giovedì, Dicembre 9

Angola, riesplode la guerra per il petrolio field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – L’ex colonia portoghese Angola dopo un ventennio di guerre civili legate alla guerra fredda tra Occidente e Unione Sovietica, ha conosciuto dall’inizio degli anni Duemila, un periodo di relativa stabilità, pace e un forte sviluppo economico grazie alle abbondanti materie prime, all’oro, ai diamanti e alla manna petrolifera. I proventi di queste risorse naturali hanno permesso all’Angola di trasformarsi in una potenza continentale pari a Nigeria, Egitto e Sud Africa. Approfittando della crisi economica del Portogallo, l’Angola ha investito milioni di dollari nella ex potenza coloniale, tamponato il deficit del debito nazionale di Lisbona e acquisito importanti industrie portoghesi assicurandosi la complicità del Governo portoghese nelle attivitá illecite del presidente angolano e della sua famiglia. L’Angola importa inoltre mano d’opera portoghese attirata dai salari migliori rispetto alla madre patria.

Dal 2014 si sta verificando un rallentamento della crescita economica angolana. Nel 2015 si è registrato la peggiore crescita dal 2000: +3,8%. Le previsioni di Africa Economic Outlook parlano di una leggera ripresa nel 2016 con una crescita che si dovrebbe attestare al 4,2%. Sul piano politico il Paese è governato dal dittatore  Josè Eduardo dos Santos che è riuscito a controllare il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA), ex movimento marxista di liberazione che sconfisse l’imperialismo portoghese e successivamente la guerriglia contro rivoluzionaria UNITA sostenuta da Europa e Stati Uniti. Dopo la vittoria riscontrata sulla UNITA, dos Santos è riuscito a trasformare il Partito rivoluzionario in uno strumento per il potere personale e quello della sua famiglia, creando una mafia governativa con funzione di pellicola protettiva. L’impero mafioso della Famiglia dos Santos che ha creato forti disequilibri sociali.

L’attuale crisi economica angolana è originata dal crollo del petrolio e da una temporanea riduzione dell’estrazione del greggio. Una immatura classe imprenditoriale, amministrazione pubblica inadeguata e corrotta e limitate risorse umane dovute ad un pessimo sistema scolastico, hanno creato una disoccupazione del 26%, condannando il 36% della popolazione alla povertà assoluta. Una situazione che ha aumentato in questi ultimi anni tensioni sociali e repressione da parte del regime di dos Santos. L’immigrazione dalle zone rurali a quelle urbane sta complicando ulteriormente la situazione.

Nel gennaio 2016 si è riacceso il conflitto nella enclave angolana della regione petrolifera di Cabinda, ubicata all’interno della Repubblica Democratica del Congo. Una fazione del Fronte di Liberazione della Enclave di Cabinda (FLEC) ha ripreso la lotta armata dopo che il Governo centrale ha espresso il suo rifiuto a partecipare ai colloqui di pace.

Costituitosi nel 1963, il FLEC intravvide nella guerra civile tra MPLA e FRELIMO, un’ottima opportunità per conquistare l’indipendenza dell’enclave di Cabinda, regione strategica che ospita le riserve di petrolio più importanti dell’Angola, 1,75 milioni di barili. Le riserve petrolifere furono scoperte tra il 1956 e il 1966. Appoggiato da Francia, Belgio e Stati Uniti il FLEC riusci quasi a conquistare l’indipendenza. Un sogno interrotto dalla invasione della Cabinda da parte delle truppe di Cuba, e della Germania dell’Est affiancate da reparti della Armata Rossa.

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