domenica, Agosto 1

Arabia Saudita, storia di un regime field_506ffb1d3dbe2

0

Arabia Saudita Abdullah

Il regime Saudita, un pilastro della stabilità nel Medio Oriente, potrebbe non più essere considerato tale. Quello che infatti era sino ad ora il leader dell’area del Golfo, in grado di garantirne coesione e sicurezza, potrebbe oggi incarnare un nuovo ulteriore elemento di destabilizzazione. Le cosiddette ‘primavere arabe’ nel vicino Bahrein, in Siria e nello Yemen hanno coinvolto, benchè indirettamente, anche l’Arabia Saudita. Sebbene il Paese non sia stato toccato dagli stessi tumulti, né abbia sofferto dissensi sociali, parte della popolazione saudita ha iniziato a riscontrare i limiti intrinsechi al regime. Il timore che i mutamenti politici in Medioriente possano avere delle ripercussioni sulla monarchia saudita e sulla sua proiezione al di fuori del Golfo, non sarebbe oggi così privo di fondamento. La natura del regime e l’andamento delle sue recenti decisioni in politica estera, contribuiscono a far vacillare l’immagine di solidità della monarchia saudita.

La Casa Saudita ha una storia millenaria, che risale alla fondazione del Primo Stato Saudita nel 1744. In questa prima fase, si è concretizzata la conquista dei territori che includevano per la maggior parte il territorio dell’attuale Arabia Saudita e porzioni del territorio degli attuali Oman, Yemen, Sira e Iraq. Il sovrano, insediatosi nella città di Diriya, avviò una massiccia campagna di purificazione della religione islamica. Il sodalizio con la setta wahabita, che professava il ritorno al rigore e alla purezza della religione islamica, fece della dinastia Saudita la realtà politico-religiosa dominante su tutta la penisola arabica. Il regno sopravvisse fino al primo decennio dell’Ottocento, quando un’invasione egitto-ottomana tentò di riconquistare i territori persi, in particolare la città sacra della Mecca.

La seconda fase del regno saudita, chiamata Secondo Stato Saudita, fu caratterizzata da una serie di battaglie e riconquista del territorio, fino a quando la dinastia Saudita fu rimpiazzata dalla dinastia Al Rashid nel 1891. Passarono pochi anni, e nel 902 fu fondato il Terzo Stato Saudita, con la conquista dell’attuale capitale Riyad. Una volta riconosciuta l’indipendenza delle regioni riunite sotto la dinastia Saudita da parte del Regno Unito, nel 1932 nacque l’Arabia Saudita.

La definizione dei confini, comunque, proseguì nei decenni a venire, finanche agli anni Duemila. A seguito di una serie di trattative, talora anche molto controverse, fra la seconda metà degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanti, sono stati determinati i confini con la Giordania, il Kuwait e l’Iraq. Principale oggetto delle dispute territoriali, come ovvio in una regione ricca di petrolio, era appunto lo sfruttamento della materia prima presente nelle ‘aree cuscinetto’ o ‘zone franche’ fra i Paesi coinvolti. Più tardi, rispettivamente nel 2000 e nel 2001, è stato delineato il confine con lo Yemen e quello con il Qatar. Al momento, non sono ancora chiari quelli con gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman.

L’Arabia Saudita, oggi, è una monarchia assoluta guidata dalla dinastia Al Saud. Si tratta dei discendenti di Muhammad bin Saud e dei suoi fratelli, della linea dinastica legata ad Abdulaziz bin Abdul Rahman Al Saud. La successione al trono è sempre avvenuta sulla base di questo principio, passando fra i figli di Re Abdulaziz. Fino all’attuale regnante, il Re Abdullah bin Abdulaziz, la successione avveniva solo ed esclusivamente per ordine ereditario di discendenza diretta. A seguito di un decreto emanato nel 2006, il futuro re sarà invece eletto da un comitato di principi sauditi, piccola apertura pseudo-democratica nell’intransigenza del regime assoluto.

Il sistema politico interno, infatti, rappresenta ancora quel sodalizio con i wahabiti che fa del regime saudita il più intransigente della regione. Politica e religione sono due entità inscindibili. La famiglia reale detiene sì tutti i poteri, ma l’amministrazione dello stato avviene grazie all’elitè religiosa, gli ulema, incaricata dell’interpretazione dei testi sacri. Il ruolo dei religiosi è fondamentale e imprescindibile, la loro influenza è determinate praticamente in tutti i settori della vita pubblica e sociale. Educazione, riforme, rispetto della legge, sono tutte questioni subordinate alla parola degli ulema. Naturalmente, in Arabia Saudita non esiste libertà di culto, solo la religione musulmana è ammessa.

La leadership sunnita, in questo caso intransigente e purista, mal tollera anche la minoranza sciita, fortemente limitata sia nella professione del credo religioso così come all’interno delle istituzioni. L’Arabia Saudita è sul libro nero delle organizzazioni per i diritti civili e politici. Il regime totalitario non permette la costituzione di partiti politici, non ammette il suffragio universale maschile (figurarsi quello femminile), pratica la censura e domina i mezzi di informazione nazionale e non prevede il crimine di violenza sulle donne. Concettualmente, per il credo wahabita, la diffusione delle pratiche democratiche semplicemente non è necessaria. La legge islamica, garantita dal clero e dai governati, gli ulema e i gli umara, è l’unico mezzo concesso per governare l’Arabia Saudita.

Il regime saudita, formalmente rimasto immune dalle turbolenze ‘primaverili’ della regione araba, ha comunque subito il follow-up di quanto accaduto nei paesi in rivolta. La politica estera dell’Arabia Saudita, è da sempre stata caratterizzata da un forte propensione al mantenimento del ruolo di leadership e di punto riferimento religioso all’interno della penisola arabica. Da un lato, la preservazione della sicurezza interna, e dall’altro la prevenzione da quegli atteggiamenti che avrebbero potuto minare gli interessi dello stato nella regione. Le Primavere Arabe, di fatto, hanno modificato gli equilibri politici all’interno della regione, facendo quindi oscillare anche la posizione di Riyadh.

Il regime saudita gioca un ruolo in politica estera che si estrinseca su più livelli, dai rapporti con i Paesi limitrofi, alla gestione delle minacce interne alla sicurezza, fino al ruolo di pilastro regionale. Ruolo, quello regionale, che non va associato solamente alla contrapposizione con l’Iran, ma che va considerato su un piano più ampio, alla luce della crisi in Siria, nello Yemen e in Bahrein. Una relazione costruttiva con gli altri attori chiave della regione, in primis Turchia e Egitto, sarà uno degli obiettivi della politica estera di tutti i paesi del Golfo, Arabia Saudita inclusa. Dal punto di vista saudita, l’attuale governo militare in Egitto è sicuramente più favorito della leadership dei Fratelli Musulmani.

Se prima l’Arabia Saudita, forte della solida amicizia con gli Stati Uniti, giocava spesso un ruolo da ‘burattinaio’ dietro le quinte, il nuovo contesto regionale la sta obbligando ad esercitare una politica più attiva che richiede risposte anche molto rapide. Agli occhi esterni, la politica estera saudita sembra concentrarsi su due direttive: l’allontanamento progressivo da Washington e il contrasto ideologico con l’Iran, baluardo sciita nella regione. Il malcontento sta crescendo, secondo quanto registrato dalle organizzazioni umanitarie e dalle agenzie specializzate. La prerogativa di Riyadh, certamente, è quella di mantenere una stabilità regionale, onde evitare che lo stesso regime saudita possa trovarsi a dover gestire dissensi e rivolte all’interno dei confini nazionali. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->