuno. Né contro gli omosessuali, né contro le religioni. Chi vuole abortire che abortisca e chi vuole essere omosessuale che sia omosessuale».

Fu confermato che il candidato Macri rimase profondamente turbato per l’accaduto, a tal punto che dovette smentire lo stesso Durán Barba, dicendo che l’ecuadoriano aveva formulato un pensiero esclusivamente ‘a titolo personale’. E chiarì tutto immediatamente con una frase prolissa e politicamente corretta: «Le sue parole non riflettono né il mio pensiero né quello della gente che rappresento. Provo grande rispetto e ammirazione per Papa Francesco e, personalmente, sono a favore della vita».

L’incontro in Vaticano si svolgerà alcuni giorni dopo il viaggio del Papa in Messico, che si protrarrà sino al 18 febbraio. Insieme a Macri ci sarà, in visita ufficiale, la first lady Juliana Awada, Marcos Peña (Capo del Gabinetto), Susana Malcorra (Cancelliere) e Fulvio Pompeo (Segretario degli Affari Strategici). Probabilmente in questa occasione saranno trattati anche alcuni aspetti riguardanti il processo finale di canonizzazione del sacerdote Gabriel Brochero, che nel 2016 sarà riconosciuto come il primo santo argentino della Chiesa Cattolica. Sicuramente meno spirituale, un altro tema che dipenderà dal suo esito giudiziario, è la situazione dell’attivista Milagro Salas, oggi detenuta. La chiesa argentina ha cercato di mediare affinché venga fatta chiarezza e si trovi una soluzione alla sua situazione per la quale in questi giorni è in corso un presidio di protesta con accampamenti presso Plaza de Mayo, difronte alla sede del governo nazionale.

A Buenos Aires si verificò un altro fatto che rivela non tanto la tensione quanto il reciproco rispetto tra il Papa e Macri. Si tratta di un intervento del legislatore oppositore del ‘macrismo’, Gustavo Vera, fondatore della ONG La Alameda. Vera, in rapporti stretti con Bergoglio, è rientrato una settimana fa dal Vaticano con diverse benedizioni papali per giudici e pubblici ministeri che in tribunale portano avanti cause relazionate con il narcotraffico e la tratta di persone. La benedizione era contemplata nella sua ultima enciclica ‘Laudato si’ e dedicata di proprio pugno.

Bisognerà rivedere ancora una volta ciò che ha appena manifestato il Papa. In un’intervista concessa all’ ‘Asia Times’, in occasione del Nuovo Anno cinese, ha affermato: «La storia di un popolo è sempre un cammino». La gente alcune volte cammina velocemente, altre volte più lentamente, a volte fa una pausa, a volte sbaglia e retrocede un po’, o prende la strada sbagliata e deve ritornare sui propri passi per poter proseguire correttamente. Ma quando un popolo procede in avanti, questo non mi preoccupa perché significa che sta scrivendo la storia.

È probabile che si stesse rivolgendo a Macri. Dipenderà tutto dal movimento dei suoi alfieri. Per ora nessuno scacco matto all’orizzonte, ma solo uno studio minuzioso che l’uno fa sull’altro. Macri non è un politico tradizionale, ma è certo che il partito politico più antico del mondo lo accoglierà nella sua casa il prossimo 27 febbraio.

 

Traduzione di Simona Melis

 

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