mercoledì, Maggio 12

Arabia Saudita: Mohammad Bin Salman e il nuovo corso del Regno Tra le dimissioni del Premier Libanese Saad Hariri e la recente ondata di arresti. L' intervista a Silvia Colombo

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Nel corso del fine settimana, due eventi hanno fatto parlare di Arabia Saudita. Il primo: l’ arresto, nell’ ambito di un’ operazione anti-corruzione voluta dal Re Salman e dal Principe ereditario Mohammad Bin Salman, di 11 principi e 38 ex ministri del Regno. Tra questi, il Principe miliardario saudita Alwaleed bin Talal, molto noto nel jetset internazionale. Rimosso il Ministro dell’Economia Adel Fakeih, forse in contrasto con il progetto di riforma economica Vision 2030, e nominato il suo vice, è stato sostituito il capo della Guardia nazionale, il principe Mutaib bin Abdallah.

Il secondo: l’ annuncio di dimissioni, dalla capitale saudita, del Premier libanese Saad Hariri, che ha accusato l’ Iran di destabilizzare il Libano e l’intera regione, tramite Hezbollah. Il segretario generale del movimento sciita libanese, Hasan Nasrallah, ha, di contro, accusato l’Arabia Saudita di «aver dettato le dimissioni del premier libanese Saad Hariri».

Per comprendere quanto avvenuto in queste ultime ore in Arabia Saudita, ci siamo rivolti a Silvia Colombo, Responsabile di ricerca per il Mediterraneo e il Medioriente dello IAI (Istituto Affari Internazionali).

«Dove l’Iran è presente, semina divisione e distruzione e la prova di questo atteggiamento è la sua interferenza nei paesi arabi e il profondo risentimento di Teheran contro la nazione arabaL’Iran vuole controllare il destino dei paesi della regione (…) Hezbollah è il braccio dell’Iran non solo in Libano, ma anche in altri paesi arabi». Queste le parole con cui il Premier libanese, Saad Hariri, dalla capitale dell’ Arabia Saudita, ha annunciato le dimissioni, a neanche un giorno dall’ incontro a Beirut con Ali Akbar Velayati, consigliere della guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei. Quali considerazioni è possibile fare circa le parole di Hariri?

Per comprendere le mosse di Saad Hariri e gli ultimi avvenimenti sullo scenario libanese, si deve far riferimento tanto all’ Iran quanto, soprattutto, all’ Arabia Saudita perché è da Riad che il Premier libanese ha annunciato le sue dimissioni. Questo rientra nel contesto del legame tra il partito di Hariri e gli interlocutori principali che sono dell’ Arabia Saudita, in particolare Mohammad Bin Salman, con cui Hariri stava compiendo un importante incontro. Importante incontro anche alla luce di quello di cui parleremo dopo, ovvero di questa ondata di arresti in un’ operazione di lotta alla corruzione. Le parole di Hariri di fatto rientrano in un crescendo, a cui si è assistito nelle ultime settimane, di accuse contro Hezbollah, di essere un attore destabilizzante non solo nel panorama libanese, ma anche in quello regionale più ampio, dallo Yemen, alla Siria, di essere sostenuto e incoraggiato dall’ Iran e quindi rientrano in questa retorica del conflitto tra Arabia Saudita e Iran, per cui preferirei non parlare di conflitto tra sunniti e sciiti, ma di una guerra verbale, in alcuni momenti anche molto concreta, tra quelle che continuano ad essere le due superpotenze regionali.

Sono accuse pressoché infondate perché di fatto Hezbollah è certamente un braccio militare oltre ad essere un partito politico attivo anche in Yemen, in Siria, sostenuto dall’ Iran, ma ha mantenuto, in questi mesi, dopo esser riuscito a raggiungere questo accordo per la co-partecipazione al governo così da portare un minimo di stabilità in Libano e la nomina alla Presidenza di Michel Aoun, dopo due anni abbondanti di vuoto di potere al massimo vertice dello Stato libanese, un comportamento lecitamente corretto e anche l’ accusa di un possibile assassinio diretto di Hariri da parte di Hezbollah si sta rivelando pressoché infondata. C’è dunque una longa manu, forse non troppo lunga dato che Hariri si trovava a Riad, che ha manovrato questa decisione di rassegnare le dimissioni. Si aprono scenari preoccupanti per una regione in cui si parla sempre più di un’ asse saudita-americano-israeliana contro l’ Iran che avrà come principale teatro di scontro il Libano, la Siria, l’ Iraq e, in generale, tutta l’ area mediorientale. Il Libano, certamente molto instabile, aperto alle interferenze esterne, in questo momento è il principale candidato per subire questo tipo di scontro aperto. Quindi è un attacco diretto contro l’ Iran, un attacco diretto contro Hezbollah e, di fatto, orchestrato dall’ Arabia Saudita.

Il segretario generale del movimento sciita libanese Hezbollah, Hasan Nasrallah, ha accusato l’Arabia Saudita di «aver dettato le dimissioni del premier libanese Saad Hariri» e, di fronte alle telecamere di “al Manar”, ha dichiarato che «non c’erano ragioni interne al Libano che spingessero Hariri a dimettersi. Dobbiamo ricercare le ragioni delle sue dimissioni a Riad». Quella di Nasrallah è dunque un’ analisi fondata?

Sì, è palesemente sotto gli occhi di tutti. Molti commentatori libanesi hanno anche riflettuto sul fatto che questa mossa di annunciare le proprie dimissioni da un Paese straniero, nonostante Hariri abbia anche un passaporto saudita, trattandosi, però, del Premier del Libano, abbia dimostrato, in pienezza, come fosse, sostanzialmente, un ‘pupazzo’ in mano di Riad.

Il Premier libanese, Saad Hariri in prima visita ufficiale, oggi, al Re e al Principe ereditario saudita dopo l’annuncio delle dimissioni, avrebbe paventato, come lei ricordava, il sospetto di un complotto alla sua vita. Ad ordirlo, secondo Hariri, l’ Iran.

L’ Iran non ha nessun motivo. Hariri ha avuto, finora, un ruolo veramente marginale a livello politico, molto lontano da quello che aveva avuto il padre, anche perché il Libano, al momento, ha tutt’ altro peso nella regione e, in generale, è un’ accusa che si sta rivelando del tutto infondata. Saad Hariri era stato minacciato, ma non da Hezbollah, bensì da alcune milizie sunnite, estremiste, presenti in Libano, ma anche nel resto della regione, perché lo consideravano un premier troppo debole e quindi una fonte di indebolimento del sunnismo non solo in Libano e questa debolezza aveva provocato un aumento di potere di Hezbollah e dell’ Iran che, come sappiamo, è l’ attore regionale che sta traendo maggior vantaggio dai conflitti in Iraq, in Siria. Certamente, far ricadere la responsabilità su Hezbollah è una spiegazione di comodo e rientra in questa retorica per cui guerra aperta all’ Iran, di cui Hezbollah è la manifestazione nel panorama politico libanese.

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