giovedì, Ottobre 21

Angola, Lourenço rompe con i Dos Santos: svolta vera? Il Presidente ha rotto il gentlemen's agreement con la famiglia che per 38 anni ha gestito il Paese

0
1 2


Nel giugno 2017 il Presidente José Eduardo dos Santos (gravemente ammalato), al posto di nominare uno dei suoi figli come suo successore stringe un patto tra ‘gentiluomini’ con il Ministro della Difesa João Lourenço nominandolo candidato del partito al potere MPLA (Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola), per le elezioni dell’agosto 2017. A Lourenço viene espressivamente chiesto di mantenere intatto l’impero finanziario della Famiglia Dos Santos in cambio della Presidenza.

Le elezioni si concludono con la scontata vittoria del MPLA, che riceve il 61% dei voti, ottenendo la maggioranza parlamentare  assoluta con 150 seggi su 200. Il secondo partito, l’UNITA – Unita’ Nazionale per l’Indipenza Totale dell’Angola (ex guerriglia fascista protagonista della lunga guerra civile angolana) ottiene il 26,68% dei voti. L’UNITA accusa la Commissione Elettorale di aver manipolato i risultati e ricorre alla Corte Costituzionale. La richiesta di ricontare le schede viene rifiutata il 13 settembre e João Lourenço presta giuramento il 26 settembre, dopo 38 anni di potere incontrastato di Dos Santos. Nel sistema politico angolano è il partito vincitore delle elezioni amministrative a nominare il Presidente e il Primo Ministro.

Nato nel 1954 João Lourenço é una figura chiave del MPLA. Durante la guerra di liberazione contro il Portogallo viene nominato ufficiale e si aggiudica importanti vittorie contro l’Esercito coloniale portoghese. In piena guerra civile contro l’UNITA viene nominato Governatore della provincia di Moxico (1984) e Comandante della Terza Divisione Militare, ricevendo il compito di contrastare i ribelli della UNITA. Nel 1992 viene nominato Segretario dell’Informazione e nel 2003 vicepresidente della Assemblea Nazionale. Nell’agosto 2014 diviene Ministro della Difesa.

Fin dai primi giorni del suo mandato, Lourenço ha ben chiaro che dovrà gestire la non facile situazione interna causata dalla crisi economica a seguito del crollo del prezzo mondiale del petrolio, la minaccia separatista della provincia ribelle e strapiena di petrolio, Cabinda (enclave angolana nella Repubblica Democratica del Congo), e la minaccia continuamente paventata dalla UNITA di riprendere la guerra civile. Ma una minaccia interna ben peggiore dei gruppi separatisti e dell’UNITA grava sul Paese. La mancata distribuzione delle ricchezze petrolifere e la povertà estrema diffusa potrebbero portare a rivolte popolari incontrollabili che metterebbero a serio rischio il partito al potere, la Famiglia Dos Santos e le multinazionali straniere tra le quali anche l’italiana ENI.

Lourenço è ben consapevole che se si continua il processo di accumulo delle ricchezze nazionali si andrà dritti a una crisi di sostegno del MPLA, a scissioni e a rivolte popolari dove l’utilizzo dell’Esercito diventerebbe assai problematico in quanto è ancora forte il senso di protezione del popolo sorto durante la guerra di liberazione e la guerra civile contro le milizie fasciste della UNITA.

Nonostante il patto tra gentiluomini a distanza di due mesi dal mandato presidenziale, Lourenço arriva alla conclusione che l’unica via di uscita è fermare l’accentramento di potere della Famiglia Dos Santos, ridistribuire parte delle ricchezze, creare un ceto medio, migliorare le condizioni di vita di operai e contadini, aumentando così il mercato interno e la coesione politica al MPLA.

Di conseguenza il Presidente Lourenço colpisce la figura chiave all’interno dell’Impero Dos Santos: Isabel Dos Santosla più ricca donna africana e Direttrice indiscussa della potentissima multinazionale SONANGOL, la compagnia petrolifera statale che rappresenta il fulcro dell’economia angolana. La SONANGOL è stata utilizzata non per sviluppare il Paese e elargire benessere alla popolazione, ma per aumentare le immense fortune della famiglia presidenziale. Grazie al petrolio, Isabel ha costruito un Impero Economico internazionale che ingloba vari settori economici, sia in Angola che in Portogallo. Holding Telecom, banche, ditte edili e supermarket sotto diretto controllo di Isabel apportano altri milioni di dollari.

Con decreto presidenziale Isabel Dos Santos viene rimossa dalla guida della SONANGOL e sostituita con Carlos Saturnino un esperto economista petrolifero. Saturnino occupava un posto dirigenziale all’interno della SONANGOL ed era stato licenziato lo scorso anno da Isabel, in quanto accusato di aver messo in discussione la gestione della ditta petrolifera pubblica.

Ed è proprio la gestione della SANANGOL ad aver originato il licenziamento della figlia del ex Presidente. Isabel Dos Santos, nominata Direttrice Generale nel giugno 2016, è accusata di aver gestito l’azienda pubblica – che genera un terzo del PIL e il 95% delle esportazioni – dando preferenza a interessi personali e mettendo ai vertici dell’azienda amici e fedelissimi. La mal gestione della SANANGOL avrebbe creato serie difficoltà ai partners internazionali, tra questi anche ENI. Gli investitori internazionali lo scorso gennaio avevano chiesto una riforma della gestione SANANGOL, ricevendo dalla Isabel una risposta sconcertante sui tempi della riforma: 5 anni.

Subito dopo le elezioni, le compagnie petrolifere straniere operanti in Angola si sono rivolte direttamente al Presidente Lourenço, sottoponendogli una serie di denunce relative alla collaborazione con SANANGOL, mettendo in dubbio la gestione attuata da Isabel Dos Santos. Furono anche sollevati casi di corruzione promossi da Isabel che compromettevano seriamente la credibilità della azienda statale e del MPLA.

Causa gli evidenti conflitti di interesse e nepotismo di Isabel Dos Santos, le pressioni da parte delle compagnie petrolifere internazionali per rimuoverla sono progressivamente aumentate divenendo condizioni sine qua non per continuare i rapporti di partnership”, ci dice Alex Vines, direttore del Africa Program presso la Chatham House di Londra, associazione che collabora con Unione Europea, Stati Uniti, Canada, Unione Africana e ONU per lo sviluppo di strategie di politica estera e sviluppo economico e sociale nel continente africano. Uno dei suoi principali obiettivi è quello di creare pari opportunità di scambi economici tra l’Africa e il resto del mondo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->