domenica, Maggio 16

Argentina: Mauricio Macri vola da Papa Francesco

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Buenos Aires – Persino Barack Obama si congratulò con Mauricio Macri quando apprese della sua elezione alla carica di Presidente dell’Argentina. Invece, uno degli uomini pubblici più importanti della geopolitica mondiale, il capo supremo della Chiesa Cattolica, non ha mai chiamato il nuovo presidente suo connazionale. In pochi vogliono ricordare la relazione tra Macri e Papa Francesco, senza ombra di dubbio tra gli argentini oggi più noti al mondo. Li oscura Messi, con i suoi gol e il suo fascino. Ma questa è un’altra storia.

Anche il loro ultimo incontro pubblico si svolse in Vaticano. Settembre 2013. Jorge Bergoglio ricevette, malgrado la divisione kirchnerista, il Capo del Governo della Città di Buenos Aires Mauricio Macri, per un incontro privato a cui si presentò in compagnia della moglie Juliana Awada e della figlia Antonia.

Alcuni anni dopo sarà lo stesso presidente Macri a voler stringere più intensi rapporti col Vaticano, dopo aver da poco occupato la residenza di Casa Rosada a Buenos Aires. Egli approfittò del fatto che a metà dicembre ricorreva il compleanno del Capo del Vaticano, cosicché lo chiamò per fargli i suoi migliori auguri. Colui che quel giorno festeggiava i suoi 79 anni, mise in chiaro la natura dei loro rapporti, mentre Macri iniziò muovendo gli alfieri. E così, si presenterà a questo incontro nella Santa Sede, fissato per sabato 27 febbraio.

Entrambi, in previsione di questa mattinata, hanno segnato sul loro programma di lavoro e cooperazione quattro punti fondamentali:

1 – Povertà zero.

2 – Lotta al narcotraffico.

3 – Temi relazionati con l’ambiente, tenendo conto della nuova realtà imposta dal cambiamento climatico.

4 – Dare e offrire nuovi gesti e azioni per frenare la ‘passione per la demenza’, come ha affermato Julio Bárbaro, noto peronista, facendo riferimento all’era politica del kichnerismo che egli considera ormai definitivamente tramontata in Argentina.

Altro anello di congiunzione tra Macri e Papa Francesco è Rogelio Pfirter, nuovo Ambasciatore della Repubblica Argentina presso la Santa Sede. Egli abbandonò la vita da pensionato come diplomatico, per diventare mediatore, avendo ricevuto la convocazione dalla cerchia intima del presidente. Pfirter è stato alunno dell’attuale Papa presso un collegio dei gesuiti a Buenso Aires, quando ancora nessuno dei due immaginava cosa gli avrebbe riservato il destino. Questa è stata la sua prima dichiarazione: «Noi argentini siamo egocentrici e per questo motivo pretendiamo che l’agenda del Papa ruoti attorno l’Argentina». E concluse affermando che «Noi argentini siamo un popolo estremamente interessato alla politica. Questo interesse è inevitabile. Noi prestiamo attenzione a tutto ciò che dicono sia il Papa sia i suoi dirigenti».

Uno dei membri del gabinetto di Macri, il Ministro dell’Educazione, Esteban Bullrich, qualche giorno dopo si recò a Roma e colse l’occasione per incontrare Francesco. In questa sede, si trovò il tempo anche per comunicare che il prossimo 29 maggio si giocherà, all’Olimpico di Roma, una seconda partita di calcio interreligioso per la Pace.

Le ore trascorrono a ritmo di negoziazioni nell’ambito dei due settori, un incontro molto importante per l’Argentina. Macri è stato estremamente cauto a non utilizzare la figura del Capo della Chiesa Cattolica durante le ultime elezioni; ancora oggi si discute sul peso e sul potere della chiesa in diverse e molto popolate località della Gran Buenos Aires. È più che una semplice voce secondo cui il Papa non desiderasse la vittoria del candidato al governo kirchnerista Aníbal Fernández, per i suoi presunti legami col narcotraffico.

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