domenica, Agosto 1

Apologia della gentilezza Sembra sempre più eclissata dal nostro quotidiano una virtù e un dovere verso noi stessi e gli altri

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Dopo avervi confidato ieri il mio rovello, fra la situazione senza luci all’orizzonte a L’Aquila e il dissesto diffuso dei Beni Culturali, oggi mi lancio su riflessioni etiche, che, in fondo, servono a tentare di spiegarsi certe derive.

L’altra sera ho postato su Facebook un articolo de’ ‘Il Messaggero’ che solo apparentemente poteva sembrare un pour parler. Il titolo era già tutto un messaggio: ‘Siamo sempre più scortesi, ma la gentilezza è l’orizzonte dell’umanità. Ho fatto un po’ di analisi e il lievitare della scortesia mi è sembrato evidente come il sole nel cielo.

Il primo problema è che, persino in maniera subliminale, le cattive maniere si sono impadronite dei nostri comportamenti, irrozzendo il nostro approccio con gli altri. Non faccio sconto a me stessa solo perché sto qui a comporre questi lai. Posso, però, obiettare che, a volte, si tratta solo di legittima difesa e si risponde alla cafoneria con la cafonaggine, altrimenti si rischia di rimanere incompresi e di esser presi anche per grulli.

Vi sono i maleducati incatramati che non capiscono altro linguaggio che il loro, imbottito di turpiloquio   -che siano scaricatori di porto o ministri, critici d’arte o giornalisti- e le guance da offrire diventano un po’ troppe. Ci sono persino quelli che, apparentemente appaiono gentili; anzi, gentilissimi, ma hanno quel tasso attossicante di falsa cortesia da essere persino più pericolosi di coloro che ti piantano due dita negli occhi. In tanti anni di vita non sono stata ancora capace di corazzarmi anche contro le piccolissime punzecchiature e invidio tanto coloro che sembrano partoriti da un armadillo.

Questo fattore di sensibilità quasi patologica mi fa bruciare sulla pelle l’ipocrisia altrui e, dunque, sto lì persino imbambolata di fronte all’uso disinvolto della non-gentilezza finanche da parte dei bambini piccoli. Naturalmente, alla gentilezza si viene educati sin dalla culla e non si può, semplicemente, liquidare certi comportamenti come una questione di indole.

Come dice l’articolo che mi ha dato l’ispirazione: «Siamo diventati un popolo di cafoni. [ … ] nella vita quotidiana degli italiani, dalla famiglia al condominio, dalla strada a un mezzo di trasporto, si è consumata una vera deriva antropologica, della quale l’eclissi della gentilezza è forse la spia più evidente e più facile da misurare».

Sembra quasi  -indicherebbe l’articolo-  che, dopo un moto ascendente verso la civilizzazione, precipitosamente abbiamo innescato la marcia indietro. Ne faccio esperienza per un piccolissimo particolare, quotidianamente, quando vado al mio bar preferito a mangiare i ‘lieviti’ buonissimi per colazione. Vengo considerata, specialmente dalla proprietaria alla cassa, una rompiballe da trattare con una intolleranza mal celata, perché in pieno inverno, ‘pretendo’ che chi entra, trovando la vetrata chiusa, la richiuda dopo essere passato.

Finché è estate, un po’ di arietta è quasi un ristoro: ma a gennaio o febbraio, alle 7.30 del mattino, quando lì lì nevica? Più volte mi è capitato di alzarmi dal tavolino ove me ne stavo pacificamente a sorbire il marocchino ed a godermi il triangolo alla marmellata chiara per andare a richiudere la vetrina, lasciata aperta da clienti ai quali, darwinianamente, non si è ancora staccata la coda dal coccige, venendo fulminata con un’occhiataccia dalla ‘padrona di casa’.

