mercoledì, Giugno 23

Animali in (lento) avvicinamento

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Sul piano globale la situazione degli animali rimane drammatica, direi indegna della nostra specie, ma il numero degli individui guadagnati alla loro causa cresce in modo significativo, malgrado gli indifferenti e le armi di dissuasione, la più gettonata è anche la più banale. Insomma, amate gli animali -urlano costoro- mentre frotte di bambini muoiono ogni giorno di fame. Inutile dire che dietro simili obiezioni si nascondono spesso individui che, nel dubbio, ignorano equamente animali e bambini e fanno finta di non sapere che per favorire l’esercizio di un diritto non è necessario limitarne altri. I diritti sono come i partecipanti alle feste paesane, più siamo meglio stiamo.

Avvicinarci agli animali conviene, si tratta di relazioni che allargano gli orizzonti della nostra sensibilità, non certo specializzandola, perché essa non funziona come un interruttore, acceso-spento, e neppure come il pensiero dei bambini piccoli, sedotto dalle dicotomie nette. Amare veramente i non umani può essere conseguenza solo di un’apertura verso la vita in generale, e quando le cose non vanno così vi è qualcosa da correggere, forse ci si sta incistando in un rapporto immaturo e primitivo, che contempla una sola volontà e un solo bisogno, quelli dell’umano. Il caso del dentista bracconiere è un’estensione violenta di tale egoismo.

David Hockney, grande pittore britannico quasi ottantenne, parlando del rapporto col suo cane e del lutto che gli procurò la sua scomparsa, diceva che chi possiede un animale non dovrebbe mai viaggiare. Si riferiva alla sofferenza silenziosa che invadeva il suo amico non umano quando il pittore era in viaggio per rubare qualche segreto alla natura. Mi pare che in questo pensiero compassionevole, capace di farsi carico della malinconia del cane orfano del padrone, ci sia il grimaldello per comprendere quanto possa essere utile all’intera umanità il progressivo interesse verso il regno animale, che ci educa a posare lo sguardo dove solitamente passiamo distrattamente, anche sui nostri simili.

Solo una convinta consapevolezza dei diritti degli animali non umani, e non certo le mode alimentari o estetiche del momento, può, ad esempio, influenzare un altro aspetto fondamentale del nostro rapporto con loro, le abitudini alimentari. Anche in questo caso senza fanatismi, semmai con la chiara consapevolezza che non si può poggiare in eterno il proprio progresso sulle spalle di altre creature, che in fondo, come tutti noi, vorrebbero contare qualcosa per qualcuno e lasciare la loro impronta, piccola o grande che sia, sulla casa comune, dove molti dei loro progenitori c’erano da centinaia di milioni di anni prima che noi apparissimo. C’è spazio anche per quelli che non ce la sentono di rinunciare alla carne, ai quali basterebbe dimezzare il suo consumo per migliorare e risparmiare la vita di miliardi di creature. Si pensi che solo lo scorso anno in Cina sono stati uccisi 500 milioni di maiali, senza contare gli altri animali.

Questo vale anche per la pratica della vivisezione, la cui prima utilità è di natura commerciale, considerati i milioni di esemplari che ogni anno vengono sacrificati nei laboratori di tutto il mondo e il gigantesco business che questo muove. Meno certa è la sua utilità scientifica, origine di serrati confronti, da cui emerge che si potrebbe superare pure questo scandalo.

Non possiamo più sfuggire alle silenziose e acuminate domande che il mondo animale ci pone, ma soprattutto non potremo superare le nostre gravi contraddizioni se rinunciamo a capire qual è la vera posta in gioco, ossia la vita e la dignità di creature incolpevoli, il cui unico torto è quello di condividere il Pianeta con la nostra specie.

 

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