giovedì, Aprile 22

Anche Riyad va a caccia di shale gas L’economia dello shale gas cambierà gli equilibri di mercato?

0

oil-well-art-d0e8499fbec07478

Lo shale gas, l’energia non convenzionale che ha rivoluzionato la prospettiva di Washington sui mercati energetici, sta facendo gola a molti. Non solo all’Unione Europea, nel tentativo di diversificare le importazioni e sganciarsi dal legame a senso unico con l’indisciplinata Russia di Vladimir Putin, ma anche ai leader produttori di petrolio e gas convenzionali. Guardando alla crescita veloce della produzione statunitense, che entro il 2040 potrebbe affacciarsi al mercato delle esportazioni, imprenditori e esperti del settore non possono non prepararsi ad un cambiamento. Il primo esportatore mondiale di petrolio, l’Arabia Saudita, si è unita al concerto di paesi alla ricerca dello shale gas.

Lo scorso marzo, il Ministro del Petrolio Ali Al-Naimi, annunciò l’intenzione di iniziare attività di carotaggio per aprire almeno sette pozzi sperimentali, dai quali estrarre lo shale gas saudita. Come comunicato al Credito Svizzero per gli Investimenti Asiatici, le autorità saudite avrebbero già individuato le aree idonee, stimando un potenziale di sfruttamento piuttosto elevato. L’obiettivo, secondo le comunicazioni ufficiali, sarebbe quello di dedicare l’eventuale produzione di energia non convenzionale al soddisfacimento della crescente domanda interna. La produzione convenzionale, invece, resterebbe per intero riservata al mercato delle esportazioni.

La Saudi Aramco, compagnia di bandiera saudita, nonché la più grande compagnia petrolifera al mondo, sta lavorando nel nord-ovest del paese dove ha diverse attività di esplorazione non convenzionale in corso. Nel 2012 è stata realizzata la prima incursione nell’arena delle energie non convenzionali, dando prova del fatto che esistono giacimenti sfruttabili in tutta l’Arabia Saudita. Le aree di esplorazione individuate, sono il ricco nord-ovest, la grande regione di sfruttamento di Ghawar, il Rub’ al-Khali e le zone desertiche degli Empty Quarter, molto promettenti per l’estrazione dello shale gas. Questi progetti, fanno parte della più ampia ‘Unconventional Gas Initiative’, che ha raggiunto la piena operatività nel 2012. L’iniziativa portata avanti dalla stessa Aramco, riunisce esperti nazionali e internazionali (scienziati, biologi, industriali), che dovranno delineare una strategia a partire dai primi rilevamenti.

L’Arabia Saudita, naturalmente, sta cercando di mantenere il suo ruolo di leader di primo piano fra gli attori del mercato energetico globale. A partire dal 2017 gli Stati Uniti potrebbero non dover più ricorrere ad importazioni massive dalla penisola arabica, in quanto già quasi autosufficienti grazie alla produzione nazionale di shale gas. Di più, le riserve nordamericane, al momento producono un volume superiore di shale gas rispetto alla produzione della stessa risorsa in Russia e in Arabia Saudita. L’intenzione di investire nel campo delle energie non convenzionali, secondo gli esperti è stata una scelta quasi obbligata per Riyad.

L’Arabia Saudita, comunque, non è la sola. Il gas estratto dalle profondità delle rocce argillose sedimentarie, sta assumendo sempre più una funzione di catalizzatore delle politiche energetiche di molti paesi. Il potenziale dello shale gas, non è sola prerogativa statunitense. Europa, Canada, Australia, Asia e Africa, sono tutte regioni che potrebbero avviare uno sfruttamento di questa risorsa al proprio interno. Facendo un ragionamento di mere potenzialità in termini di presenza di giacimenti, senza dunque considerare le variabili economiche e ambientali legate al processo di estrazione, lo shale gas potrebbe essere sostanziale per molti.

Nel continente americano, oltre agli Stati Uniti, anche Argentina, Messico e Canada hanno iniziato attività di esplorazione e rilevamenti. Il Messico ha aperto il suo primo pozzo nel 2011, nel Bacino di Burgos nel nord del paese. I sei pozzi in funzione, oggi, raggiungono la produzione del Eagle Ford Formation statunitense. Anche in Canada le potenzialità sono molto alte, ma l’attività è messa in difficoltà dalle controversie che il processo di estrazione porta con sé.

In Asia, giganti come Cina e India hanno già da tempo espresso il loro interesse sul fronte delle energie non convenzionali. Sebbene il sistema non sia ancora stato sviluppato, Pechino ha stimato che i giacimenti interni potrebbero raggiungere una produzione pari quasi alla metà della produzione di energie convenzionali nel paese. Spostandosi nel continente africano, il Sud Africa possiede il più largo bacino di rocce sedimentarie dal quale sarebbe possibile estrarre lo shale gas. Il Karoo Basin si estende per i due terzi del peasi, e la sua porzione mediorentale sarebbe un giacimento di shale gas perfetto. Sono già diverse le compagnie che hanno intenzione di investire sui bacini sudafricani, da Statoil alla Shell. E poi l’Europa, ancorata a politiche poco inclini allo sfruttamento delle potenzialità interne, ma alla ricerca di una diversificazione degli approvvigionamenti.

Un panorama complesso ed eterogeneo, dunque, quello dello shale gas su scala globale. Quella che sembra una rivoluzione tutta a stelle e strisce, potrebbe diventare sul medio-lungo periodo, una rivoluzione dei mercati mondiali di energia. Sicuramente, lo shale gas di Washington ha smosso il settore, senza però ancora rivoluzionarlo. Il passo verso le energie di tipo non convenzionale era comunque già stato previsto da tempo.

L’Arabia Saudita, un paese in crescita che sta affrontando un boom demografico ed edilizio, sta sviluppando una domanda interna di energia ben superiore rispetto a solo un decennio fa. Il suo accostarsi agli Stati Uniti, in qualità di paese al top nella produzione di shale gas, segue una logica che va di pari passo con la crescita del fabbisogno energetico nazionale.

L’investimento nel settore dello shale gas, però, non si presenta senza difficoltà tecniche. Il territorio dell’Arabia Saudita presenta un grosso limite per il delicato processo di estrazione, che richiede ingenti quantitativi d’acqua. Elemento che nella penisola arabica scarseggia. Trovare il quantitativo necessario di acqua direttamente nelle regioni in cui la Saudi Aramco sta trivellando, non è cosa semplice. La compagnia l’ha fatto presente in più occasioni, la fratturazione idraulica, la tecnica attraverso la quale viene estratto lo shale gas, è un procedimento costoso che richiede quantità massicce di acqua per liberare gli idrocarburi intrappolati nelle profondità delle rocce.

La mancanza di acqua nei siti di estrazione, e la scarsità di infrastrutture all’interno della regione, sono due fattori non trascurabili. Le stime, ottimisticamente, prevedono un lasso di almeno sei o sette anni prima di avere un sistema infrastrutturale dinamico in grado di sviluppare l’economia dello shale gas su scala commerciale. Attrezzature, infrastrutture, manodopera, sono ancora tutti elementi mancanti. L’obiettivo è ambizioso, ma se raggiunto consentirà a Riyad di convogliare la produzione di gas non convenzionale sulla domanda interna. In questo modo, quasi tutta la produzione convenzionale potrebbe andare a rinvigorire il mercato tradizionale a prezzi concorrenziali in Asia rispetto all’offerta cinese, e in Europa rispetto a quella di Mosca. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->