sabato, Settembre 25

Argentina, è sfida sul grano field_506ffb1d3dbe2

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grano argentina

Ancor prima del suo trionfo alle ultime elezioni legislative, Sergio Massa aveva lanciato la propria sfida al Governo argentino su alcuni temi di grande rilevanza nell’economia del Paese, quali le trattenute sul grano ed i registri delle operazioni di esportazione (ROE) della carne. Si trattava, a settembre, di marcare la propria differenza rispetto a quell’esecutivo a cui aveva partecipato in qualità di Capo di Gabinetto sino al 2009 e da cui si era poi staccato per fondare il suo Frente Renovador. «È molto importante che si capisca che l’eliminazione delle trattenute sul grano non beneficerà solamente i produttori del sud della provincia, bensì tutti i produttori, perché incentiva la rotazione per mantenere la qualità della terra» erano state le parole di Massa durante una visita in piena campagna elettorale ai distretti di Villarino e Carmen de Patagones, nel sud della provincia di Buenos Aires. Oggi, però, con la vittoria al voto, in cui ha staccato di dodici punti percentuali il candidato peronista, queste proposte rimangono al centro della discussione economica argentina.

L’11 gennaio, infatti, Massa ha presentato il proprio progetto per il comparto agricolo ad importanti esponenti politici ed economici, fra cui l’ex Ministro dell’Economia Roberto Lavagna ed i quattro rappresentanti delle maggiori sigle del settore, riunite nella Mesa de Enlace Agropecuaria: Eduardo Buzzi della Federación Agraria Argentina (FAA), Luis Miguel Etchevehere della Sociedad Rural Argentina (SRA), Rubén Ferrero delle Confederaciones Rurales Argentinas (CRA) ed Egidio Mailland della Coninagro. Il progetto, presentato al Congresso il lunedì successivo, consiste in un pacchetto di leggi volte a ridurre la pressione fiscale sul settore agricolo, considerato «quello che può generare più rapidamente entrate in dollari per l’Argentina», e per questo è ben visto da Buzzi, secondo il quale il tema della competitività dell’agricoltura argentina sarebbe invece negletto dal Governo Nazionale. Assai più critico l’attuale Capo di Gabinetto, Jorge Capitanich, che lascia l’onere della risposta ai Ministri di Economia e Agricoltura, ma per cui le proposte di Massa «non hanno né coerenza, né la sistematicità di un programma di carattere strutturale in materia economica».

Per meglio comprendere quale sia la posta in gioco, è prima necessario delineare il funzionamento di questo sistema di trattenute. Come spiega Alejandro Rofman del Consiglio Nazionale di Ricerca Scientifica e Tecnica (Conicet), questo genere di operazione fiscale viene applicato nel Paese dagli anni Sessanta, salvo una breve parentesi durante il periodo in cui, sotto il Governo di Carlos Menem, il peso argentino era agganciato al dollaro statunitense attraverso un cambio 1:1. In quel caso, infatti, non poteva valere la logica su cui si basano le trattenute, ossia quella di svincolare il prezzo interno dei prodotti agricoli rispetto a quello stabilito sul mercato internazionale. Per evitare che un eventuale prezzo internazionale superiore a quello interno possa indurre i produttori a vendere il grano all’estero (o, comunque, a imporre ai consumatori argentini il prezzo più alto), il Governo ‘trattiene’ una quota delle entrate dall’estero degli esportatori. Si tratta di una soluzione adottata da diversi Governi sudamericani, ma anche da quello russo, per preservare il proprio mercato e che, in Argentina, prevede una quota del 23% per il grano e del 13% per la farina di grano.

Già l’inverno scorso, per incentivare la coltura del grano dopo che il raccolto del 2011/2012 aveva dato uno dei peggiori risultati nella storia del Paese, la Presidente Cristina Fernández de Kirchner aveva annunciato la creazione di un meccanismo di ‘restituzione’ delle trattenute, che avrebbe previsto il recupero di circa 30 dollari per tonnellata da parte dei produttori, attraverso il passaggio dei proventi governativi dal grano ad un fondo fiduciario amministrato da Nación Fideicomisos. Lo sforzo sarebbe costato allo Stato tra i 500 ed i 600 milioni di pesos (circa 55-65 milioni di euro) ed avrebbe permesso, oltre al recupero di un settore di sicura rilevanza, anche il contrasto alla finora inarrestabile espansione delle coltivazioni di soia. Un costo anche maggiore avrebbe il progetto del Frente Renovador, il quale, secondo i suoi promotori, comporterebbe per l’erario un ammanco tra gli otto e i dieci miliardi di pesos (ergo tra 865 e 1.080 milioni di euro).

