giovedì, Maggio 13

Argentina: finita l'era Kirchner, finirà il 'kirchnerismo'?

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Il prossimo 25 ottobre l’Argentina sarà chiamata alle urne per eleggere il suo nuovo presidente, che in ogni caso non sarà Cristina Fernández de Kirchner, giunta alla scadenza del suo secondo mandato. Una prima indicazione sul suo possibile successore l’abbiamo avuto lo scorso 9 agosto, in occasione delle elezioni primarie obbligatorie.
Il sistema elettorale argentino presenta due particolarità: le primarie obbligatorie tre mesi prima del voto e il ballottaggio, salvo che al primo turno un candidato non ottenga il 40% dei voti e 10 punti di distacco sul secondo. Per queste caratteristiche, il voto del 9 agosto è stato di fatto un’anticipazione del voto in ottobre, quando gli argentini saranno chiamati a rinnovare la Camera dei deputati, un terzo del Senato, i governatori di alcune province (tra cui quella di Buenos Aires), ma soprattutto il nuovo presidente, che assumerà l’incarico in dicembre, chiudendo 12 anni di era Kirchner (quattro di Néstor Kirchner e otto della sua vedova Cristina Fernández).
Questi i principali candidati: Daniel Osvaldo Scioli, 58 anni, governatore della Provincia di Buenos Aires e  appoggiato dal Fronte per la Vittoria, il partito della presidente; Mauricio Macri, 56 anni, ex-capo di governo della Città di Buenos Aires, esponente di ‘Cambiemos’, coalizione dei partiti di opposizione; Sergio Tomás Massa, 43 anni, deputato per la Provincia di Buenos Aires ed ex capo di Gabinetto di Cristina Kirchner, per la lista Uniti per una nuova alternativa. In comune, oltre alle chiare origini italiane, i tre candidati hanno anche la provenienza da famiglie di imprenditori.
Per la cronaca, Scioli ha ottenuto il 38,41%, contro il 30,7% di Macri e il 20,63% di Massa. Secondo gli analisti, se un candidato supera la soglia del 40% già alle primarie, ha alte possibilità di vincere le elezioni di ottobre al primo turno senza troppi problemi. Una buona notizia per Scioli, sostenuto da Cristina nonostante sia stato il delfino dell’ex presidente argentino Carlos Menem e abbia sempre avuto posizioni neoliberiste – in evidente disaccordo con la politica statalista che ha caratterizzato gli anni della presidente – ufficialmente per avviare una riforma economica graduale del Paese. Ad esempio, poiché egli, da governatore (uscente) di Buenos Aires, ha autorizzato aumenti delle tariffe elettriche, è probabile che in caso di vittoria decida di ridurre i sussidi energetici – che costano alle casse pubbliche il 4% del PIL – e le misure protezionistiche sui prodotti agricoli.

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