Quasi per vendetta, sapendo che mi sarebbe piaciuto dare uno sguardo a ‘Il Fatto Quotidiano’ messo, con altri quotidiani, a disposizione dei clienti, lei indugiava nel pinzarne le pagine per poi passarlo ad un maschietto che, forse lusinga la sua femminilità. Eppure, logica vorrebbe  -e regole commerciali pure-  che i clienti fossero trattati con una certa cortesia e non guardati come zavorra che mendica una colazione. Meno male che ci sono i dipendenti a controbilanciare questa premeditata acredine e ad accogliermi con un sorriso sincero …

Ho fatto questo minuscolo esempio, montandoci su l’Odissea, per stare a dimostrare come ormai la gentilezza sia merce rara nei rapporti umani e si parte innanzitutto lancia in resta, considerando ‘gli altri’ potenziali antagonisti. Di che, non si sa…

Testimonia l’articolo che mi ha sollecitata: «In pochi anni nelle nostre case, secondo una ricerca dell’associazione Gentietude che promuove uno stile di vita fondato sulle buone maniere, in quasi la metà delle famiglie italiane sono state rimosse le parole “Grazie, Per favore, Posso?”. Cancellate. A rimetterle in campo ci ha dovuto pensare Papa Francesco che con il suo linguaggio diretto ha invocato, non solo per i cristiani, l’uso di tre parole per dare longevità alla vita matrimoniale. “Grazie, Permesso e Scusa”».

Sì, il matrimonio… con l’alibi che si diventa una carne sola, masochisticamente si fustiga con le cattive maniere metà di questa carne: non solo con le urla e l’aggressività, ma anche col silenzio, l’indifferenza, persino con quelle che vorrebbero sembrare giocose punzecchiature e mimetizzano, invece, un pizzico di disprezzo. Forse per riequilibrare una percezione di microinferiorità, si ricorre a un sarcasmo che si vuole far passare per affettuosa ironia.

L’analisi scava nel profondo per dare spiegazioni fondate a quest’involuzione: «C’è il peso di una crisi economica ormai al quinto anno abbondante, con tutte le incognite sul futuro e con un popolo che ha accumulato, come quelle batterie che si autoalimentano, rabbia mista a indignazione, invidia sociale mescolata con il risentimento. [ … ] Poi stiamo pagando il conto di una perdita progressiva di senso, inteso come senso delle parole e senso civico».

E il senso civico, appunto? Missing. Scrive il Collega (il pezzo non è firmato, non è gentile nascondersi nell’anonimato… chissà come si comporta nella vita di tutti i giorni?): «Quanto alla perdita del senso civico, che gli italiani hanno sempre coltivato a basse dosi, abbiamo fatto un salto indietro, nel vuoto, dal 1958 quando Aldo Moro decise di introdurre come materia obbligatoria nelle scuole medie e superiori l’Educazione civica, ancorata non a caso all’insegnamento della Storia. A colpi di riforme, controriforme e sperimentazioni, come l’idea astratta di introdurre corsi intitolati ‘Cittadinanza e Costituzione’, alla fine un risultato si è ottenuto: di fatto nessuno insegna ai ragazzi l’educazione civica, cioè la gentilezza della convivenza, l’importanza della cortesia».

Però, come pratoline nel deserto, abbiamo sete di gentilezza, nutrimento della nostra anima. E capiamo che è persino un do ut des e ci viene pure utile. Cosicché, possiamo lentamente scoprire che «essere gentili conviene (tra l’altro non costa nulla) e non esserlo è uno spreco in termini di qualità della vita, sentimenti e salute compresi. [ … ] Un concetto che oggi circola molto attraverso il canale di Internet», da il Movimento italiano per la Gentilezza., ai corsi, eccc..

Intanto, io ringrazio di vero cuore coloro che sono arrivati fino alla fine di questa mia predica savonaroliana pro-gentilezza … Prometto che sarò sorridente e gentile con chiunque ricambierà le mie attenzioni.

 

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