sabato, Luglio 31

Architettura per la ripresa, economica e sociale E’ la proposta emersa dalla seconda edizione della Festa dell’architetto Ne parliamo con Leopoldo Freyrie, Presidente Cnappc

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 Leopoldo Freyrie

L’architettura è per tutti’. Come non essere d’accordo?  Eppure, nel 2014, il diritto all’abitare in un luogo sicuro e accogliente è ancora qualcosa di sfuocato e lontano per molte, troppe persone. Lo ha compreso bene chi ha potuto partecipare alla seconda edizione della Festa dell’architetto, iniziativa del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) organizzata lo scorso giugno a Lampedusa.

L’evento era dedicato alle strutture destinate all’accoglienza e all’emergenza con diverse iniziative tutte accomunate dall’idea che, appunto, ‘l’architettura è per tutti’.

Con le sue contraddizioni, dal meritorio lavoro di primaria accoglienza dei migranti al fatto che il 90% delle costruzioni esistenti sono state realizzate in forma abusiva, Lampedusa era il luogo più adatto per riflettere sul ruolo di questo professionista nella società odierna vista nella sua complessità”, spiega Leopoldo Freyrie, dal 2011 Presidente del Cnappc. “E per fare un’assunzione di responsabilità relativamente alla dimensione etica, politica e sociale dell’architettura”. Un principio che non è nuovo: “Ma che, negli ultimi venti anni è stato costantemente disatteso. Abbiamo assistito all’impiego di risorse nella realizzazione di grandi opere e infrastrutture o iniziative di marketing urbano. Raramente, o mai, nella soluzione dei problemi reali delle città, dei territori in termini di habitat e di qualità della vita”.

Di qui lo sforzo per ripensare, in un’ottica di rigenerazione complessiva del Paese, a tutta una serie di strutture   -dalle scuole agli spazi pubblici, ma non solo- che non rispondono più agli standard richiesti dalla vita odierna. Proprio durante la ‘Festa dell’architetto’, la deputata Serena Pellegrino della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera, dopo avere visitato il Centro di accoglienza e Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa, aveva definito i centri «Edifici assolutamente non consoni ad ospitare persone», notando che «I 55 milioni annui che vengono destinati ai centri di identificazione e di espulsione potrebbero invece essere investiti per una seria ed onesta accoglienza diffusa risistemando i beni di tutto il patrimonio immobiliare italiano».

Va in questo senso una delle idee emerse dalla tre giorni e che potrebbe, se perfezionata, essere rilanciata nei prossimi mesi. Riguarda la possibilità di realizzare, in alcuni casi attraverso la rigenerazione dell’esistente, città dell’accoglienza sull’altra sponda del Mediterraneo, nei luoghi dai quali partono tante persone disperate in cerca di una vita migliore. Città nelle quali i migranti possano passare un periodo limitato nel tempo in condizioni dignitose e partecipando corsi di formazione e di lingue prima di partire per le destinazioni scelte o di essere selezionati per un posto di lavoro in uno dei paesi europei. “Serve una architettura nuova”, puntualizza Freyrie, “in grado di riprendere quel ruolo da troppo tempo abbandonato ed in grado di rispondere di più e meglio ai bisogni dei cittadini e dei luoghi. Noi architetti non siamo interessati a posti di potere, vogliamo offrire soluzioni utili ai cittadini con proposte realizzabili”.

A Lampedusa erano presenti esperti e progettisti provenienti dalle due sponde del Mediterraneo per confrontarsi su come l’emergenza dell’immigrazione implichi un nuovo concetto dell’abitare. Insieme a loro anche esponenti dell’associazionismo ambientale oltre a uomini delle istituzioni, perché Cnappc vuole poter condividere la sua visione e maturazione con altri soggetti. Negli ultimi anni sono state avviate alcune collaborazioni, ad esempio con Legambiente e Ance (Associazione nazionale costruttori edili), e momenti di confronto con molte organizzazioni, da Confcommercio a Unioncamere e oltre. L’obiettivo è innescare un processo di presa di coscienza civile che sia allargato a tutta la filiera nella quale operano gli architetti e di ripresa di un settore immobilizzato dalla crisi.

