lunedì, ottobre 22

Angola, è guerra tra i Dos Santos e il Presidente Joao Lourenco Il tentativo di far incriminare Isabel Dos Santos e la penuria di carburante orchestrata dalla potente famiglia inaugurano una stagione di forte instabilità politica

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João Lourenço, ufficiale politico durante guerra di liberazione contro i portoghesi, Segretario Generale del Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA) nel 1998, Vice Presidente della Assemblea Nazionale nel 2003, Ministro della Difesa nel 2014 e Vice Presidente dell’Angola nel 2016,  era stato scelto dal Presidente Josè Eduardo dos Santos come suo successore alla Presidenza, dopo 38 anni di ininterrotto potere. Il bastone del comando è stato passato a causa delle precarie condizioni di salute del Presidente Dos Santos e per la necessità di rinnovare la dirigenza del MPLA mantenendo intatte le linee politiche guide del partito. La nomina a candidato nelle elezioni dello scorso agosto era stata concessa a Lourenço a seguito di un patto tra gentiluomini che obbligava il futuro Presidente a tutelare gli interessi della Famiglia Dos Santos.

Il MPLA necessitava di un nuovo leader e di riforme, in quanto il partito sta progressivamente perdendo il consenso popolare e sempre più è visto come un network di interessi economici piuttosto che un partito rivoluzionario. Il rischio che il MPLA sta andando incontro è  una rivoluzione popolare dagli esiti imprevedibili. Nonostante che l’Angola sia il secondo produttore di petrolio in Africa dopo la Nigeria e che i petrodollari accumulati con la vendita di petrolio e gas naturali abbiano permesso di aiutare finanziariamente il Portogallo durante il collasso economico e acquisire importanti aziende portoghesi e greche, la maggioranza della popolazione vive nella miseria. L’assistenza sociale è allo sbando, così come Sanità e Istruzione.

Già dalle prime settimane dalla sua investitura alla Presidenza, Lourenço ha sottoposto al MPLA una serie di riforme strutturali per rilanciare l’economia nazionale, in gran parte ancora sotto controllo dello Stato, e per trasformare l’Angola in una potenza regionale, in grado di eclissare economicamente e politicamente il Sudafrica. Contemporaneamente alle riforme economiche (in fase di studio) Lourenço ha lanciato una lotta senza quartiere contro la corruzione e il clientelismo all’interno del partito che direttamente o indirettamente controlla vasti settori dell’economia nazionale.

Le prime azioni politiche del nuovo Presidente lo hanno reso molto popolare tra la gente comune, innescando un processo simile ai primi anni di riforma del sistema sovietico di Mikhail Gorbachev. Le speranze nutrite dalla popolazione sulla nuova linea politica di Lourenço hanno attenuato le braci rivoluzionarie che covano sotto la cenere, spingendo, però, il Presidente a compiere un passo obbligato e alquanto pericoloso: intaccare gli interessi della Famiglia Dos Santos. Intervento indispensabile per risanare il Paese, visto che secondo alcune stime la Famiglia Dos Santos controlla il 38% dell’economia nazionale e il suo impero, estremamente ramificato (industria petrolifera, finanzia, commercio e terziario), è basato sulla corruzione, il nepotismo e il clientelismo.

Il primo atto che ha bruscamente infranto il patto tra gentiluomini è stato la rimozione di Isabel Dos Santos (figlia del ex Presidente) dalla guida della azienda statale petrolifera SONANGOL. Isabel, la donna più ricca in Africa, era stata nominata Direttrice Generale della SONANGOL nel giugno 2016, imponendo una gestione dell’azienda pubblica (che genera un terzo del PIL nazionale e il 95% delle esportazioni) strettamente legata a interessi personali. Isabel aveva messo ai vertici dell’azienda amici e fedelissimi, al fine di utilizzare la SONANGOL non per sviluppare il Paese e assicurare benessere alla popolazione, ma per costruire l’Impero economico di Famiglia, che ingloba vari settori economici, sia in Angola che in Portogallo.
La rimozione di Isabel dalla direzione della SONANGOL è un attacco diretto e mirato a distruggere l’ Impero Dos Santos per evitare sommosse popolari e motti rivoluzionari. Isabel è stata sostituita da un esperto economista del settore petrolifero e fedele ai principi del partito, Carlos Saturnino, che già occupava un posto dirigenziale all’interno dell’azienda nazionale petrolifera ed era stato licenziato dalla Isabel lo scorso anno in quanto ostacolo per le sue speculazioni economiche e finanziarie.

Avendo compiuto un atto di tale gravità contro il ‘Padre della Nazione’, il Presidente Lourenço era consapevole che la rimozione di Isabel dalla SONANCOL non era sufficiente per diminuire il controllo della Famiglia sul Paese. Josè Eduardo dos Santos gode ancora di molto prestigio all’interno del MPLA e il sistema clientelare creato in questi anni si sente ora minacciato dal Gorbachev angolano e quindi disposto a sostenere i Dos Santos nella guerra unilateralmente provocata da Lourenço.

Oltre agli interessi economici in ballo, l’azione del nuovo Presidente ha infranto il concetto di lealtà che nelle società africane occupa un posto di primo ordine anche di fronte a crudeltà, superbia e tirannia. Un concetto che obbliga il prescelto alla fedeltà assoluta verso il suo Padrino e all’obbligo di non alterare l’unione sacra stipulata tra le parti. Questi concetti della società africana sono pilastri sociali la cui centralità è pari a quella dei concetti di ‘fides’ e di ‘concordia ordinum’ della Roma Imperiale.

Il secondo colpo inflitto al ex Presidente Dos Santos è stato il tentativo di aprire  l’ inchiesta interna alla SONANGOL sugli abusi di potere e appropriazione indebita da parte di da Isabel. Il Presidente Lourenço ha utilizzato due quotidiani angolani, ‘Novo Jornal‘ (il 18 dicembre) e ‘Jornal Economico‘ (il 22 dicembre) per accusare Isabel Dos Santos di appropriazione indebita. Durante la direzione dell’azienda Isabel avrebbe trasferito illegalmente 57 milioni di euro su conti bancari a Dubai.
La notizia pubblicata sui due quotidiani angolani è stata ripresa dai media africani e dalla ‘CNN‘. Dinnanzi alla notizia bomba il portavoce  della SONANGOL, Mateus Benza, ha dichiarato che la nuova direzione dell’azienda petrolifera ha aperto l’inchiesta interna per indagare sulle informazioni pubblicate. Successive rivelazioni dei due quotidiani angolani affermano che la commissione interna ha rintracciato prove di un pagamento di 10 milioni di euro ad una azienda portoghese dove Isabel figura come principale investitore.

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