venerdì, Gennaio 28

Anche la Francia bombarda la Siria field_506ffbaa4a8d4

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I palestinesi non nutrono speranze nell’incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Usa Barack Obama, il primo in 13 mesi tra i due leader. Il premier israeliano è volato a Washington per parlare di Iran, dopo il contrastato accordo sul nucleare, ma si parlerà anche di Palestina. Dopo il fallimento del processo di pace guidato dal segretario di Stato Kerry, Netanyahu ha parlato della questione, ma Obama, che ha da farsi perdonare le tensione per via di Teheran, non punterà i piedi, pur consapevole che proprio Israele non vuole favorire il dialogo, con i palestinesi. Di questo ne è certo anche Nabil Shaath, esponente di Fatah. «Nel suo discorso all’Onu Obama non ha fatto alcun riferimento alla possibilità di intervenire nel dossier israelo-palestinese nel periodo di mandato presidenziale che gli resta. Neanche Hillary Clinton ha parlato di un intervento per porre fine al conflitto e di conseguenza  è necessario che il sostegno internazionale al processo di pace venga ampliato, proprio come è stato fatto con l’Iran  nel caso delle trattative che a luglio hanno portato alla firma dell’accordo sul nucleare con i Paesi del 5+1» ha commentato.

Anni di prigionia, di silenzio e poi pian piano il ritorno sulla scena politica fino alla vittoria incredibile nel suo Paese nelle prime elezioni libere.  La birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, ha sbaragliato la tornata elettorale conquistando il 70 per cento dei voti  e 45 seggi in palamento. Se i numeri fossero confermati, birmana Aung San Suu Kyi potrebbe diventare il primo ministro e formare un governo senza alcun appoggio. Per il momento la nuova leader di Myanmar non ha fatto dichiarazioni ufficiale, ma si è limitato a dire di essere ancora prudente, ma intanto l’Usdp, il Partito di unione, solidarietà e sviluppo del presidente birmano Thein Sein, ha ammesso la sconfitta e ha aggiunto che accetterà il risultato. «Dobbiamo capire le ragioni per cui abbiamo perso», ha commentato il capo del partito Htay Ooo. «In ogni caso accettiamo il risultato senza alcuna riserva». Intanto Aung San Suu Kyi ha esortato i sostenitori della Lega Nazionale per la democrazia a mantenere la calma al momento dell’annuncio ufficiale della vittoria, senza fare festeggiamenti di parte in caso di vittoria facendo sentire male gli sconfitti». I risultati ufficiali dovrebbero arrivare in serata, ma i numeri fin qui hanno mostrato la volontà del Paese di riprendersi la sua storia, dopo decenni di dittatura.

È stata una giornata amara per il Kosovo che, nonostante le speranze, si è vista respingere la richiesta di adesione all’Unesco. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha detto no al Paese, che si è dichiarato indipendente nel 2008 ma è riconosciuto solo da 111 nazioni. La proposta è stata bocciata per soli due voti. Ne bastavano 94, infatti, per approvare l’annessione, ma solo in 92 hanno acconsentito, mentre 50 voti sono stati contrari e gli altri membri dell’assise si sono astenuti. Se per il governo di Pristina è una delusione cocente, per la Serbia è stata, invece, una vittoria giusta e morale, ottenuta in condizioni quasi impossibili. «Mi congratulo con il governo serbo, che ha investito molto nello sforzo diplomatico e non si è arreso neppure quando sembrava che ormai fosse tutto perduto» ha detto il  presidente serbo Tomislav Nikolic. La risposta kosovara è arrivata poco dopo tramite i Social Network. E su Facebook il degli Esteri Hashim Thaci ha scritto: «la vasta maggioranza dei Paesi del mondo ha votato per noi, purtroppo sono mancati solo pochissimi voti».

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