Su un mercato dell’edilizia in forte contrazione, l’università italiana è la maggior produttrice in Europa di architetti: oggi sono oltre 140mila. Peccato che, come calcolato da uno studio pubblicato dal Consiglio degli architetti europeo, il valore del mercato potenziale medio per i professionisti italiani si attesti sui 19mila euro annui contro i 50mila degli austriaci, britannici, svedesi e lussemburghesi, in presenza di un valore di mercato italiano di 2,8 miliardi di euro (secondo posto in Europa dopo la Germania con quattro miliardi di euro).

Buona parte del lavoro di questi ultimi anni”, continua il Presidente di Cnappc, “è stato mirato a decongestionare e sfoltire l’ingorgo normativo che una cultura legislativa bizantina ha partorito negli ultimi 20 anni, anteponendo sempre il regolamento al progetto e favorendo l’insorgere di comportamenti scorretti”.
Molte energie ancora sono andate nel progetto sintetizzato nell’acronimo RI.U.SO, Rigenerazione Urbana Sostenibile. L’obiettivo in questo caso è ottenere la promozione di politiche nazionali capaci di affrontare non solo il rinnovo urbano, ma soprattutto la trasformazione delle funzioni, della socialità, della qualità dell’abitare e delle città. Una visione, pare, in buona parte condivisa dal Governo guidato da Matteo Renzi. Freyrie: “Difficile capire se possa diventare una politica compiuta con incentivi e l’attivazione del credito, un indirizzamento delle pubbliche amministrazioni, ma possiamo dire che il tema del RI.U.SO è presente in molte nuove normative approvate o in fase di elaborazione a cominciare dalla Legge urbanistica proposta da Italo Lupi e il nuovo Testo unico dell’edilizia che sarà varato con il Decreto ‘Sbloccaitalia’”.

Il paradigma da cui si parte è: rigenerare le città in modo sostenibile dicendo stop al consumo intervenendo sugli 8mila edifici a fine vita esistenti, permettendo il ripopolamento dei centri storici, riqualificando gli edifici pubblici dismessi, promuovendo gli investimenti privati sotto una regia pubblica.
Cnappc invoca la costituzione di un’agenzia nazionale per la rigenerazione, snella ed efficace, che da subito promuova il RI.U.SO., le buone pratiche e metta assieme le risorse economiche, premiando chi fa interventi integrati di qualità, che cambiano la vita dei quartieri e rilanciano ricerca e sviluppo.

Sul tema è appena stata lanciata la terza edizione del ‘Premio RI.U.SO.’. Contenimento del consumo del suolo, densificazione della città, nuove forme dell’abitare, mobilità sostenibile, retrofit energetico, design for all, smart city sono solo alcuni dei temi sui quali dovranno cimentarsi i partecipanti. E molti di questi argomenti saranno anche al centro del ‘Forum EU Cities reloading’ organizzato con il Forum europeo per le Politiche architettoniche e il Consiglio europeo degli architetti il 7 e 8 novembre prossimi a Milano. Obiettivo: indicare alla politica europea la via da percorrere per una migliore qualità della vita dei cittadini e per rilanciare lo sviluppo economico nell’Unione.

Mentre prevarranno originalità, innovazione e qualità nella scelta del vincitore del ‘Premio Raffaele Sirica 2014 / Start up giovani professionisti’, rivolto ad architetti, pianificatori, paesaggisti o conservatori che abbiano meno di 30 anni. Lo scopo è evidente. Si conta di favorire il rinnovamento della categoria e del mercato attraverso un processo di crescita professionale. Un processo utile e necessario in ottica anti-crisi a tutto il settore immobiliare.

 

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