sabato, Settembre 18

Andrej Tarkovskij: 30 anni dopo

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A Mosca ci torni spesso, hai rapporti con il tuo fratellastro?

Non spesso, l’idea è quella di creare anche nell’abitazione di Mosca  una sorta di casa-Museo. Sì,  con Arsenij  sono in contatto.

Com’era tuo padre in famiglia? Come lo ricordi?

Anche in casa il cinema era la nostra vita: tutti intenti a dare una mano ai vari progetti. Lui era molto rigoroso  e meticoloso, si occupava di tutto, anche nei minimi dettagli. Viveva il cinema come una missione,  una vocazione che richiede totale adesione. Aveva anche una forte visione poetica, ereditata dal nonno, della madre invece aveva  assorbito il senso  religioso dell’esistenza. Il cinema lo intendeva come un’opera poetica o musicale.  Era consapevole che il vero artista è condannato alla solitudine. Spesso all’incomprensione.  Riusciva però, non solo con noi, ma anche con gli attori ed il personale impegnato nella realizzazione di un film, a farli comprendere che stavano  assistendo e partecipando ad una creazione artistica, a renderli consapevoli della necessità da parte di tutti di dare il massimo impegno, indipendentemente dalle ore di lavoro necessarie. Sapeva, aveva consapevolezza di fare un’opera d’importanza artistica e culturale e riusciva a rendere consapevoli di ciò anche tutti gli altri. Li trascinava, rendendoli compartecipi dell’avventura che stavano  vivendo. Sapeva anche che l’arte non   può cambiare il mondo, ma può indicare la via o la necessità del cambiamento. In casa si parlava di tutto, di arte, cultura, letteratura e ovviamente di cinema e teatro.

E con te era severo, esigente?

Era molto esigente con sé stesso, quindi anche con gli altri. Eravamo molto legati. Con me parlava alla pari, facevamo lunghe passeggiate nei boschi parlando, per noi era un esempio, la sua condotta uno  stile di vita. Ci dava tanto. Mi reputo fortunato di aver avuto un   padre così proteso a ricercare il senso della vita.  Tuttora mi sostiene la sua impostazione culturale, la capacità di saper scegliere fra una cosa e l’altra, e anche la sua grande curiosità per la  natura, gli esseri umani, con le loro emozioni, le loro idee, passioni, sofferenze e gioie.

Con te, parlava della sua infanzia,  delle sue aspirazioni giovanili? 

Sì, mi affascinava sentirlo parlare delle sue speranze giovanili,  delle avventure e delle iniziali esperienze lontane dal cinema. Nato a Zavraz’e, in un piccolo villaggio sulle rive del Volga, da ragazzo sentì una grande attrazione verso l’Oriente, tanto da frequentare  l’Istituto di  Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze di Mosca, ove studiò l’arabo seguendo le orme del nonno, traduttore e poeta,   poi  andò a lavorare con i geologi nella taiga siberiana, ciò che gli ispirò una sceneggiatura (Koncentrat), mai trasformata  in pellicola, tornato a Mosca imboccò definitivamente la strada del cinema, iscrivendosi alla Scuola Superiore di Cinematografia. Lì  iniziò  quell’ attività che lo avvolse totalmente.

Nel corso della sua breve ma straordinaria carriera, ha firmato anche importanti regie teatrali, un Amleto a  Mosca, un Boris Godunov al Covent Garden di Londra

Un Boris sotto la direzione musicale di Claudio Abbado, che lo aveva fortemente voluto, i contatti e i tentativi erano andati avanti per dieci anni, poi finalmente nell’83, la messa in scena di questa straordinaria opera lirica, accolta da grande successo di critica e di pubblico, un grande stimolo ad andare avanti col teatro. Infatti, la successiva opera con Abbado doveva essere L’olandese volante al Maggio musicale fiorentino nel 1986, dopo le riprese di Sacrificio, che purtroppo divenne il suo l’ultimo film. Un capolavoro assoluto, che è anche il suo testamento spirituale…

Film che suscitò grande entusiasmo a Cannes, ma nessun premio…

Al contrario, pur non avendo preso la Palma d’oro, il film prese tre riconoscimenti: Gran premio speciale della giuria, Premio ecumenico e Premio FIPRESCI.

