giovedì, Luglio 29

Anche la Germania combatterà l'Isis in Siria Conferenza sulla Libia e Roma il 13 dicembre. Il Venezuela si prepara alle elezioni

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L’Europa è sempre più protagonista della guerra contro l’Isis. Dopo la decisione del parlamento inglese di mandare i suoi jet a bombardare Raqqa, capitale dello Stato Islamico, anche la Germania entra nella coalizione. Con 445 voti a favore, 146 contro e 7 astensioni, il Parlamento tedesco ha approvato l’impiego di tornado da ricognizione, il dispiegamento di una nave e di satelliti militari per combattere l’esercito di Abu Bakr al-Baghdadi. Il Bundestag, la camera bassa, ha votato anche per il dispiegamento di 1.200 soldati che non saranno coinvolti in azioni belliche, ma avranno un ruolo di supervisori. Anche i tornado non colpiranno il suolo siriano, ma condurranno operazioni di ricognizione in supporto ai caccia statunitensi e francesi impegnati nei bombardamenti veri e propri. La fregata, invece, interverrà a protezione della portaerei francese Charles de Galles da cui partono i caccia per i raid. Secondo quanto deciso, la partecipazione alla missione contro l’Is sarà di un anno e costerà 134 milioni di euro. Si tratta del primo grande impegno militare della Germania dopo la seconda guerra mondiale e l’opposizione di governo ha contrastato la decisione fino all’ultimo. Ma Angela Merkel aveva promesso un fattivo contributo al presidente francese Francois Hollande che, intanto, questo pomeriggio è arrivato a bordo della portaerei Charles de Gaulle, nel Mediterraneo orientale. Il capo dell’Eliseo, accompagnato dal ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, ha incontrato i piloti dei caccia e i tecnici della portaerei e ha fatto un discorso di incoraggiamento davanti ai 2000 militari. Questa mattina, poi, la Francia ha reso noto ufficialmente che sta conducendo dei voli di ricognizione e raccolta informazioni anche sulla zone della Libia attualmente controllate dallo Stato islamico, a Sirte e Tobruk.

Intanto, la Gran Bretagna ha effettuato i primi raid aerei in Siria. Quattro Tornado della Raf, decollati dalla base cipriota di Akrotiri, hanno colpito sei obiettivi dell’Is nella zona di un giacimento petrolifero nella Siria orientale. E subito dopo sono arrivate le ritorsioni dell’Isis. Il gruppo jihadista ha pubblicato online una serie di video messaggi in cui minaccia l’Inghilterra. «Non prendetevela con l’Islam quando vi colpiremo» hanno  detto.  Londra, dunque, è  super blindata, così come lo sono anche le grandi città italiane, Roma in primis, e gli aeroporti d’Europa. Proprio oggi il ministro Angelino Alfano ha annunciato l’accordo sulla tracciabilità dei voli anche se l’intesa sarà sigillata definitivamente il prossimo 15 dicembre. «L’accordo per la registrazione dei dati dei passeggeri riguarda i voli intra-europei e prevede la possibilità per le polizie di avere in chiaro i nomi dei passeggeri, con l’obbligo per le compagnie aeree di tenere archiviati le indicazioni anagrafiche ed una serie di dati molto importanti» ha spiegato.

Proseguono le indagini sulla rete che ha favorito gli attentatori delle stragi di Parigi. Quest’oggi, le autorità belghe hanno effettuato due nuovi arresti facendo, così, salire a otto il numero di persone arrestate nel Paese. Secondo l’emittente pubblica Vrt, uno dei due nuovi arrestati conosceva Hadfi Bilal, l’attenatore suicida che si è fatto esplodere allo Stade de France. Si tratta di Samir Z., un francese di 20 anni, arrestato all’aeroporto di Bruxelles mentre tentava di imbarcarsi su un volo diretto in Marocco. L’uomo quest’anno avrebbe tentato in due occasioni di raggiungere la Siria. Il secondo sospettato è Peter N., un belga di 28 anni, arrestato domenica nel distretto di Bruxelles di Molenbeek, dal quale provenivano i fratelli Brahim e Salah Abdeslam. Nel frattempo, riportano i media belgi, la polizia ha scarcerato due persone che erano state fermate ieri a Bruxelles, sempre in relazione alle indagini sugli attentati parigini. I due sono stati interrogati in qualità di testimoni. Altri sei sospettati, arrestati in Belgio dopo gli attacchi del 13 novembre, rimangono invece in carcere.

Un’esplosione e poi un inferno di fuoco. Giza, a sud del Cairo, si è svegliata con il cuore in gola questa mattina, quando, intorno alle sei, tre ignoti a bordo di una moto hanno lanciato delle molotv contro un night club nel quartiere di Agouza. Il bilancio è di 16 morti e tre feriti, ma pare non si sia trattato un attentato terroristico. «In base alle prime indagini  sono emerse informazioni sul fatto che vi sia stato un diverbio tra gli addetti al night club e altre persone, che per vendicarsi hanno lanciato bombe contro l’ingresso del locale». L’attacco arriva mentre l’Egitto attende i risultati ufficiali delle elezioni parlamentari. In attesa dell’annuncio, si profila una vittoria schiacciate dei sostenitori del presidente Abdel Fattah Al-Sisi, dopo che due giorni fa si è concluso il ballottaggio della seconda fase delle consultazioni, una lunga maratona elettorale caratterizzata da una bassa affluenza alle urne. A trionfare, sembra ormai certo, sarà la coalizione “Per l’amore dell’Egitto”, considerata vicina ad al-Sisi.

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