venerdì, Ottobre 22

Antipolitica, note a margine

0

La politica, che sbrigativamente, e con una certa approssimazione, facendoci forte di una delle definizioni che ne da l’Enciclopedia Treccani, è attualmente considerata come l’attività sociale mirante a raggiungere obiettivi di ‘bene comune’. Sotto un profilo storico, essa  può considerarsi nata in Grecia nel settimo o ottavo secolo A.C. grazie alle opere teoriche soprattuto di Platone e Aristotele. Ben altro spazio, rispetto a quelle riportato da noi, mirabilmente approfondito e scandagliato, figura nella Enciclopedia a questa voce. Le brevi nozioni riportate, ci appaiono però sufficienti, per dare un minimo di inquadratura al nostro argomento del giorno.

La cosa che appare veramente stucchevole, datata anzi, direi proprio rancida, consiste nei continui ‘anatemi’ che vengono scagliati negli agoni, che un tempo potevano definirsi ancora “politici”. Tenendo sempre per buona la definizione di politica come attività sociale rivolta al ‘bene comune’. Da  decenni nutrono il nostro popolo di qualche ‘anti’. Alcuni li ritengono ancora buoni da utilizzare per tutte le stagioni. Si può così agevolmente spaziare dagli ‘antifascismi’ agli ‘anticomunismi’ di un tempo, agli ‘anti’ contemporanei.  Gli ‘antieuropeisti’ o l’’antipolitica’, termine coniato per ultimo o comunque più recentemente. Sempre nel campo di sterili ‘anatemi’ sguazzano. Quello che rattrista e allarma, è che in questa ultima esternazione, quello della denuncia di una ipotetica ‘antipolitica’, si  avventurano con vero e proprio sprezzo  del ridicolo tutte le cosiddette Autorità. L’espressione usata, può apparire forte. In essa non vi è alcun intendimento offensivo o denigratorio.  Le alte Autorità che si sono pronunciate in tal senso, non possono  suscitare che sentimenti di  tristezza e allarme. Tristezza perché, se livelli sloganistici, di rozza semplificazione dei fatti e dei concetti, vengono scelti come strumenti di comunicazione anche dai rappresentanti apicali della nostra vita pubblica, vuole dire che questi ultimi sentono molto allentato il ‘dovere’ di analisi e conseguente possibilità di spiegazione e illustrazione, di tangibili strategie atte a contrastare la paventata iattura della ‘antipolitica’. Allarme, poiché se si giunge ad argomentazioni così evanescenti,  buone per qualsiasi corteo di protesta rionale, vuole dire proprio che come si dice a Roma ‘stanno alla frutta’. Intendendo dire con ciò, che stanno alla fine. Il sistema e la casta sono alla fine.

Sono dichiarazioni queste, che denunciano intrinsecamente  una debolezza infinita. Non vedo come potrebbe essere altrimenti in una Nazione, nella quale a stento, vota meno della metà degli aventi diritto. Certo c’è subito di supporto, a giustificazione di questo vero e proprio svuotamento di rappresentanza e autorevolezza delle Istituzioni democratiche, lo sguaiato sventolare del ‘mostro’ del momento. L’’Antipolitica’ per l’appunto, che sovente i tanti ‘impegnati a sputtanare’ il dissenso dei dotati di un minimo di senso critico e della realtà, pongono forzatamente a braccetto con il ‘qualunquismo’. Il piccolo dettaglio che forse qualcuno dovrebbe prendersi la briga di spiegare, è del come si fa ad essere ‘anti’ rispetto una cosa che non esiste più. Morta, sepolta, oltraggiata dal pigolare di masnade di quaquaraqua. I cittadini di Roma, rispetto agli ultimi fatti di cronaca potrebbero ben testimoniarlo. Si sono recati, anche se in numero molto ridotto rispetto alla tradizione, esprimendo nel segreto delle urne la propria legittima opzione politica. Il tutto a coronamento di una scialba campagna elettorale, nella quale ancora faceva capolino qualche ‘trinariciuto’ in buona fede, che faceva legittima propaganda per la formazione politica di appartenenza. Salvo poi venire a scoprire che tutti ma proprio tutti, avevano votato a loro insaputa per la premiata ditta Buzzi-Carminati. E di fronte a cose di questo livello, che non sono altro che gli ulteriori sintomi di un meccanismo in putrefazione, le anime belle, con alati pronunciamenti addossano colpe e responsabilità alla ‘antipolitica’. Ossia ai quei larghissimi e crescenti strati di popolazione, che non ce la fanno più ad essere seviziati da Equitalia, che hanno orizzonti pensionistici miserevoli, che per poter usufruire di un minimo servizio cui hanno diritto c’è bisogno di avere una ‘conoscenza’, di una burocrazia oppressiva e causa non ultima della disoccupazione, di genitori che contro il loro profondo sentire, esortano i figli a cercare altri lidi ove poter costruire un futuro.

I santoni protettori dell’euro sistema, almanaccano di slogan che dovrebbero coagulare energie sociali e consenso. Sono sempre più soli, oramai si parlano solo tra di loro. Sicuramente saranno ‘sazi’ degli scempi operati. Certo non mi sembrano ‘disperati’ per i misfatti compiuti. Tragicamente isolati quello proprio si. Ne hanno fatte veramente troppe. Il concetto di ‘bene comune’, potrà riaffacciarsi solo quando i partiti riprenderanno ad essere contenitori e promotori di progettualità e idealità. Non bande militarmente l’un contro l’altre armate a presidio degli svariati comitati d’affari. Quindi la ‘Politica’ alta nobile con spessori di passioni ed emozioni che fanno partecipare intensamente i cittadini alla vita della polis. A fronte di tanti provvedimenti adottati, dai tratti francamente demenziali o deliranti, per anni non sono riuscito a spiegarmi, come fosse possibile che i rappresentanti della ‘casta’ potessero essere così cretini. Tema che ha angustiato la mia mente per lungo tempo.

Ora sono pacificato, grazie al dono, che metterò con il maggior dei riguardi sotto l’albero, che mi ha fatto la premiata ditta Buzzi-Carminati. Mi hanno fatto capire ciò che è sotto gli occhi di tutti,  che i cretini non erano loro, indaffarati nei vari comitati d’affari, a difesa dei quali operavano provvedimenti privi di qualsiasi nesso logico, ma che il cretino impareggiabile, ero io e purtroppo tanti altri come me. In tempi di crisi però il lusso del ‘cretino’ non ce lo si può più permettere. Mio figlio di undici anni mi ha confessato ieri, con una punta di amarezza, che ha capito che Babbo Natale non esiste. Non ho avuto il coraggio di dirgli tutti gli ideali e le persone nelle quali avevo creduto. Compreso e accertato,  che il ‘cretino’ sono io, sicuramente mi sento più pacificato, ma anche molto più solo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->