Rimarrebbero comunque invariate le trattenute su soia e derivati, che sono inseriti in un regime fiscale a parte e il cui raccolto di quest’anno dovrebbe garantire allo Stato qualcosa come 55,6 miliardi di pesos. Per contro, la proposta prevedrebbe una riduzione di dieci punti percentuali alle trattenute sul mais (dopo che, in novembre, la Casa Rosada ha già annunciato una riduzione del 5%) e di cinque sulle esportazioni di carne. La proposta del partito di Sergio Massa comprenderebbe anche una segmentazione delle trattenute sui cereali, volta a tutelare i piccoli e medi imprenditori e ad evitare fenomeni come la concentrazione delle proprietà terriere e lo spopolamento delle zone rurali, aspetti già osservati in altri Paesi. Verrebbe eliminato il sistema dei ROE, giudicato poco trasparente ed efficace, mentre si propone la creazione di un Consiglio Agropecuario a cui partecipino Parlamento, Governo ed enti agricoli.

È però proprio sulla rimozione delle trattenute che ruota il dibattito in questi giorni: se il Governo, per tramite di Capitanich, critica nettamente la possibilità di modificare in modo così netto l’attuale regime, i fautori della proposta sostengono che ciò darebbe un forte stimolo alla semina del grano in vista del prossimo raccolto. Va tuttavia detto che, in questi stessi giorni, alla chiusura dell’attuale raccolto, la Borsa dei Cereali di Buenos Aires ha annunciato una produzione di grano pari a 10,1 milioni di tonnellate, che segna perciò un aumento del 14,7% rispetto agli 8,8 milioni di un anno fa nonostante la progressiva diminuzione dell’area destinata a questa coltura. Aumento che, peraltro, si inserisce in un decennio ‘storico’, col più ampio raccolto complessivo nella storia del Paese: da quello del 2001/02 a quello del 2012/13, sono 105,76 i milioni di tonnellate di produzione agricola, equivalenti al 53% in più di quelle della decade precedente. Ed anche il timore manifestato in ottobre, all’inizio del raccolto, per un aumento del prezzo del grano si è presto ridimensionato: dai circa 260 dollari per tonnellata di tre mesi fa, le cifre si sono ormai assestate attorno ai 210 dollari.

Quello del prezzo, d’altronde, non è un problema di poco conto, specialmente per un’economia come quella argentina, il cui problema costante è l’inflazione. Sergio Massa sostiene infatti che l’aumento di produzione ed esportazione generato dall’eliminazione delle trattenute comporterebbe un calo del prezzo della farina e, di conseguenza, del pane. Per contro, il Ministro dell’Economia Axel Kicillof replica adducendo il ragionamento riportato innanzi: le trattenute servono proprio ad evitare un aumento incontrollato dei prezzi di generi così necessari nel mercato interno. Inoltre, secondo il Ministro dell’Agricoltura Carlos Casamiquela, «il miglior modo di diminuire l’impatto delle trattenute consiste nell’aggiungere valore alla produzione o nel differenziare i prodotti. Le coltivazioni con maggior valore aggregato sono quelle che possiedono una minor percentuale di trattenute, sicché mentre il grano ne ha per il 23%, quelle della farina sono del 13% e quelle dei prodotti panificati sono del 5%».

Le stesse sigle del settore, in realtà, non sono totalmente compatte nell’appoggiare la proposta di Massa. Questo non ha però impedito alla CRA di inviare una lettera a Capitanich per sollecitare la diminuzione della pressione fiscale e, appunto, la sospensione delle trattenute. Domande che generano non poche perplessità al Governo Federale, che credeva di aver accontentato le richieste di liberalizzazione degli enti agricoli attraverso una graduale apertura al mercato internazionale, manifestatasi col permesso «graduale e prudente» di esportare grano per 1,5 milioni di tonnellate. Per questa ragione, Capitanich non ha esitato a sostenere che dietro alle incessanti lamentele da parte dei rappresentanti del comparto agricolo «possono esserci motivazioni politiche». È abbastanza spontaneo intuire un velato riferimento a chi ha sollevato le ulteriori aspettative contadine, vale a dire Sergio Massa e il suo Frente Renovador. Sarà perciò interessante osservare quanto ‘motivazioni politiche’ di senso opposto influenzeranno nelle prossime settimane il Governo, in un ambito in cui le strategie finora adottate hanno risposto ad una palese prudenza.

 

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