venerdì, Aprile 23

Anche la Cina ha i suoi 'desaparecidos' Le misteriose sparizioni nell'ex colonia britannica: ora Pechino svolge azioni di polizia extraterritoriali?

0
1 2


Nel suo capolavoro ‘1984’, George Orwell insisteva molto sul concetto della scomparsa, contornando la storia di personaggi secondari che, in più parti del romanzo, venivano fatti sparire d’improvviso dalla ‘psicopolizia’. Lo stesso concetto, del resto, è presente nel protagonista Winston, un anonimo ingranaggio del sistema totalitario che fa sfondo alla vicenda, incaricato di cancellare dalle pagine del giornale i riferimenti ai membri del regime caduti in disgrazia e fatti sparire dal ‘Grande Fratello’. Per narrare questo inquietante futuro Orwell aveva lavorato sì di fantasia, ma non aveva certo lesinato riferimenti critici all’ultimo totalitarismo esistente al mondo dopo la caduta del nazismo: lo stalinismo. Le mansioni stesse di Winston nel romanzo sono una caricatura feroce dell’usanza diffusa nell’URSS degli anni Trenta, quando gli alti funzionari del Partito vittime delle ‘purghe’, oltre che ad essere fatti sparire fisicamente, venivano letteralmente cancellati dalle immagini e dagli articoli sulla ‘Pravda’: ricordate le foto ufficiali con Lenin e Stalin, che quest’ultimo ordinò di ritoccare per eliminare la presenza ingombrante di Trotskij?

La pratica di far sparire avversari e oppositori politici non è finita, come sappiamo, con lo stalinismo. Negli anni Settanta i regimi militari di Pinochet in Cile e di Videla in Argentina ne fecero quasi un segno distintivo, tanto che il famigerato termine ‘desaparecidos’, nato allora, ha valicato tempo e spazio per arrivare fino ai giorni nostri: basta leggere i rapporti di Amnesty International o di Human Rights Watch per rendersi conto di come rapimenti e sequestri di Stato siano metodi largamente utilizzati nel mondo.

Esistono poi nazioni, come la Cina, dove sono in vigore norme che consentono alle forze di sicurezza di arrestare e detenere persone senza l’obbligo di doverne dare avviso ai familiari: una disposizione, introdotta dalla riforma del codice penale del 2013, che di fatto ha reso legale un abuso di potere in precedenza frequentemente perpetuato. Tuttavia, l’ultimo caso potrebbe aver una valenza che va oltre la mera, seppur fondamentale, questione dei diritti umani violati. Perché ha avuto come teatro Hong Kong, ex colonia britannica tornata formalmente sotto la sovranità della Cina dal 1997, ma che gode tuttavia di ampie autonomie economiche, amministrative e soprattutto politiche. Grazie allo status di Regione autonoma speciale, frutto di un accordo tra Londra e Pechino sottoscritto nel 1984, Hong Kong dispone di un sistema giudiziario e di forze di polizia che si muovono in modo sostanzialmente autonomo dalla Cina continentale, il che consente anche un ampio grado di tutela dei diritti umani nel territorio. Ad esempio, nelle librerie è possibile acquistare testi la cui vendita nella Cina continentale è proibita dalla censura. E proprio al campo dell’editoria si collega il caso più recente di ‘missing person’.

Lee Bo è un dirigente della Mighty Current, una casa editrice indipendente di Hong Kong che attraverso le sue librerie vende testi molto critici nei confronti del Partito Comunista Cinese, che trattano dai complotti alle guerre intestine, dagli scandali sessuali alle rivelazioni scottanti da ex alti ‘papaveri’. Argomenti non certo graditi alle autorità di Pechino, come non gradite sarebbero le rivelazioni contenute in un libro di prossima uscita, a cui Lee stava lavorando prima di svanire nel nulla il 30 dicembre scorso, sulle relazioni extraconiugali del presidente Xi Jinping. Proprio ripensando alle frequenti intimidazioni ricevute nelle settimane scorse riguardo a questa pubblicazione, i collaboratori di Lee (alcuni dei quali parlano però anche di un altro testo proibito su di un intrigo di Palazzo per deporre l’attuale presidente nel 2017) ritengono che l’uomo sia stato fatto sparire dalla polizia cinese. Ipotesi sostenuta anche dalle associazioni dei diritti umani e da alcuni deputati locali.

Da questa prima lettura della vicenda, verrebbe da chiedersi cinicamente il perché di tutto questo rumore intorno alla scomparsa di un editore-libraio, che rendeva sì noti i mali del Potere cinese ma che non era certo il primo a farlo e a subirne le conseguente: i rapporti di Reporters Sans Frontières sono del resto abbastanza esplicativi della situazione in cui si trovano ad operare gli uomini della comunicazione in Cina. Siamo in presenza di una non-notizia, allora? Non esattamente.

Dopo il proprietario della compagnia Gui Minhai, il direttore generale Lu Bo, il manager Lin Rongji e il collaboratore Zhang Zhiping, Lee Bo è il quinto rappresentante della Mighty Current a sparire nel nulla dallo scorso autunno. Non solo: Lee ha anche un passaporto britannico, e se di rapimento si è trattato, l’uomo sarebbe stato vittima di un sequestro da parte della polizia cinese in un territorio dove quest’ultima non ha nemmeno giurisdizione. La sera della sua scomparsa, Lee Bo avrebbe chiamato la moglie dicendole di stare bene, senza fornire dettagli dove si trovasse. Quando la donna ne ha denunciato la scomparsa, la polizia ha appurato che la telefonata fatta da Lee arrivava da un numero di Shenzen, che si trova a pochi chilometri, nella Cina continentale. Qui il primo giallo: secondo i database della polizia, Lee non risultava aver lasciato il territorio di Hong Kong e la consorte conferma che il marito, quel giorno, non aveva con sè passaporto e documenti necessari a recarsi sul Continente.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->