martedì, Settembre 21

Ancora mistero sull’aereo scomparso field_506ffb1d3dbe2

0

aereo scomparso

È ancora mistero sull’aereo scomparso lungo la tratta tra Kuala Lumpur e Pechino: un «mistero senza precedenti», come affermato dal capo dell’authority dell’aviazione civile malese, Azharuddin Abdul Rahman, che riguarda il destino delle 239 persone a bordo. È soprattutto sull’identità di alcune di queste persone che il caso è particolarmente oscuro: almeno due persone si sarebbero imbarcate utilizzando passaporti rubati, uno appartenente ad un cittadino italiano, Luigi Maraldi, e l’altro ad uno austriaco, Christian Kozel. La notizia è stata data dall’Interpol, per la quale, pur essendo «troppo presto per speculare su qualsiasi connessione tra questi passaporti rubati e l’aereo scomparso, causa ovviamente grande preoccupazione che un qualsiasi passeggero abbia potuto imbarcarsi su un volo internazionale usando un passaporto rubato presente nei database dell’Interpol». Uno dei due uomini, secondo la polizia malese, sarebbe già stato identificato. Intanto, comunque, le autorità malesi hanno incluso la possibilità di terrorismo per le indagini, sebbene l’ipotesi principale rimanga, al momento, quella dell’esplosione in volo nelle acque del Vietnam.

Proprio elicotteri vietnamiti sono stati inviati in giornata a raccogliere quello che sembrava essere una zattera di salvataggio: pur non essendosi rivelato tale, non è stato chiarito se possa comunque essere un oggetto appartenente al velivolo. Le ricerche coinvolgono ormai dieci Paesi e, mentre le immagini satellitari statunitensi non danno segni di esplosioni in volo, l’assenza di resti visibili ha portato anche all’idea di un’esplosione a 35.000 piedi di altezza. Particolare pressione sulle autorità malesi giunge dalla Cina, visto che due terzi dei passeggeri erano suoi cittadini. Tuttavia, a due giorni dall’accaduto, non sembra esservi traccia dell’aereo. Anche gli Stati Uniti hanno inviato una nave da ricognizione per ispezionare lo Stretto di Malacca, nella zona da cui sono giunte le ultime informazioni del volo.

Si è parlato di passaporti anche in Ucraina, dove l’autoproclamatosi Primo Ministro della Crimea, Sergej Aksyonov, ha dichiarato che verrà concessa la possibilità di scegliere tra il passaporto russo e quello ucraino qualora il referendum del 16 marzo decidesse l’annessione alla Russia. Per lo stesso referendum, le autorità crimeane hanno invitato l’OSCE a presenziare in qualità di osservatori: questo nonostante la presenza di truppe russe impedisca l’accesso agli osservatori militari della stessa organizzazione. Miliziani filorussi hanno inoltre assaltato in giornata una base militare ucraina nella località di Bakhchysarai, presso Sinferopoli: nonostante vi siano stati colpi di arma da fuoco, non sembrano esserci feriti.

Il Governo di Kiev non resta a guardare: il Primo Ministro Arsenij Jacenjuk ha infatti annunciato di volersi rivolgere al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, giovedì. Inoltre, le autorità ucraine hanno richiesto l’intervento del Consiglio d’Europa per indagare gli eventi che hanno portato alla destituzione dell’allora Presidente Viktor Janukovic e, soprattutto, per sorvegliare le minoranze in Crimea ed analizzare la legittimità del referendum sull’annessione. Kiev, però, è anche in attesa di segnali positivi per il proprio risanamento finanziario: il Ministro dell’Economia Oleksandr Shlapak ha annunciato la stabilizzazione della valuta ucraina, esprimendo comunque la propria speranza che una prima quota del pacchetto finanziario in fase di negoziazione col Fondo Monetario Internazionale possa giungere entro la fine di aprile. Non sembrano infatti esserci molte speranze per un’apertura da Mosca, che oggi ha criticato la situazione dei russofoni nell’Ucraina orientale, soggetti ad uno stato di «illegalità» segnato da quella che denuncia come una connivenza fra gruppi di estrema destra e Governo centrale.

