sabato, Maggio 8

Anche Suzuki inciampa sui falsi test field_506ffbaa4a8d4

0

Anche la Suzuki Motor Corp. ha ammesso di aver usato metodi non conformi per i test sulle emissioni e i consumi di 2,1 milioni di veicoli, dal 2010 ad oggi, ampliando così uno scandalo sui test che aveva già colpito le sue rivali, la giapponese Mitsubishi e la tedesca Volkswagen

Proprio a causa dello scandalo Mitsubishi – che ha ammesso il mese scorso di aver manipolato i dati economici sull’efficienza del combustibile per almeno quattro modelli di mini-veicoli – il Ministero dei Trasporti giapponese aveva ordinato controlli diffusi ai metodi del settore.

Il quarto produttore di auto giapponese ha precisato, sulla nota di ammissione trasmessa dall’azienda, che ‘esistono discrepanze tra il metodo da noi applicato e quello imposto dal regolamento del MLIT’ (il ministero dei trasporti giapponese) , ovvero la normativa ufficiale che è attualmente in vigore in Giappone. Però, Suzuki ha negato di avere deliberatamente alterato i dati per far apparire le automobili più efficienti di quanto fossero in realtà. Infatti, si sottolinea nella nota di ammissione che tali discrepanze nei suoi test non sarebbero legate ad alcun atteggiamento ‘doloso’.

Inoltre la società automobilistica ha giustificato le accuse dicendo che ‘non è stato trovato alcun illecito come la manipolazione di dati sull’efficienza di consumo del carburante. Sono state trovate solo alcune discrepanze nelle emissioni delle automobili e nei test di efficienza di consumo tra il metodo di prova richiesto dal governo e quello che suzuki ha effettuato’.

La stessa Suzuki ha poi spiegato di aver rivisto tutti i suoi 16 modelli disponibili sul mercato e, secondo le prime comunicazioni, lo scandalo riguarderebbe solamente le auto del mercato giapponese (circa 2,1 milioni di veicoli per l’appunto) e non le auto vendute all’estero.

 

 

 

(video tratto dal canale YouTube di Wochit Business)

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->