lunedì, Giugno 21

Ancora i Marò

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Con una coincidenza degna di miglior causa, leggo di una dichiarazione (più o meno sommessa, ma, mi sembra, molto secca) di un rappresentante governativo indiano a proposito della vicenda dei nostri Marò.

La dichiarazione, in sostanza,  (v. Huffington Post 26.12.2014) dice una cosa ovvia e, purtroppo per noi, del tutto corretta: l’India dispone di una magistratura indipendente che conosce, o dovrebbe conoscere, il suo mestiere, il potere esecutivo non può interferire su quello giurisdizionale e se è lento, pazienza.

Incidentalmente, ad aggravare la cosa, siamo noi gli ultimi a poterci lamentare della lentezza del processo, ancora nemmeno iniziato, visti i tempi non proprio fulminei delle nostre magistrature. Per dirla tutta, è perfino comprensibile l’”imbarazzo” del Governo indiano – sbaglierò ma temo sia così – che si trova quei due marò, per così dire, fra i piedi e non sa che fare per liberarsene. Certo non può passare sulla testa della magistratura, almeno ufficialmente.

Avevo ricordato al proposito, proprio un caso che ci riguarda da vicino: quello dei palestinesi (terroristi, per la precisione e in questo caso proprio così, terroristi) autori del sequestro del transatlantico Achille Lauro che “sfuggirono” tra le dita delle nostre, distratte, forze dell’ordine a Fiumicino. Ne conseguì qualche protesta rituale, le solite interrogazioni parlamentari, ma poi in quindici giorni nessuno ne parlò più e la cosa finì lì. Ma fino alla “fuga” il nostro governo taceva, ma sul serio.

Il problema è che “lasciarsi scappare” oggi i Marò diventa alquanto complicato. E dunque, sarebbe ora che il nostro Governo, meglio sarebbe l’Europa ma lì il cinismo si spreca che in Italia manco ce lo sogniamo, faccia qualcosa, non dica di fare. Giustamente, sento dire, massima discrezione, una velata accusa o addirittura minaccia a chi ne parla. Va bene, lo comprendo, ma che ci si sbrighi, ormai sono lì da tre anni.

Certo la soluzione non sarebbe quella di tenersi qui (come si ventilava in questi giorni in qualche “boato”) uno dei due con la scusa dell’operazione. Otterremmo, temo, solo il risultato di fare innervosire ancora di più i nostri amici indiani. Sarebbe, a mio modesto parere, un errore ulteriore, a meno che non ci fosse un accordo di fatto da non sbandierare, però, come dico poco più avanti.

Certo la soluzione arbitrale sarebbe bellissima, vinceremmo quasi certamente, sperabilmente non come abbiamo vinto contro la Germania: anche lì eravamo sicuri di vincere. Ma, a parte che tutte le soluzioni di quel genere sono comunque un salto nel buio e a parte anche che quella soluzione richiederebbe anni (e costerebbe uno sproposito) c’è il piccolo problema che per fare un arbitrato bisogna essere in due.

E l’India come potrebbe accettarlo se dice che la magistratura deve fare il suo corso? Dubito che la cosa funzionerebbe. Del resto sono oltre dieci anni che cerchiamo di schiodare Cesare Battisti dal Brasile senza molto costrutto, mi pare. E dunque, si dovrebbe tornare al diritto internazionale, quello vero, quello tradizionale o meglio, alla politica internazionale.

Se si cominciasse a sequestrare gli assett indiani in Italia e in Europa, ad esempio? Non sarebbe la prima volta, gli ostacoli europei sarebbero molti perché mi permetto di fortemente dubitare che la nostra ex Ministra degli Esteri riuscirebbe a convincere i nostri beneamati “partner” europei.

Ma insomma, almeno di potrebbe tentare, cominciare a mostrare un po’ i muscoli come si dice. Sapendo bene che la risposta potrebbe sempre essere quella: la nostra magistratura deve lavorare in pace. Ma, a far data al 27.12, la predetta signora Ministra si limita a rilevare che la situazione «può incidere sulle relazioni … », mentre esprime «un pensiero di vicinanza a Massimiliano e Salvatore … »: meno male, si danno del tu, un bel passo avanti, al di là dell’astruseria del “pensiero di vicinanza”. Di nuovo: si fa, non si dice.

All’epoca del colpo di stato di Pinochet in Cile, il nostro Governo (avevamo allora un governo) “mostrò i muscoli” e per un lungo periodo accolse fuggiaschi cileni nell’Ambasciata italiana a Santiago del Cile. Poi, magari alla chetichella, nascosti nel doppio fondo di un furgone, distrattamente non visto dalla polizia (l’immunità diplomatica funziona ancora, in genere) molti vennero fatti, in qualche caso lasciati uscire e andarono all’estero. Noi italiani ne portammo gran vanto, probabilmente Pinochet ne fu in realtà ben felice, ma tutto ciò accadde, non fu annunciato.

Intanto oggi il nostro premier Matteo Renzi è tornato sulla questione definendo quella dei marò «una vicenda molto seria molto difficile per ciò che è accaduto in passato, su cui ognuno di noi si tiene il suo giudizio: oggi questione aperta con un paese come India, amico,alleata dell’Italia che nelle ultime ore ha aperto un canale di confronto diretto anche con dichiarazioni che abbiamo apprezzato».

Se di negoziato si parla, dunque, voglio sperare che ci sia veramente e che l’oggetto sia quello. E quindi che le bocche siano cucite è perfettamente legittimo. Il guaio è, e lo dico con grande preoccupazione, che come è giusto richiamarsi alla massima riservatezza, stride assai con essa, per non dire che è in plateale contraddizione al punto da indurre a pensare a qualche “cinismo” politico, la affermazione che … ci vuole riservatezza e constatare i rischi per le relazioni Europa-India.

D’altra parte, si potrebbe obiettare, gli israeliani si andarono a prendere Eichmann in Argentina con la forza, gli USA si andarono a prendere con la forza tal Alvaro Machain in Messico (ma poi dovettero restituirlo con tante scuse). Non credo sia questa una soluzione auspicabile, ma un pochino di muscolatura forse è venuto il momento di farla valere … se la abbiamo! Ma, francamente, dire che la abbiamo potrebbe essere addirittura controproducente.

Da giurista dico, arrossendo lievemente ma molto brevemente: qualche volta il diritto serve a poco; ma occorre chiarezza di intenti e certezza del risultato. Da italiano, un senso di confusione e di incertezza tra fatti e comunicazione non riesco a nasconderlo.

 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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