Denunce anche in El Salvador, dove il ballottaggio presidenziale ha visto la vittoria del candidato del Frente Farabundo Martí de Liberación Nacional (FMLN) e già Vicepresidente nel Governo di Mauricio FunesSalvador Sánchez CerénVittoria che, però, è arrivata con un margine sorprendentemente ristretto, uno 0,11% che gli ha consentito di battere il candidato conservatore Nórman Quijano e che ha spinto il partito di quest’ultimo, ARENA, a contestare il voto con l’accusa di frodi.

Potrebbe aver sancito una continuità di Governo anche il voto per il Congresso, in Colombia. Il partito dell’attuale Presidente, Juan Manuel Santos, ha infatti ottenuto un risultato che fa ben sperare i sostenitori della sua ricandidatura, benché, nel complesso, i seggi della sua coalizione abbiano subito un drastico taglio. Ciò non dovrebbe comunque impedire la prosecuzione dei negoziati con le FARC, osteggiati invece dall’ex Presidente Álvaro Uribe, per cui è necessaria una soluzione militare e il cui partito Centro Democratico è contestualmente divenuto la maggior forza d’opposizione. Vi sono dubbi, tuttavia, sulla possibilità che la crescita di Centro Democratico possa effettivamente dare speranze al possibile antagonista di Santos, l’ex Ministro dell’Economia Óscar Iván Zuluaga.

A rischio invece le elezioni del prossimo mese in Afghanistan, dove Talebani hanno minacciato di attaccare «con tutte le forze» chiunque, recandosi alle urne, convaliderà quelle che ritengono elezioni «manipolate». Secondo i Talebani, l’esito sarebbe già stato deciso da Pentagono e CIA, benché i rapporti di Washington con Kabul siano notoriamente in crisi, con l’attuale Presidente Hamid Karzai che si rifiuta di firmare l’accordo di sicurezza che permetterebbe la permanenza delle truppe statunitensi anche dopo la fine dell’anno. Karzai non potrà ricandidarsi e, la settimana scorsa, suo fratello ha annunciato il ritiro dalla campagna elettorale.

Continua ad essere tesa anche la situazione istituzionale della Libial’Assemblea Nazionale Generale, già a corto di fiducia nel Paese, ha ordinato la creazione di un contingente militare per liberare i porti petroliferi della Cirenaica dai ribelli che li controllano. L’annuncio segue il rifornimento di greggio, del valore di 30 milioni di dollari, da parte di una petroliera battente bandiera nordcoreana proprio da parte dei ribelli. Questi ultimi, che richiedono l’autonomia della regione, hanno già annunciato la preparazione di forze terrestri e marittime per respingere ogni attacco da parte del Governo di Tripoli.

In agosto viaggerà verso la Corea, ma con direzione Seul, anche Francesco. Padre Federico Lombardi ha comunicato oggi che il pontefice compirà il suo primo viaggio in Asia in occasione della Giornata della Gioventù Asiatica, dal 14 al 18 agosto. La visita sarà anche l’occasione per la beatificazione di 124 martiri cattolici coreani.

Più attuali le stragi di cui si sta occupando la missione delle Nazioni Unite in Repubblica Centrafricana. Secondo le stime dei funzionari, sarebbero 650.000 le persone fuggite dalle loro case per timore di violenze, e 300.000 quelle che hanno attraversato i confini dei Paesi confinanti. Da oggi partirà inoltre un’inchiesta che, intervistando cristiani e musulmani, possa giungere all’arresto dei loro rispettivi persecutori: l’obiettivo è evitare il genocidio che potrebbe aver luogo dato il livello della «propaganda d’odio» nel PaeseBernard Acho Muna, che dirige la commissione d’inchiesta istituita dal Consiglio di Sicurezza, afferma che «il nostro ruolo è proprio quello di indirizzare verso l’instaurazione della legge, di portare le persone che hanno commesso reati a giudizio… Credo che sia nel nostro mandato capire come evitare ogni passo verso il genocidio».

Passi simili sono già stati compiuti in Siria: almeno secondo le conclusioni di Amnesty International, per cui il Governo di Damasco «ha commesso numerosi crimini di guerra nel corso dell’assedio di Yarmouk». L’assedio della città, in cui rimangono circa 20.000 persone, ha avuto inizio a fine 2012 ma si è intensificato con gli scontri nella zona tra l’esercito regolare e le milizie del Fronte Nusra e dello Stato Islamico in Iraq e nel Levante, sostenute anche da al-Qaeda.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->