venerdì, Luglio 30

Antologia di cattivi pensieri Come salvare questo Paese da un senso civico completamente sconosciuto?

0

atac 

 

Certo, nella mia turris eburnea culturale, me la canto e me la suono da sola, beandomi in stimolanti colloqui con esponenti dell’Italia ‘maggiore’, quella che pensa e non si fa intortare dal potentior di turno. Ieri vi ho trasmesso le riflessioni sulla lingua italiana del professor Luca Serianni e mi son sentita molto gratificata.

Purtroppo, però, il quotidiano irrompe e mi lascia persino un po’ intontita, con la sua meschinità senza alibi.

Prendete ieri, alle 11:10, sul bus 280, su cui son salita al capolinea di piazza Mancini. Il veicolo era di quelli nuovi di pacca, che ti annunciano la prossima fermata con voce metallica e su cui funziona finanche l’aria condizionata. L’autista ricambiava il tuo sorriso (incredibile dictu!).

Una famigliola di turisti di provenienza ignota -non riesco a capire neanche se sono italiani-, formata da padre, madre e due ragazzini fra i 5 e i 7 anni, ha occupato i primi posti, ma c’è un sacco di spazio e non c’è nulla da obiettare.
Mi casca l’occhio sulla postura paterna e sulle sue scarpe da tennis con le suole sporche posate sul sediolino di fronte, bianco; ha cambiato più posizioni ma ha continuato a strusciare quelle suole fetenti sul posto dirimpetto, ormai tatuato con le sue impronte.
In un primo tempo, uno dei figli ha lasciato la sua postazione e si è posizionato sul sedile insozzato, strofinandosi ben bene e, involontariamente, fornendo un servizio di pulizia utile alla comunità.
Poi, come tutti i suoi coetanei, si è stancato presto e ha cambiato ubicazione, consentendo al padre di riprendere la sua opera di untore dei sediolini pubblici.
E’ salita una signora anziana e ha chiesto di sedersi nel posto incriminato, per fortuna senza accorgersi di essere capitata in un covo di sporcizia che si è trasferita ipso facto sulla sua gonna.
Io friggevo, mi sarei catapultata come un’Erinni sull’inurbano passeggero, reo, a mio avviso, anche di essere il passepartout per i suoi figli verso un’esistenza da maleducati.
La moglie? Imperterrita scrutava una cartina, come se dovesse trarne auspici profetici. Ho deciso di soprassedere. So di essere un’impulsiva e non escludo che mi sarei fatta prendere una mano fino a giungere ad insultarlo sanguinariamente. L’ho svergognato su Facebook, questo sì «Un imbecille sul bus con le scarpe a sporcare il sedile. Che faccio, intervengo?»
Ho trovato solidarietà dagli amici, che mi hanno invitato a intervenire.

Mia sorella, che mi conosce meglio di tutti  -e che è un’attaccabrighe di suo, ma quando si tratta di me, diventa miracolosamente laissez faire- ha risposto così: «Ma non riesci a stare un poco buonina, no? Forse era stanco ma cedendo il posto alla vecchietta (eri tu?) ha dimostrato di aver ricevuto una buona educazione con qualche ora di assenza quando si parlava di dove tenere i piedi sul bus…..»
La vecchietta non ero io… parla lei che ha solo 3 anni e mezzo meno di me… ma quella povera malcapitata che ha ripulito il sedile per i futuri occupanti.
Perché vi ho attaccato questo pippone malmostoso, da vecchia zitella di ritorno quale io sono? Non potevo covarmelo nel mio malumore, magari spiattellandolo a qualche tapino che mi capitava a tiro?
Perché, a mio modo di vedere, questo minuscolo episodio è un esempio lampante dell’italiano medio, che se ne impippa del resto della società.
Mi va d’insozzare il sedile (a proposito, a futura memoria, nella scia della loro uscita, i quattro hanno lasciato sul bus anche una lattina vuota) e di ignorare che, apres moi, non c’è le deluge ma un altro essere umano che dovrà sedersi sul verminaio di microbi che ho trasmesso al sedile? Embé, chiessenefrega?
I miei figli
, in una gara al ‘miglioramento’ della specie dei maleducati, appena autonomi  -e forse ben prima, ma io mi guarderò bene dallo sgridarli-  vandalizzeranno o saranno dei bulletti? Embé, chissenefrega, come cittadino mi compete, mi è dovuto.
Forse (ma solo forse) pago persino le tasse…