Poi pochi mesi dopo,  la malattia lo condusse alla morte  in una clinica di Parigi a soli 54 anni. Immagino la vostra sofferenza, tua e di tua madre.

La sua scomparsa è stata un dolore immenso, per tutti. Una ferita nell’anima che ha accompagnato la mamma fino alla sua prematura scomparsa, pochi anni dopo, nel 92.

Chissà come tuo padre avrebbe accolto il pontificato di Papa Francesco….

Lo avrebbe apprezzato tantissimo per la sua visione dei rischi cui è sottoposto il pianeta e per il grande tentativo di unire gli uomini e le religioni a tutela del creato, della natura e della vita. Sarebbe stato felicissimo del riavvicinamento con la Chiesa Ortodossa.

Ora la sua grande eredità grava sulle tue spalle. Ne avverti il peso?

No, anzi mi dà entusiasmo, curare l’archivio, riordinare le sue carte, i suoi scritti, salvaguardare le pellicole, muovermi e gestire gli oggetti che gli furono cari, è come sentirlo ancora vicino a me, lavorare  fianco a fianco con lui, scambiarsi le nostre opinioni, i nostri dubbi, e alla fine scegliere.

Mentre parla, gli occhi di Andrej brillano di una luce intensa, ma vibrano anche di commozione. Il suo racconto si fa più serrato, le iniziative che l’Istituto dedica ad Andrej Tarkosvkij sono tante…

Oltre alle manifestazioni conclusive delle celebrazioni dei 30 anni della scomparsa di mio padre, in collaborazione con la soprintendente archivistica della Toscana Diana Marta Toccafondi,   stiamo lavorando alla valorizzazione dell’Archivio che la stessa sovrintendenza ha dichiarato di notevole interesse storico, l’Archivio consta 70 mila documenti. Attualmente stiamo lavorando in collaborazione con la Normale di Pisa sulla scansione e la descrizione del carteggio,  che contiene molte lettere di amici e ammiratori, che accompagnavano l’uscita di ogni suo film.”

 Stalker (1979), è uno dei film più enigmatici di tuo padre, un lavoro enorme, il tuo.

Una continua scoperta, anche per me, data la notevole quantità di documenti legati alla produzione filmica (diari di lavoro, materiali preparatori, sceneggiature, fotografie delle riprese, scritti teorici) e i Diari personali di cui ho curato l’ultima edizione, uscita due anni fa (Martirologio Diari 1970-1986), realizzata a partire dai manoscritti originali,  nonché la riedizione di Scolpire il tempo, testo fondamentale di estetica cinematografica, divenuto ormai una rarità bibliografica. Stiamo curando l’edizione italiana di Sacrificio che uscirà in DVD, l’ultimo suo film, trent’anni dopo la sua presentazione a Cannes, film che, attraverso la storia di Alexander, sviluppa le sue tematiche,  la disperazione per l’improvviso scoppio di una guerra nucleare e la preghiera a Dio di salvare il mondo.

Palazzo Vegni, in S.Niccolò, come ha dichiarato Maria Federica Giuliani, presidente della Commissione cultura e sport di Palazzo Vecchio,  è considerata la “casa della memoria “ di tuo padre.

Sì, è meta di continuo pellegrinaggio. Ma non ancora Museo. L’idea di mio padre era quella di farne un Istituto d’arte, un’Accademia del cinema  con varie discipline, nella quale  avrebbero potuto partecipare i suoi amici artisti.

Una bella eredità da gestire.

Un’eredità che potrà essere fornita a varie generazioni: già oggi noto giovani desiderosi di scoprire o approfondire la conoscenza della sua opera, del suo linguaggio, della sua maniera di fare cinema, delle tematiche  che, trent’anni dopo, conservano una loro attualità.

 

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