mercoledì, Giugno 23

Anche in Repubblica Ceca si guarda di più alla Russia L’avanzata populista ed euroscettica a Praga promette una modifica della sua politica estera in senso filorusso

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Zeman non ha comunque esitato ad incaricarlo di formare il nuovo governo, e a quanto si dice a Praga sarebbe ugualmente pronto a concedergli un secondo tentativo qualora il primo fallisse entro il termine previsto dalla Costituzione, che scade in questi giorni. La Repubblica Ceca si è già distinta in passato come temibile concorrente del Belgio quanto a capacità di sopravvivere a lungo e abbastanza tranquillamente senza un governo con tutti i crismi. Restava tuttavia scontata, come prima scelta, la formazione di una coalizione forte di un’adeguata maggioranza parlamentare, che a dispetto delle difficoltà altrettanto scontate è stata infatti il primo obiettivo perseguito da Babis e compagni. A quanto pare, e prevedibilmente, senza successo.

Che un accordo potesse essere raggiunto tra il magnate e i maggiori partiti tradizionali, di centro-destra o centro-sinistra, più o meno fedeli alla UE e alla NATO ma duramente castigati dal verdetto delle urne, era praticamente escluso in partenza. Per sostenere un cambiamento di rotta in politica estera erano e rimangono verosimilmente disponibili i due partiti più russofili: quello comunista, però punito anch’esso dagli elettori, e quello, vistosamente premiato invece dal voto, che si batte per la Libertà e la democrazia diretta (SPD). Capeggiato da un oriundo nippo-coreano e accesamente xenofobo, il secondo appare verosimilmente troppo estremista nel suo populismo per risultare accettabile da ANO come partner principale oppure, da solo, numericamente insufficiente.

Un alleato più idoneo potrebbe essere il partito cosiddetto dei Pirati, classificatosi al terzo posto dopo i Democratici civici di centro-destra, meno populista e moderato anche nella sua attrazione per la Russia, però controbilanciata da una posizione tutt’altro che euroscettica. Come si vede, per Babis non c’è molto da scegliere, e non stupisce perciò che il suo primo tentativo venga dato per fallito e che il premier incaricato si veda con ogni probabilità costretto, salvo sorprese, a ripiegare su un governo monocolore di minoranza dipendente da appoggi esterni occasionali per la realizzazione dei suoi programmi.

Appoggi, ovviamente, per loro natura aleatori, e a rendere i quali meno condizionanti potrebbe tuttavia intervenire, specie per quanto riguarda la componente filorussa delle novità che si preannunciano, un importante fattore extraparlamentare: l’eventuale conferma di Zeman, il cui mandato è in scadenza, nelle elezioni presidenziali del prossimo gennaio. La prevalente popolarità del pur controverso personaggio non risulta in calo, e Babis mostra di contarci avendo sicuramente concordato con lui il passo più rilevante da registrare finora quanto meno in politica estera.

La visita ufficiale, cioè, che Zeman sta compiendo in questi giorni in Russia, alla testa della più imponente delegazione ceca mai recatasi a Mosca e dintorni dopo il ribaltone e la secessione slovacca. Il grosso è costituito da imprenditori e altri uomini d’affari, ai quali spetterà di stipulare e poi attuare un gran numero di accordi commerciali e di cooperazione economica in vari settori, dalle fonti di energia, naturalmente, ai trasporti, alle nano- e biotecnologie, ecc. Si segnala, nel frattempo, che la collaborazione bilaterale nelle ricerca nucleare presso la centrale russa di Dubna prosegue con reciproca soddisfazione e che il traffico aereo tra Praga, Mosca e altre città russe sta crescendo molto rapidamente, come pure il turismo russo in Cechia che nel primo semestre di quest’anno è aumentato di oltre il 50%.

Per tutto il resto, comprese ovviamente le tematiche extraeconomiche di più pressante interesse per entrambe le parti, Zeman non mancherà di parlarne con Vladimir Putin e con i suoi collaboratori. Avendo avuto modo, intanto, di fare nuovamente qualcosa di molto gradito ai suoi ospitanti pronunciandosi a favore della conservazione dei monumenti ai soldati sovietici ‘liberatori’, che in altre parti dell’Est europeo vengono demoliti più o meno sistematicamente suscitando vivaci proteste da parte di Mosca.

Per l’occasione, l’inquilino del Castello praghese si è scagliato contro i «fanatici che vogliono riscrivere la storia», assicurando che fortunatamente in Repubblica Ceca ve ne sono solo pochi. Può darsi peraltro che nel contempo Zeman si auguri, e magari chieda ai suoi anfitrioni, un’attenuazione, come minimo, del carattere troppo intrusivo oltre che massiccio assunto, pare, dalla propaganda russa, fake news comprese, anche in un Paese come il suo che sembra averne meno bisogno di altri e nel quale potrebbe persino rivelarsi controproducente.

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