Quest’ultima affermazione introduce un altro fatterello capitatomi, che fa da pendant al primo … anzi è ben più grave.
Sabato sera 2 agosto, Isola Tiberina. L’Estate Romana ha posizionato qui un luogo di ritrovo, ricco di locali, una ‘Grande Bellezza’ de noartri.
Il fiume scende maestosamente vorticoso, su una rapida galleggiano strani oggetti, l’arietta è stuzzicherella. Tutto congiura per favorire la decisione di fermarsi a mangiare un boccone.
Poiché sono una estimatrice dei ristoranti quotati (colgo l’occasione per esprimere il mio cordoglio per la morte di Stefano Bonilli, fondatore del ‘Gambero Rosso’, fulminato da un infarto al miocardio a 67 anni), la meta è il Ristorante ‘Giuda Ballerino’, che ha questa succursale on the river della sede in via Appio Claudio e che ha mietuto recensioni favorevoli anche su Trip Advisor.
Appena seduti, la ragazza che accoglie precisa che hanno il Pos rotto. I contanti ci sono per mangiare senza problemi, ma l’episodio indispone. Nel tavolo accanto, tre clienti subiscono il medesimo cerimoniale. Loro i contanti non ce l’hanno. La medesima ragazza è generosa di indicazioni sui più vicini Bancomat.
Io mi tengo a stento: ma come, la battaglia del POS è uno dei punti di forza del Governo per la lotta all’evasione… e qui bellamente la si glissa? Il mancato utilizzo dei POS senza la deterrenza di una penalità è una battaglia contro i mulini a vento e questo episodio lo dimostra.
Senza dimenticare che mi è capitato di incrociare molti ristoranti che hanno più di un POS: come mai qui no?
A fine pasto, ecco un altro elemento sospetto. Arriva un fogliettino, simile ad uno scontrino. Un avventore distratto potrebbe scambiarlo per tale e pagare senza batter ciglio.
Io, che sono donna di mondo  -non si hanno padre e sorella commercialisti invano-  ho precisato che, dopo quel pre-conto, mi aspettavo lo scontrino. Che è arrivato.
Ma quanti si son bevuti la pantomima del suddetto preconto, specie in quelle comitive caciarone, distratte dai loro scambi di allegre battute; oppure fra gli stranieri forse anche inconsapevoli di certe regole?
Mi chiedo come mai la Guardia di Finanza non giri in questi affollati luoghi di ritrovo il sabato sera.
Devo confessare che ho atteso la messaggera del POS fuori uso per lanciarle un larvato avvertimento: “Cercate di far riparare al più presto l’apparecchio, perché io riferirò“. A chi, l’ho taciuto; ma ho covato questo racconto con una certa determinazione.
Anche perché, sull’angelo custode FB avevo letto il post di un collega giornalista che segnalava una pandemia di POS inservibili nei ristoranti di Forte dei Marmi.
Insomma, una strategia consolidata e praticata da molti. Può capitare un POS in avaria; ma si previene avendone più d’uno e provvedendo ad una pronta riparazione.

Finiamo in bellezza con la notizia circolata sui giornali, riguardante la signora ambasciatrice d’Italia in India, Madama Mancini, che deve aver talmente triturato gli zebedei al consorte sui danni arrecati dal bucatino degli indumenti dei due Marò, appeso ad asciugare a una cancellata del parco residenziale  -pare che il cottage dove sono ospitati sia appartato, rispetto al corpo di fabbrica principale dell’Ambasciata d’Italia-  che il tormentato ha fatto provvedere ad una riparazione ad horas della stessa, addebitandola poi al Ministero degli Affari Esteri. Il costo? 400 Euro. Bel colpo in un luogo in cui la ‘bassa manovalanza’ che è quella sufficiente per ripitturare la cancellata, ha paghe da fame, che so, 3 euro al giorno… L’avrà ripitturata il Butler di casa, in guanti di capretto bianco?
Un faux pas che accomuna marito e moglie e che non va certo a loro onore… visto anche l’appannaggio mensile di lui, che non è certo da precario a mille euro, ma 20 volte tanto.
Quasi quasi detraiamo la suddetta somma dai 5 milioni di euro di onorario dei legali ingaggiati per difendere inanemente i Marò… si chiede sempre uno sconticino, no?

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->