sabato, Maggio 8

Anche la Germania combatterà l'Isis in Siria Conferenza sulla Libia e Roma il 13 dicembre. Il Venezuela si prepara alle elezioni

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Da alcuni giorni si rincorrono voci e smentite sulla sorte del mullah Mansour, il leader dei Talebani che nei giorni pare sia rimasto ferito durante uno scontro tra esponenti di Al-Qaeda a Quetta, in Pakistan. Per l’emittente pakistana ’92 News, il mullah sarebbe morto a causa delle gravi ferite, ma un portavoce del movimento,  il mullah Yousef Ahmadi, ha invece rassicurato tutti che il loro leader sta bene. Intanto non c’è pace per l’Afghanistan dove oggi almeno 17 persone sono state uccise in una moschea nella provincia di Maindan Wardak, nell’Afghanistan centro orientale. Lo riferiscono fonti ufficiali locali. Da una prima ricostruzione sembra che sia stato un attacco armato, ma non si esclude lo scoppio di una bomba.

«La conferenza di Roma sulla Libia in programma il 13 dicembre servirà a dare un impulso, se possibile decisivo, alla creazione di un governo di accordo nazionale. Una decisione che devono prendere le parti ma che noi vogliamo accelerare per contrastare i rischi di espansione del Daesh». Sono le parole del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che questa mattina ha confermato la presenza all’incontro del segretario di stato Usa John Kerry e Serghiei Lavrov, i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, i principali Paesi europei e della regione. Intanto è arrivata la notizia che proprio in Libia i jihadisti dello Stato islamico hanno preso il controllo di 12 campi militari nella città di Sirte, a metà strada tra Tripoli e Bengasi. Lo ha riferito un funzionario locale all’agenzia di stampa cinese Xinhua. «Le informazioni ricevute da un membro dell’Isis confermano che i gruppi affiliati all’Isis controllano 12 campi militari a Sirte, dove addestrano all’uso delle armi e agli attacchi»  ha detto la fonte «ed è probabile che il numero dei campi controllati dal gruppo aumenti a fronte del sostegno militare esterno». Il funzionario ha sottolineato che i membri dell’Isis hanno visto che nessuna autorità è in grado di fermarli, quindi ora contano di espandersi verso altre città. Proprio oggi a Sirte pare si sia anche svolta la cerimonia di fine corso di 85 bambini addestrati dal Califfato. In un comunicato ufficiale li hanno chiamati i Cuccioli del Califfato e i bambini, i più grandi dei quali hanno 16 anni, sarebbero stati addestrati a usare armi, piazzare ordigni e a lanciare attacchi suicidi. Secondo Libya Herald, l’Isis ha invitato la popolazione a partecipare alla cerimonia, diffondendo sui social media le fotografie di alcuni bambini in uniforme. Sempre in città, sarebbe anche arrivata ieri una nave di media grandezza, con a bordo armi e combattenti stranieri. La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa ‘Sirte News Agency’, ancora attiva in città attraverso i social media, e riportata dal Libya Herald.

Il Venezuela si avvia alle elezioni legislative del 6 dicembre in un clima decisamente poco sereno. Si temono scontri e violenze, infatti, durante il voto che potrebbe consegnare il Paese all’opposizione.  Per le prima volta nei 16 anni dalla rivoluzione bolivariana del defunto presidente Hugo Chavez e del suo successore Nicolas Maduro, i sondaggi danno alla coalizione MUD la maggioranza dell’Assemblea nazionale. «Ci saranno un nuovo scenario politico e un nuovo equilibrio di poteri» ha spiegato Luis Vicente Leon, presidente della società di sondaggi venezuelana Datanalisis. «Se l’opposizione vince ed è intelligente, tratterà per il cambiamento. Ma se prenderanno il controllo i radicali d’opposizione che vogliono solo liberarsi del presidente, perderanno un’occasione d’oro per le riforme» Gli oppositori al governo hanno promesso di salvare il Venezuela dalla profonda crisi economica che lo investe mentre Maduro ha giurato che manterrà il controllo in qualsiasi modo. «Dicono di volere il cambiamento, ma è un falso cambiamento. Sono inutili. Abbiamo costruito un milione di case, loro neanche una» ha detto il Presidente chiudendo la campagna elettorale davanti a migliaia di sostenitori a Caracas. «Sono pronto a fare molto di più per radicalizzare la rivoluzione della nostra economia e della produzione» Il paese latinoamericano, con i suoi 30 milioni di abitanti, sta attraversando una profonda crisi economica legata al crollo dei prezzi del petrolio. Le famiglie faticano a reperire generi di prima necessità, come farina o pannolini e proprio per questo il Venezuela ha il secondo tasso di omicidi al mondo dopo l’Honduras.

 

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