sabato, Maggio 15

Anche in Repubblica Ceca si guarda di più alla Russia L’avanzata populista ed euroscettica a Praga promette una modifica della sua politica estera in senso filorusso

0
1 2


Parafrasando una celebre riflessione di Lev Tolstoj sui destini delle famiglie, si può ben dire che se ogni odierno populismo è almeno un po’ diverso dagli altri, tutte le loro vie portano in qualche modo a Mosca. E’ difficile immaginare una differenza maggiore di quella che intercorre tra i Cinque stelle italiani, come del resto la connazionale Lega ex nord, e il partito, denominato Azione dei cittadini insoddisfatti (ANO, nella sigla in lingua boema, in cui, con accento sulla ‘o’, vuol dire anche ‘sì’), che nello scorso ottobre ha stravinto le elezioni legislative nella Repubblica ceca, ormai comunemente detta Cechia.

Entrambi, ciò nonostante, hanno visibilmente confermato la loro attrazione per la Russia, se non altro in quanto sponda apparentemente insostituibile ai fini del loro confronto con altri interlocutori esterni oltre a quelli interni. Luigi Di Maio, giovane senza un passato ma ambizioso allievo di Beppe Grillo, comico di professione, lo ha fatto sostenendo la necessità di ricucire i rapporti con Mosca guardando ad un vicino test elettorale che dovrebbe, stando ai sondaggi, accelerare la corsa del M5S verso il potere. Il leader di ANO, Andrej Babis, si è mosso nella stessa direzione subito dopo il trionfo elettorale, pur dovendo ancora risolvere lo spigoloso problema di formare il nuovo governo di Praga.

Paragonato spesso e volentieri a Silvio Berlusconi (gli avversari domestici lo chiamano Babisconi), l’arcipopulista ceco un passato ce l’ha eccome. Ha infatti sfondato nell’elettorato sparando a zero sull’establishment nazionale pur appartenendovi sotto ogni aspetto. Non è soltanto il secondo uomo più ricco del Paese grazie ad un patrimonio valutato in 4 miliardi di dollari e al possesso di un conglomerato economico-finanziario comprendente oltre 250 società (agroalimentari, chimiche e mediatiche) operanti in 18 Stati con un totale di 34 mila dipendenti. E’ anche già stato Ministro delle finanze nel governo di coalizione uscente, in rappresentanza di ANO, da lui stesso fondato nel 2011 e già piazzatosi secondo nelle elezioni del 2013.

A fermare la sua ulteriore ascesa nei favori popolari non è bastata l’incriminazione di Babis, fustigatore della corruzione e degli abusi dei partiti più vecchi, per asserita distorsione di fondi UE a vantaggio di una sua azienda. Cacciato dal governo nello scorso maggio, il magnate si è salvato con l’immunità parlamentare, che probabilmente conserverà dopo che ANO, raccogliendo il 30% dei voti e distanziando di quasi venti punti il concorrente meno lontano, ha conquistato 78 seggi su 200. Largamente insufficienti, quindi, per governare in solitudine, ma non per trovare appoggi a diversi scopi nell’ampio e variegato schieramento politico ceco, che in parlamento conta nove partiti.

Quello che sicuramente non mancherà in ogni caso a Babis, e già non mancava in partenza, è l’appoggio del presidente della Repubblica, Milos Zeman, altro esponente populista/sovranista non meno irruente e spregiudicato al punto da rompere col suo partito di provenienza, quello socialdemocratico che guida la coalizione governativa uscente, per diventare una forza politica in campo per conto proprio. Scontrandosi a più riprese con essa, il capo dello Stato si è distinto per ripetute prese di posizione gradite a Mosca, in particolare sulla questione ucraina, ossia a favore del riconoscimento dell’annessione russa della Crimea e della revoca delle conseguenti sanzioni occidentali, caldeggiando inoltre lo sviluppo dei rapporti commerciali e della cooperazione economica in generale con la Russia.

Contemporaneamente, Zeman si è altresì rivelato uno dei massimi dirigenti dell’Est europeo più critici nei confronti dell’Unione europea, della quale la Repubblica Ceca è membro come della NATO, specie per quanto concerne le politiche in materia di immigrazione, sfornando esternazioni ostili all’islamismo tali peraltro da guadagnargli i consensi grazie ai quali è diventato il primo presidente ceco eletto direttamente dal popolo. Il tutto in particolare sintonia, qui, con Babis, e a dispetto del fatto che la presenza di immigrati musulmani nel Paese sia pressocchè irrilevante: 20 mila persone al massimo, cioè meno dello 0,02% della popolazione.

D’altronde, anche l’euroscetticismo, per quanto non proprio estremista, di entrambi i personaggi riesce difficile da spiegare essendo la Cechia uno dei massimi beneficiari dell’appartenenza alla UE. La sua economia continua a crescere ad un ritmo tra i più elevati, il tasso di disoccupazione è il più basso di tutta l’Unione e quello degli investimenti diretti stranieri il più alto come pure la quota degli occupati nella produzione industriale. Si lamenta spesso la perdurante modestia relativa delle retribuzioni (pari attualmente al 40% di quelle tedesche), che però da qualche tempo stanno crescendo del 13% in media annua.

In altri termini, la Repubblica ceca sta recuperando quella relativa prosperità di cui l’intera Cecoslovacchia già godeva nel periodo tra le due guerre mondiali, dopo l’emancipazione dall’Impero asburgico, e che aveva conservato in qualche misura anche sotto il regime comunista. A Praga si mira evidentemente a consolidarla, lasciando trapelare un timore forse eccessivo dei pericoli di vario genere che potrebbero invece rimetterla in discussione. Uno di questi pericoli, e non l’ultimo, è certamente il perdurare ed eventuale inasprimento dei contrasti tra Occidente e Russia, che chiama automaticamente in causa una terra di frontiera come la Cechia, già al centro di analoghi scenari con la ‘primavera di Praga’ e l’invasione sovietica delle quali ricorrerà tra pochi mesi il cinquantenario.

Allora la Cecoslovacchia comunista si era ribellata a suo modo a Mosca, mentre oggi la Cechia, collocata in un campo che si può ancora chiamare opposto benchè non esista più una contrapposizione ideologica, mostra segni crescenti di insofferenza per i legami con esso. Le conseguenti o contestuali simpatie per la Russia sono tuttavia oggetto di divergenze interne rese tanto più acute da una figura così anomala e controversa come Babis, anche se il leader di ANO, non di rado definito filorusso, viene altresì descritto (forse più che altro dai detrattori) come scarsamente interessato alla politica estera e politicamente impegnato, in generale, soprattutto per difendere e promuovere i propri affari.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->