mercoledì, Aprile 14

Arabia Saudita e l’eugenetica religiosa Storicamente lo Yemen non ha mai sperimentato un tale grado di dolore e disperazione

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Ad agosto la Croce Rossa si è unita alle voci degli altri gruppi umanitari nel condannare la guerra dell’Arabia Saudita in Yemen, sollevando l’attenzione su Riyadh.

Peter Maurer, capo della Croce Rossa internazionale, ha detto senza mezzi termini ai giornalisti di aver assistito raramente a tale grado di devastazione «Dopo cinque mesi lo Yemen mi sembra la Siria dopo cinque anni. Le immagini da Sanaa e Aden mi ricordano quello che ho visto in Siria».

Ha poi sottolineato: «La potenza di fuoco con cui viene combattuta questa guerra, a terra e in volo, sta causando ulteriori sofferenze rispetto ad altre società più forti, con infrastrutture migliori e gente più ricca che ha la possibilità di fuggire».

Lo Yemen è un Paese in rovina ma è anche una nazione in lutto costante, poiché tutti i giorni la sua gente viene inesorabilmente uccisa, ultime vittime della campagna militare espansionistica di Riyadh in Medio Oriente.

Secondo le stime ufficiali dell’UNICEF “Sono state uccise quasi 2800 persone e quasi 13000 ferite (compresi rispettivamente 279 bambini uccisi e 402 feriti). Circa un milione di persone sono state sfollate internamente (un aumento del 122% dall’inizio della crisi) e circa 400.000 hanno cercato protezione nei paesi limitrofi”.

Malgrado queste cifre siano agghiaccianti, sono inferiori a quelle reali. Alcune agenzie sul territorio hanno già avanzato l’ipotesi secondo la quale sono stati uccisi più di 500 bambini nei raid aerei sauditi, più precisamente nel nord dello Yemen, dove le battaglie sono state più devastanti e aggressive.

Per quelli che sono riusciti a trovare un riparo, le condizioni di vita sono catastrofiche. Dieci milioni di bambini sono senza acqua ed elettricità con poco cibo e nessun accesso alle strutture sanitarie e sono a rischio malattie e fame; ancora una volta il nord dello Yemen ha subito più di tutti gli altri paesi il peso della crisi.

Storicamente lo Yemen non ha mai sperimentato un tale grado di dolore e disperazione. Generalmente, le guerre sono talmente cruente da richiedere il pieno di sangue prima di far tacere le armi, da questo punto di vista la campagna dell’Arabia Saudita in Yemen è tutto fuorché ordinaria.

La politica estera dell’Arabia Saudita in Medio Oriente tradisce un programma segreto allarmante e un po’ inquietante che fa rima con l’ingegneria etnica e l’eugenetica religiosa.

Finora in pochi hanno compreso realmente la situazione a causa del controllo prepotente e totale di Riyadh sui media e sulla politica, ma è tempo di imparare a riconoscere la campagna di Al Saud per ciò che è realmente: uno sforzo concertato per purificare la regione da tutte le minoranze religiose, iniziando da quella sciita, la sua nemesi.

In parole povere, le minoranze religiose stanno soffrendo una morte lenta e dolorosa sotto l’influenza dell’Arabia Saudita.

Dalla Siria al Bahrain, la campagna eugenetica del regno minaccia il patrimonio etnico e religioso della regione.

In un’intervista dello scorso aprile, l’ambasciatore saudita negli Stati Uniti Adel Al-Jubeir ha svelato la determinazione di Riyadh nel portare a termine i suoi progetti a qualunque costo. Ha affermato: «Questa campagna sta avendo un impatto enorme in Yemen e non è ancora finita. Per noi il fallimento non è un’opzione. Distruggeremo gli Huthi se si rifiutano di ragionare».

Leggendo tra le righe, gli Huthi saranno distrutti perché rappresentano una sfida religiosa all’egemonia del wahabbismo nella regione. Gli Huthi, e la maggior parte degli abitanti del nord dello Yemen, sono zaidisti cioè appartenenti a un ramo dell’Islam sciita.

Mentre lo Yemen del sud ha beneficiato di aiuti umanitari, quindi, quello del nord ha visto un picco di violenza e i suoi porti impediscono il trasporto di cibo e medicinali.

L’Arabia Saudita è una teocrazia assoluta e, come tale, la sua stessa ragion d’essere è radicata nell’interpretazione violenta e reazionaria dell’Islam: il wahhabismo. Uno dei capisaldi del quale è la distruzione di tutte le sette religiose, islamiche o di altra natura.

Mentre il movimento neo-eugenetico di Riyadh ha assunto diverse forme, che operano sotto varie denominazioni a seconda dei paesi a cui si rivolgono, la corrente di base è la distruzione del pluralismo religioso.

Utilizzando un linguaggio usuale in Medio Oriente, Riyadh ha giocato la carta settaria, battezzando il movimento di resistenza al movimento eugenetico la cosiddetta minaccia della ‘Mezzaluna sciita’. Ma la minaccia viene da Riyad.

 

Traduzione di Roberta Cotroneo

 

 

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