giovedì, Dicembre 2

Arabia Saudita: quando il multipolarismo inizia da Londra L' intervista a Cinzia Bianco, già research fellow per lo IAI in Oman, Qatar e Emirati Arabi Uniti, e analista di Gulf State Analytics  esperta sulla regione del Levante.

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Cosa c’è da aspettarsi in futuro?

Bisogna vedere come si evolverà la visita di OGGI, e quali saranno i risultati di un’eventuale visita in Francia, e se addirittura rientrerà nell’interesse saudita estendere ad altri capitali europee questo viaggio. C’è, infatti, questa possibilità, anche se in questo momento sembra un’opzione abbastanza remota. Si può registrare una percezione di base, che vede la tendenza dell’Arabia Saudita di abbracciare il multipolarismo, ovvero il risultato dell’arretramento strategico degli USA. Washington rimane sicuramente un partner fondamentale, e con l’amministrazione Trump lo è diventato ancor di più, però è possibile osservare che Trump ha una posizione politica debole negli USA – c’è un’investigazione conto di lui che va avanti. Quindi, la posizione del presidente statunitense è, in qualche modo, incerta, e questo spiega perché Mohammed bin Salman voglia mantenere aperte anche altre opzioni, stringendo rapporti con la Russia, e dove possibile anche con i partner europei e asiatici. Quest’ultimi, in questo momento, sono effettivamente dei partner economici, quindi la Cina e l’India, ma in futuro potrebbero diventare anche qualcosa di più.

Quali potrebbero essere le altre capitali europee che il principe Salman potrebbe visitare, qualora decidesse di allargare la propria visita?

Effettivamente c’è sicuramente la possibilità di allargare e approfondire e discussioni anche con l’Italia, la Spagna e la Germania. Questa possibilità è dovuta al carattere ambizioso e proattivo di Salman.

La nuova tendenza di apertura al multilateralismo saudita è dettata dal nuovo contesto internazionale, o dall’attitudine propria e innovativa del principe Salman?

È sicuramente dettata dal contesto internazionale, anche se fa parte della figura di Mohammed Bin Salman essere più avventuriero, e quindi più ambizioso anche nella costruzione del rafforzamento del network internazionale dell’Arabia Saudita. Diciamo che se Ryadh avesse optato per un approccio più tradizionale, sarebbe rimasta con i suoi partner tradizionali, e quindi  europei e americani. Salman, invece, ha aperto il Paese a nuovi legami anche con i russi, e sta considerando in maniera più seria anche i partner asiatici.

Alla luce della visita di oggi, come è opportuno interpretare l’incontro tra Mohammad Bin Salman e il premier egiziano Al-Sisi?

Oltre agli Emirati Arabi Uniti, Al-Sisi in questo momento è il più importante partner per l’Arabia Saudita. L’Egitto è tradizionalmente una delle potenze più importanti della regione mediorientale. Oltre ciò, Al-Sisi  e il suo regime rappresentano il bastione fondamentale contro l’islamismo e la fratellanza musulmana – che proprio in Egitto è preponderante e predominate, o per lo meno lo era prima che Al-Sisi stesso tentasse di schiacciarla completamente. Riyad-Al-Cairo è un asse che rimarrà fondamentale per il futuro nella gestione della politica regionale saudita.  

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