lunedì, Agosto 15

Arabia Saudita: Mohammad Bin Salman e il nuovo corso del Regno Tra le dimissioni del Premier Libanese Saad Hariri e la recente ondata di arresti. L' intervista a Silvia Colombo

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E’ dunque l’ ennesimo espediente per isolare Teheran? Tra l’ altro, nei giorni precedenti, il Ministro saudita per gli Affari del Golfo, Thamer el Sabhane, in alcuni tweet, aveva attaccato Hezbollah e l’Iran, esortando il governo di Beirut ad esercitare pressioni sul partito sciita. «Coloro che considerano i miei tweet solo dei miei punti di vista e si dicono delusi vedranno che nei prossimi giorni accadrà qualcosa di eccezionale» aveva subdolamente anticipato. Lo scorso 30 ottobre Hariri ha incontrato a Riad il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a cui aveva confermato la convergenza di vedute sul necessario mantenimento della stabilità in Libano. Durante la visita in Arabia Saudita, Hariri ha avuto anche un colloquio con El Sabhane. Le dimissioni sono espressione il nuovo corso, forse più deciso ed aggressivo, della politica estera saudita, ormai in mano al Principe ereditario saudita Mohammed bin Salman?

Le dimissioni sono certamente l’ espressione di una fase importante e nuova sia per quanto riguarda le questioni interne all’ Arabia Saudita che possono essere lette anche in relazione a quanto avvenuto all’ ex Primo Ministro libanese e in generale per quel che riguarda questo continuo contrasto con l’ Iran. L’ Arabia Saudita tenta, dunque, di continuare a ristabilire un minimo di equilibrio in un confronto regionale che sta volgendo a favore di Teheran.

Quando dico capitolo nuovo delle questioni interne saudite, mi riferisco al fatto che Riad sta cambiando, nel  radar degli analisti politici, da moltissimi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, dall’ ascesa del nuovo Principe ereditario. Ma i cambiamenti più radicali sono avvenuti negli ultimi sei mesi, quando l’ ex Principe ereditario è stato detronizzato e Mohammad Bin Salman ne ha preso il posto. Mohammad Bin Salman ha aperto un nuovo contrasto nei confronti di coloro i quali, a partire dall’ interno della stessa famiglia reale (altri principi, cugini), non rispettavano la maggiore concentrazione di potere nelle sue mani. Quest’ ultimo tassello dovrebbe spianargli la strada alla salita al trono. Il tassello mancante era proprio quello della Guardia Nazionale ovvero l’unico apparato di sicurezza che non era direttamente controllato da Mohammad Bin Salman, ma da un altro principe Miteb bin Abdullah. Con questa ondata di arresti, ha epurato e tolto quelle figure che non accettavano il suo ruolo, ma c’è stata anche la volontà di mostrare, soprattutto agli occhi degli interlocutori e partner esterni, un volto moderato, che lotta contro la corruzione. Di fatto, però, si tratta di una lotta politica, fratricida.Molti sostengono che lo stesso Hariri sia invischiato in questa lotta perché comunque, anche lui, è legato a doppio filo a Riad e sembra caduto nella trappola.

Si è quindi smascherato. Alle accuse di Hariri, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Qassemi ha risposto: «Le ripetute accuse irrealistiche e infondate contro l’Iran da parte di sionisti, sauditi e americani, riprese dal premier libanese annunciando le sue dimissioni, sono un’indicazione che queste dimissioni creano un nuovo scenario di tensione in Libano e nella regione». Quale scenario si potrebbe creare per il Libano?

Per quanto riguarda il Libano, campanelli di allarme di un possibile conflitto diretto giungono dalle parole che Hariri ha usato nei confronti di Hezbollah e tutto questo è legato a doppio filo alla posizione di Donald Trump rispetto alla decertificazione dell’ accordo sul nucleare iraniano. Sono tutti segnali di una pressione crescente sull’ Iran nei vari contesti. Teheran ha però molti interessi economici, per esempio, con la Russia e a questa la lega un’ alleanza molto forte. Tornando allo scenario libanese, si aprirà questa crisi di governo a cui tutto il Paese sarà chiamato a porre rimedio. Hezbollah dovrà dar prova di collaborazione. Sarà sicuramente molto cauto. Il discorso di Nasrallah, belligerante, nell’ ottica della retorica conflittuale, nel rimandare al mittente le accuse, non ha detto né più né meno di quanto detto dagli altri partiti politici.

Il nuovo corso sembra essere stato inaugurato anche a livello di politica interna. Arrestati, nell’ambito dell’operazione anti-corruzione voluta dal re Mohammed Salman, oltre 12 principi e 38 ex ministri del Regno. Dietro all’ operazione anti-corruzione, si nasconde una vera e propria pulizia politica atta ad eliminare le personalità sgradite?
Senza ombra di dubbio, anche perché questo è stato sempre il corso. Sono avvenute anche in passato, sebbene in maniera meno visibile, meno mediaticamente esposta, e sono sempre state l’ arma per farsi strada o comunque per risolvere delle situazioni di contrasto. Si era iniziato mettendo da parte Muhammad bin Nayef; si era proseguito, sul fronte della politica estera, con l’ animosità nei confronti del Qatar; si è tornati, adesso, sul fronte interno, a dare l’ ultimo colpo di mano. Di per sé non è nulla di straordinario. Tutti pensavano che prima o poi sarebbe successo. Sicuramente la modalità è quella che è.

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