sabato, Aprile 17

Arabia Saudita: le molte sfide che attendono il giovane principe ereditario

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Ieri, Mohammed bin Salman (Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd), 32 anni non ancora compiuti, figlio di re Salman bin Abdul-Aziz Al Saud (82 anni a fine anno) e della sua terza moglie, Fahda bint Falah bin Sultan Al Hithalayn, al palazzo al-Safa alla Mecca, dopo la preghiera notturna del Tarawih, ha giurato come principe ereditario dell’Arabia Saudita, fresco di nomina da re Salman. Una nomina che ha scombinato la linea di successione al trono, il principe ereditario doveva essere, infatti, il nipote dell’attuale re, il 57enne Mohammed bin Nayef, il quale è anche stato rimosso dall’incarico di Ministro dell’Interno. Contestualmente, Mohammed bin Salman è stato nominato anche vice Primo Ministro e manterrà la carica di Ministro della Difesa.

Quella di Mohammed bin Salman è stata una formidabile scalata al potere, sostenuta da un padre che lo ha sempre considerato il prediletto. Giovane e ambizioso, Mohammed bin Salman da tempo era divenuto il nuovo uomo forte di Riad. La nomina in un momento assolutamente cruciale per il Paese -nel mezzo della grave crisi diplomatica innescata proprio da Riyad con il Qatar, a poche settimane dal rilancio in grande stile delle relazioni con il partner economico e politico privilegiato, gli Stati Uniti, mentre i rapporti con l’Iran diventano sempre più tesi, alla vigilia della sconfitta dell’ISIS in Iraq e Siria e alla svolta della guerra in Siriaè già di per se un segnale. L’Occidente ha bisogno di una Arabia Saudita stabile e la giovane età del principe ereditario, in un Paese solitamente governato da ultrasettantenni, è certamente una risposta che si trasforma in un segnale politico. Altresì con questa nomina si modifica il sistema di successione molto particolare che era proprio di questo regno relativamente molto giovane. L’altro segnale sta nel curriculum del principe: Salman è l’uomo delle riforme che vuole trasformare radicalmente il regno entro il 2030 riformando il welfare, incrementando il settore privato, anche straniero, e dando alle donne il diritto di voto.
Dalla salita al potere di re Salman nel gennaio di due anni fa, Mohammed bin Salman ha accumulato sempre più potere nel regno. E’ consigliere speciale di re Salman, ha sostenuto la prossima quotazione in borsa della Saudi Aramco, è colui che ha varato, nell’aprile dello scorso anno, l’ambizioso piano ‘Vision 2030’ che punta a diversificare l’economia del regno, in gran parte dipendente dalle esportazioni di petrolio.
In qualità di Ministro della Difesa, Mohammed bin Salman ha coinvolto la monarchia nella guerra in Yemen a sostegno del
Governo del Presidente e contro i ribelli sciiti Houthi, sostenuti dairivali iraniani. La coalizione araba a guida saudita che interviene in Yemen è stata più volte accusata dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani di bombardare i civili ed esacerbare la crisi umanitaria, e questo può rappresentare senza dubbio un problema agli occhi di alcuni Paesi occidentali, ma non per partner come gli USA.
Mohammed bin Salman è noto anche per la ‘linea duranei confronti dell’Iran,
musica agli orecchi dell’Amministrazione di Donald Trump. Per il nuovo principe ereditario, il dialogo con la Repubblica Islamica è impossibile perché, sostiene, l’obiettivo di Teheran è «controllare il mondo islamico», e ha definito Trump, incontrato lo scorso mese, come «un vero amico dei musulmani».

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