giovedì, Aprile 15

Arabia Saudita, io madre di un crocifisso Il dolore di una madre di un manifestante saudita pro-democrazia

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Nusra al-Ahmed, la madre del dimostrante pro-democrazia Ali Mohammed al-Nimr, l’adolescente saudita ora nel braccio della morte, condannato alla crocifissione e decapitazione, parla del calvario della sua famiglia. In un’intervista esclusiva per il Guardian, si riflette su come si sta vivendo giorno per giorno, sapendo che suo figlio può essere giustiziato in qualsiasi momento. Ali aveva 17 anni quando è stato arrestato in seguito a una manifestazione durante la Primavera Araba, e da allora tutto il mondo, dalla politica a quello delle celebrità, ha mostrato la propria indignazione. Ma anche l’ultimo appello è stato respinto: «per ogni persona un minuto è fatto di 60 secondi, per me è fatto di 60 colpi di dolore, è così che mi sento. Nessun umano sano di mente si scaglierebbe contro un bambino di 17 anni con una sentenza del genere. E perché poi? Non ha ucciso, non ha rubato. Nessuno potrebbe accettare delle leggi così selvagge, disgustose. Un giudice dovrebbe essere nella posizione di un padre, essere più misericordioso degli altri. Quando ho visitato mio figlio la prima volta non l’ho riconosciuto. Aveva una ferita sulla fronte. Durante l’interrogatorio era stato picchiato, schiaffeggiato… gli sono caduti i denti. Per un mese ha urinato sangue. Sentiva l’intero corpo in pena. Mi ha detto che l’importante era che io rimanessi forte, ‘non farti indebolire da quello che succede, quello che succede a me succede anche ad altri. Non sono l’unica persona che ha sofferto ingiustizia e non sarò l’ultima a essere uccisa ingiustamente’, mi ha detto. A parte questo, rideva. Prima non avrei mai potuto immaginare di avere questa forza, ma ce l’ho perché sono nel giusto. Lui mi dice di essere un uomo che vive nella speranza, e io sono felice di compiere la sua volontà».

(tratto dal canale ‘Youtube’, con video ripreso da ‘The Guardian’)

 

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