martedì, ottobre 23

Angola: il Padre della Nazione definitivamente sconfitto Josè Eduardo Dos Santos è stato costretto a cedere la direzione del partito di governo. Il Paese volta pagina, con l’obiettivo di diventare la prima potenza regionale

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L’ex Presidente angolano Josè Eduardo Dos Santos, eroe rivoluzionario che liberò, armi in pugno, l’Angola dalla giogo coloniale portoghese negli anni settanta e che combatté per oltre un ventennio la controrivoluzione fascista della UNITA, (Unità Nazionale per l’Indipendenza Totale della Angola), è stato costretto a cedere la direzione del partito MPLA (Movimento Popolare di Liberazione della Angola), durante un congresso straordinario svoltosi sabato 8 settembre, che ha reso ufficiale la decisione presa dal Comitato Centrale del MPLA il 27 aprile 2018. La direzione del partito passerà all’attuale Presidente della Repubblica, João Lourenço.

Jose Eduardo Dos Santos, a capo del movimento rivoluzionario marxista MPLA, liberò l’Angola dal dominio coloniale portoghese nel 1975, diventando Presidente nel 1979, dopo la morte del primo Presidente dell’Angola libera, Agostinho Neto. Giunto alla Presidenza, Dos Santos mantenne la carica di Presidente del partito e capo delle Forze Armate. Una scelta strategica per aver il pieno controllo del processo rivoluzionario e del nuovo potere instauratosi dopo la liberazione dal giogo portoghese.

L’ascesa alla Presidenza di Dos Santos avvenne 4 anni dopo lo scoppio della guerra civile contro il movimento fascista UNITA (Unita’ Nazionale per l’indipendenza Totale dell’Angola), sovvenzionata da potenze europee e Stati Uniti per contrastare l’avanzata del comunismo in Africa. La guerra civile durò fino al 2002, quando l’Esercito regolare riuscì a sconfiggere la guerriglia fascista e imporre la pace. Oggi UNITA è un partito politico, anche se mantiene un nucleo armato in alcune province del Paese.

Durante il lunghi decenni di potere i Dos Santos si sono inseriti all’interno di ogni settore politico ed economico del Paese, controllando di fatto l’economia ben prima dell’apertura al capitalismo. Il Padre della Nazione, sfruttando la sua popolarità per aver liberato l’Angola e l’assoluto controllo del partito, delle istituzioni e delle Forze Armate, aveva piazzato i membri della sua famiglia alla guida delle più floride aziende di Stato. Jose Filomeno Dos Santos controllava il Fundo Soberano de Angola, un fondo di investimento pubblico creato con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Isabel Ddos Santos era stata posta alla guida della multinazionale petrolifera SONANGOL.

Filomeno e Isabel sono stati gli artefici dell’impero economico internazionale della famiglia Dos Santos che ingloba vari settori produttivi, sia in Angola che in Portogallo. Telefonia, banche, ditte edili e supermarket sotto diretto controllo di Isabel. I figli minori, Welwitschia José Dos Santos Pego (detta Tchizé) e José Paulino Dos Santos (detto Coreon Dù), sono stati compensati dal Padre della Nazione in modo che non si sentissero esclusi dagli affetti familiari. 

Tchizé controlla il Comitato Centrale del MPLAla TV di Stato, ‘TPA 2’, oltre essere  la principale azionista del Banco PrestigioPaulino, interessato all’arte più che agli affari, controlla, assieme alla sorella, la compagnia Semba Comunicação, la Cinecittà angolana che sforna film e soap opere per tutto il continente e per l’America Latina, creando una produzione cinematografica talmente florida che è in grado di competere con quella nigeriana e determinando milioni di dollari di profitti. Edane Danilo Dos Santos, altro figlio del Presidente, gestisce vari investimenti e controlla la banca delle poste, Banco Postal de Angola. La terza moglie di Dos Santos, Ana Paula, è la principale azionista del Banco Sol, della esclusiva ditta Deana Spa e controlla la maggioranza delle principali attività commerciali e ditte del terziario della capitale Luanda tramite fedelissimi prestanome.

L’impero Dos Santos ha impedito lo sviluppo economico e sociale del Paese, nonostante la forte crescita registrata durante l’ultimo decennio, creando malessere e risentimento tra la popolazione, sentimenti che hanno rischiato di sfociare in una rivoluzione contro il partito al poterePer preservare il MPLA e gli interessi familiariil Presidente Dos Santos, nell’agosto del 2017, annuncia il suo ritiro dalla Presidenza e promuove come successore il suo più fedele collaboratore e amico, siglando un patto in cui il nuovo Presidente aveva il compito di proteggere gli affari della Famiglia Dos Santos. Per assicurarsi ulteriore protezione Dos Santos decise di rimane alla testa del partito.

Vinte le elezioni, il nuovo Presidente non rispetta il patto tra gentiluomini distruggendo l’alleanza con la Famiglia Dos Santos. Nel novembre 2017 rimuove Isabel Dos Santos dalla guida della SOANGOL, sostituendola con Carlos Saturninoesperto economista petrolifero. Saturnino occupava un posto dirigenziale all’interno della SONANGOL ed era stato licenziato l’anno prima da Isabel, in quanto accusato di aver messo in discussione la gestione della ditta petrolifera pubblica. Isabel viene successivamente accusata di aver sottratto ingenti fondi alla ditta petrolifera nazionale e una inchiesta giudiziaria viene aperta a suo carico. Questo fu il primo attacco agli interessi della famiglia Dos Santos.

Nel gennaio 2018 João Lourenço distrusse l’Impero economico di Jose Filomeno Dos Santos accusandolo di gravi abusi, corruzione e speculazione nella gestione del Fundo Soberano de Angola.  Sentendosi minacciato direttamente dal ex amico di guerriglia, il Padre della Nazione ha disperatamente  tentato, durante questi mesi, di rimanere alla direzione del Partito, nonostante la chiara volontà di metterlo a riposo espressa dal Comitato Centrale.

Continuare a detenere il controllo del partito era l’unica salvaguardia per la Famiglia Dos Santos per evitare eventuali processi e per difendere quello che rimaneva dell’Impero dopo i spietati attacchi del nuovo Presidente. Fino all’ultimo l’ex Presidente Dos Santos ha tentato di giocare la carta del rinnovo del mandato direzionale del MPLA fino all’aprile 2019. Tempo necessario per mettere al sicuro il patrimonio famigliare tramite prestanomi, secondo alcuni osservatori nazionali e media angolani. Il congresso straordinario del MPLA ha deciso di revocare la direzione al Padre della Nazione, ufficialmente per motivi di salute di Dos Santos.

La decisione presa segna la fine dell’impero della famiglia durato 38 anni e la vittoria su tutti i fronti del Presidente João Lourenço. Una vittoria ottenuta grazie alla lotta contro la corruzione e alle manovre per il rilancio dell’economia in crisi, promesse inserite in una strategia di potere capace, in meno di un anno, di distruggere un Impero politico e finanziario considerato onnipotente ed eterno. L’Angola volta definitivamente pagina, chiudendo il periodo rivoluzionario, per avviarsi al rafforzamento socio-economico con l’obiettivo di diventare la prima potenza regionale. Ora è il Presidente Lourenço a controllare, tramite i suoi uomini, la Polizia, l’Esercito, la magistratura, la politica e l’economia angolana.

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