giovedì, Ottobre 28

Animali in via di estinzione a causa di incendi e uragani Biologi e Guardie forestali si mobilitano per salvaguardare le specie animali dai cataclismi

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Fra le principali cause che possono determinare l’estinzione delle specie animali, vi sono uragani e incendi che, con la loro potenza distruttiva, possono mettere seriamente in pericolo le creature viventi, distruggendo il loro habitat naturale.

Nello specifico, gli incendi sono provocati dal clima secco, dalle temperature elevate e dai forti venti, che tendono ad alimentare le fiamme che, spesso, si propagano a dismisura, bruciando ettari di vegetazione. Gli uragani, invece, sono tempeste tropicali di enormi dimensioni, che possono raggiungere la velocità di 257 chilometri orari e si verificano solo in certi periodi dell’anno, più o meno da giugno a novembre.

Quest’estate un incendio è avvenuto nella Foresta Nazionale di Prescott, in Arizona, ed ha distrutto più di 2000 ettari di bosco, costringendo numerose famiglie, che abitavano nella zona, ad evacuare. Nello stesso periodo, anche la California è stata vittima di uno dei più gravi ed estesi incendi della storia. In ambedue le occasioni, sono state messe in pericolo molte specie animali.

In Arizona, ad esempio, solo 35 dei 250 esemplari di scoiattolo rosso sono sopravvissuti. Questo animaletto vive principalmente sugli alberi e si nutre di frutta, noci e ghiande, delle quali fa una cospicua scorta durante il periodo estivo, per non essere a corto di provviste, soprattutto nella stagione invernale, e grazie al suo istinto di sopravvivenza e al suo imbattibile fiuto è riuscito a scampare all’incendio.

Ma lo scoiattolo rosso non è stato l’unico animale che è riuscito a preservare la sua specie, perché i biologi sono anche riusciti a salvare le trote Gila e Apache che vivono nei fiumi dell’Arizona e del Nuovo Messico.

Nella California meridionale, invece, la rana gialla, che popola i ruscelli che scorrono dai monti San Gabriel, San Bernardino e San Jacinto, potrebbe affrontare un duro inverno, visto che gli incendi hanno completamente distrutto il suo habitat naturale. Lo stesso vale per i salmoni, una specie in via di estinzione, che potrebbero ingerire le particelle nocive, come cenere e rametti carbonizzati, provenienti dall’incendio, che si depositano nel fondo del fiume e morire.

In questi Paesi, gli incendi sono un fenomeno frequente e non tutti gli animali si lasciano sorprendere dal fuoco. Infatti, la maggior parte di essi riesce ad intuire il pericolo e a fuggire via. Ad esempio, i rettili si mimetizzano con l’ambiente circostante, gli anfibi si rifugiano nei fiumi, i volatili si nascondono nei tronchi degli alberi e così via.

Il calore può uccidere anche i microrganismi sepolti nel sottosuolo, come i funghi. Jane Smith, un micologo che lavora presso il Servizio Forestale statunitense di Corvallis, in Oregon, ha misurato le temperature del terreno, durante la propagazione di un incendio, ed ha notato che la temperatura può arrivare fino a 1.292 gradi Fahrenheit (700 gradi Celsius), e ciò significa che qualsiasi specie vivente non potrebbe sopravvivere in questi condizioni.

Non tutti sono a conoscenza del fatto che un incendio possa apportare benefici, data la potenza distruttiva con la quale si scatena, ma in alcuni luoghi, ad esempio, è stato documentato che certi coleotteri si sono posati sulle cortecce degli alberi bruciati e, lì, hanno costruito il loro nido.

Quello che accade dopo un incendio dipende dal paesaggio, dalla gravità del fuoco e dalle specie coinvolte, perché l’evento produce sempre una serie di cambiamenti che coinvolgono creature viventi, come piante, microbi, funghi e altri organismi che colonizzano la terra bruciata. Anche i corsi d’acqua, che attraversano un’area arsa dal fuoco, possono cambiare. Il flusso d’acqua, la torbidità, la struttura chimica possono essere alterati e, persino, i pesci possono decidere di stabilirsi in quei fiumi o recarsi altrove.

Negli ultimi anni, il naturale susseguirsi degli incendi ha determinato una campagna preventiva per evitare che ci potessero essere delle conseguenze irreversibili per l’ambiente, ma l’elemento che è stato da sempre sottovalutato, anche se può risultare contraddittorio, è che molte specie animali si sono evolute grazie alla nuova formazione di un terreno fertile, nato dalla combustione avvenuta durante l’incendio.

Oltre agli incendi, le cause scatenanti che hanno determinato l’estinzione della specie animale sono stati gli uragani che si sono abbattuti, principalmente, nelle zone dell’Oceano Pacifico e dei Caraibi, durante il periodo estivo.

L’uragano Maria ha provocato danni catastrofici, soprattutto sull’isola di Porto Rico, e ha sterminato pappagalli nativi di quelle zone, caratterizzati da un piumaggio variopinto e da un’apertura alare notevole; mentre la maggior parte dei pappagalli della specie Iguaca Aviary è sopravvissuta.

L’uragano Irma, invece, manifestatosi nelle isole a Nord-Est dei Caraibi, ha distrutto: una specie rarissima di farfalle azzurre, moltissimi esemplari di volatili, come il rondone di Schaus, migliaia di tartarughe marine, ma i lamantini, che sono mammiferi acquatici pacifici e giocosi, si sono fortunatamente salvati.

Quest’anno la città di Miami, consapevole dell’arrivo dell’uragano Irma, è riuscita a mettere al sicuro i suoi animali, memore di quanto è accaduto nella tragedia di Katrina. Così, si sono mobilitati addetti del parco zoologico e centri d’accoglienza per animali domestici per scongiurare il pericolo.

Avvoltoi bianchi, a rischio di estinzione, e fenicotteri rosa sono stati collocati in un bunker costruito con il cemento; mentre animali di grossa taglia, come leoni, elefanti e scimmie, sono rimasti allo zoo.

Dunque, entri ricreativi, palestre scolastiche, locali disabitati e abitazioni di comuni cittadini sono diventati l’alloggio provvisorio di molti animali e, vista l’emergenza, l’amministrazione di Miami ha aperto numerosi rifugi pet-friendly per poter dare assistenza agli animali, anche se secondo una fonte locale, quelli da proteggere sarebbero stati circa un migliaio.

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