lunedì, Aprile 19

Angola: riprende la crociata contro l’Islam

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Dal 2010 l’Angola ha adottato una politica islamofobica che viola i diritti costituzionali relativi alla libertà di culto sanciti dalla Costituzione del 2010. La percentuale di musulmani è pressoché insignificante, 90.000 fedeli in tutto il Paese (a maggioranza cristiano), eppure l’accanimento delle autorità governative ha oltrepassato i limiti entrando nella persecuzione religiosa come giustamente fa osservare il Supremo Consiglio dei Mussulmani Angolani, principale organizzazione islamica con sede a Luanda.

Come dettagliatamente riportato nel Rapporto Internazionale della Libertà di Culto dal 2010 il governo di Luanda incoraggia sentimenti islamofobici presso la popolazione. Nel luglio 2010 fu bruciata la moschea della città di Huambo. Il crimine fu compiuto un giorno dopo che le autorità comunali di Huambo avevano accusato l’Imam di aver costruito una moschea in una città dove l’Islam non era gradito. I fatti di Huambo aprirono una lunga stagione di attacchi ingiustificati contro i luoghi di culto islamici e contro i cittadini angolani di fede musulmana. Nel settembre 2010 le autorità comunali della città di Cazenga chiusero la moschea. Solo a seguito di pressioni internazionali la moschea fu riaperta un mese dopo ma il clima islamofobico creato ad hoc a Cazenga minaccia l’incolumità fisica dei fedeli che, a distanza di ormai 7 anni, vivono ancora in un clima di terrore e paura.

Nel novembre 2011 fu presa di mira la moschea della città di Cacuaco che fu demolita dalle autorità comunali senza alcuna spiegazione. Nel dicembre 2011 fu distrutta una moschea appena costruita nella provincia di Malanje. Il caso evidenziò una strategia persecutoria da parte del governo. Fin dal 2010 la comunità mussulmana di Mananje aveva chiesto autorizzazione a costruire la moschea sul terreno acquistato. Autorizzazione data verbalmente ma non seguita da documento giuridico. Una volta completati i lavori le autorità angolane dichiararono la moschea una costruzione abusiva e la demolirono.  Dal 2010 al 2013 il governo angolano ordinò la chiusura di 60 mosche. Al 2017 sono state chiuse o demolite 80 moschee in tutto il territorio nazionale.

Questa crociata anti islamica è stata supportata dai media nazionali e dal Ministero della Cultura. Entrambi hanno favorito la diffusione di odio religioso, e false informazioni su presunte cellule terroristiche di Al-Qaeda che stavano nascendo in Angola. Pur insistendo che nel Paese non vi è in atto una guerra contro l’islam i media nazionali dipingono i musulmani come fonte di terrorismo rifiutando a Ekmeleddin Ishananoglu (di cittadinanza turca) e Segretario Generale della Organizzazione di Cooperazione Islamica, di intervenire per spiegare il vero volto del Islam in Angola. Nel 2014 un rapporto investigativo condotto dalla OCI fu impedito dal governo angolano.

Ishananoglu è famoso e stimato a livello internazionale per promuovere un dialogo inter religioso. Tra i suoi obiettivi ricordiamo: il riconoscimento ufficiale del Islam come religione monoteista in tutti i Paesi membri della Unione Europea, promozione di un dialogo inter religioso, sociale e culturale tra Islam, la popolazione e le altre fedi monoteistiche: Cristianesimo e religione ebraica. Piena libertà di culto universale. Rafforzamento delle leggi contro la discriminazione delle minoranze religiose e atti di violenza contro di esse. Ishananouglu è impegnato anche nella sensibilizzazione dei giovani mssulmani sui rischi di estremismo salafista. Una ideologia di morte purtroppo promossa dal principale alleato occidentale nel Medio Oriente: Arabia Saudita che è la base ‘teologica’ del ISIL – DAESH e altri gruppi terroristici ad esso affiliati.

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