giovedì, Maggio 13

Anche la Gran Bretagna vuole la sua parte di spazio field_506ffbaa4a8d4

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Ma adesso evidentemente il mondo sta prendendo un suo verso se è vero, come è vero che l’intenzione di costruire il primo spazioporto commerciale potrà mandare i turisti in orbita entro il 2018. La Gran Bretagna, che storicamente ha utilizzato il suo isolamento geografico per salvaguardare il proprio regno e dominare una parte del mondo, ha fatto del turismo un settore importante, che attrae milioni di visitatori ogni anno. Ora, con questo progetto spera di catturare il 10% del mercato spaziale del mondo entro il 2030, aumentando il suo valore da 12 a 40 miliardi di sterline e la creazione di oltre 100.000 posti di lavoro. Secondo quanto si apprende, il piano fa parte di una campagna per sfruttare le più recenti tecnologie che implicherà lo sviluppo di auto senza conducente, un settore che si prevede un valore fino a 900 miliardi di sterline in tutto il mondo entro la fine del 2025. Il ministro dei Trasporti Patrick McLoughlin è stato molto chiaro: «Le auto senza conducente e il volo spaziale commerciale potrebbero sembrare come qualcosa da fantascienza, ma il potenziale economico di questa nuova tecnologia è enorme». E ha aggiunto: «Se vogliamo spingere l’economia della Gran Bretagna nell’era moderna e generare i posti di lavoro allora è di vitale importanza che le regole giuste siano messe in atto per consentire ai nuovi mezzi di prosperare». Sono molte le invenzioni e le scoperte inglesi nell’alta tecnologia: dalla prima macchina industriale per la filatura al motore a vapore, dal primo computer moderno e poi al motore a reazione, sono passaggi che mostrano una capacità ma anche una determinazione a restare sulla frontiera dei mercati e dell’innovazione.

Al momento si sta lavorando su un progetto che consentirà l’uso di voli orizzontali da piste convenzionali, dunque si parla di aerei spaziali che potranno decollare come velivoli normali con lo stesso criterio che sta guidando Virgin Galactic. Sono progetti e ci compiaciamo che il Regno Unito rientri nel piccolo club europeo composto principalmente da Francia, Italia e Germania che si confronta con le attrazioni americane e i lanciatori russi, oggi unici a apportare gli astronauti nella Stazione Spaziale Internazionale. Non possiamo però evitarci una nota di preoccupazione, considerando che da questo momento la Gran Bretagna diventa un pericoloso competitore per l’Italia, in molte nicchie dove il nostro Paese ha brillato per le sue produzioni. Il solo fatto – certamente non trascurabile – che il governo londinese abbia stanziato maggiori contributi per l’Agenzia Spaziale Europea ha fatto in modo che le grandi industrie andassero a mettere a costruire molti insediamenti su quelle isole per ottenere i ritorni economici, offrendo significativi posti di lavoro.

Recentemente il direttore generale dell’ESA Jan Woener ha dichiarato: «L’Unione Europea sta vivendo un momento molto difficile. E’ importante costruire ponti tra i diversi Paesi», sottolineando la capacità del settore di unire nazioni politicamente distanti grazie alla cooperazione e alla collaborazione. Ma il prossimo incontro strategico tra i ministri e le agenzie spaziali dei Paesi membri che si aprirà i lavori il prossimo 2 dicembre del 2016, traccerà la rotta per i prossimi anni. E l’Italia non dovrà perdere il passaggio.

 

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