martedì, Ottobre 19

Ancora morti al confine Gli accordi sul cessate il fuoco del 2003 ampiamente disattesi, le scaramucce continuano nel Kashmir

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Bangkok – Almeno due persone sono decedute a Sialkot martedì scorso nell’ultima di una serie di sparatorie delle truppe indiane lungo il confine tra India e Pakistan, innalzando così il numero dei morti verificatisi nei tempi più recenti portandolo a 12 mentre i feriti sono diventati 43, come riferito da fonti dei Chenab Rangers, i quali hanno anche aggiunto che l’attacco è stato respinto.

Molti edifici sono andati distrutti durante gli scontri e lo scambio a fuoco si è sviluppato praticamente in tempo reale con quanto battevano le agenzie stampa. I decessi comprendono un uomo ed una donna uccisi all’altezza del villaggio Harpal nel Settore Charwan. Un’altra persona è rimasta ferita nel corso degli scontri a fuoco. Nella prima mattinata di mercoledì un uomo è stato colpito da copi di mortaio nel Settore Charwan di Sialkot, è poi deceduto per le ferite riportate. Negli ultimi quattro giorni, 12 civili sono rimasti uccisi e circa una trentina di persone sono state variamente ferite in un tratto del confine tra India e Pakistan.

Il Ministro degli Esteri pakistano ha affermato che è stata presentata una formale protesta nei confronti della diplomazia indiana circa le uccisioni di civili pachistani, aggiungendo inoltre che i colpi a fuoco sono “senza alcun riguardo nei confronti dell’Eid Mubarak Festival che si sta svolgendo in quelle località. L’India segnala tre morti, il che porta il numero dei decessi a 17. Secondo un resoconto pubblicato su una testata nazionale si conferma che almeno tre persone sono state uccise nel corso di scontri a fuoco negli scontri notturni al Confine Internazionale di Kanachak, nel corso di un conflitto a scontro tra India e Pakistan.

Secondo una testata giornalistica nazionale indiana, l’India è pronto a fermare il continuo conflitto e le susseguenti sparatorie nel Jammu e nel Kashmir, gli alti esponenti ufficiali indiani hanno dichiarato invece che non vogliono alcun colloquio con il Pakistan fino a quando la tensione ai confine non sia risolta. Lo stesso Primo Ministro indiano Narendra Modi ha affermato che “tutto finirà presto” in un incontro con I giornalisti dove ha anche aggiunto che le fonti accreditate all’interno delle strutture della sicurezza indiana affermano che l’India non consentirà al Pakistan di dettare i termini di alcunché durante i colloqui.

Nel mese di sicembre dello scorso anno, il Pakistan e l’India hanno chiesto il mantenimento in essere dell’accordo tra le due parti siglato nel 2003 per un cessate il fuoco che è stato poi ripetutamente violato già a partire di quello stesso anno. Tutto ciò ha ottenuto l’effetto di raffreddare immediatamente ogni tentativo volto alla costruzione della Pace tra i due Paesi così come ogni tentato dialogo è morto sul nascere.

I Direttori Generali delle operazioni militari (DGMO) delle due Nazioni si sono accordati su una certa serie di passi da intraprendere in materia di cessate il fuoco all’interno dell’accordo del 2003 ma tutto è rimasto lettera morta, almeno fino ad oggi. I meeting potenzialmente dovrebbero aver luogo su iniziativa politica da parte delle due Nazioni per porre termine alle tensioni lungo il confine e nello spirito degli accordi del 2003.

Il territorio himalayano del Kashmir è diviso tra India e Pakistan dal confine de facto monitorato dalle Nazioni Unite ma è reclamato da ambo le parti. Le violazioni del cessate il fuoco lungo la linea di confine e gli scontri a fuoco tra le due parti continuano in modo intermittente, con morti e feriti da ambo le parti.

 

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