venerdì, Ottobre 22

Anche il Senato in mano alla destra

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senato francia

Parigi – Nuove elezioni, nuova sconfitta per il centrosinistra francese. Dopo le europee e le municipali, per la terza volta in un anno la destra francese ha effettuato l’ennesimo sorpasso ai danni della maggioranza socialista. A dare ancora una volta la scossa all’assetto politico del Paese sono state le elezioni per il rinnovo del Senato, detto anche Camera alta del Parlamento. Previste una volta ogni tre anni, questo tipo di elezioni rinominano la metà dei senatori, 179 su 348, attraverso un suffragio indiretto. A votare sono i “grandi elettori”, coloro cioè che ricoprono cariche istituzionali a livello locale, come sindaci, consiglieri comunali e delegati. Svoltesi la scorsa domenica, le elezioni hanno visto una netta vittoria dell’UMP, che su un totale di 348 seggi ne ha ottenuti 150, 12 in più rispetto a prima, riconquistando così la maggioranza alla camera alta persa nel 2011. Un buon risultato anche per il partito centrista dell’UDI, che ha invece avuto 40 seggi, e per il Front National, che è riuscito a insediarsi con due giovani senatori.

Con un totale di 192 seggi contro i 156 della sinistra, la destra francese si è quindi ripresa il Senato senza particolari colpi di scena. Visti gli esiti delle ultime elezioni, un risultato del genere era più che prevedibile. A pochi giorni dal ritorno in politica di Sarkozy, l’UMP si afferma in quello che in Francia è sempre stato considerato un suo feudo inespugnabile. Dal 1958 a oggi, infatti, la maggioranza al Senato era sempre stata di destra, una tradizione interrotta solo nel 2011 con la vittoria del PS. Il ritorno della Camera alta nelle mani dell’UMP è stato visto da molti come un punto di svolta da cui poter ricominciare a costruire un partito che in questi ultimi tempi è stato dilaniato da scandali e conflitti interni. Come coronamento di questo successo, il1 ottobre il senatore dell’UMP Gérard Lacher è stato eletto Presidente del Senato, carica che aveva già coperto dal 2008 al 2011. Per poter ripartire, il centrodestra non potrà non prendere in considerazione i centristi dell’UDI, che in queste votazioni hanno dimostrato di avere una rilevanza decisiva sullo scacchiere politico nazionale. Un’alleanza tra i due gruppi sarà indispensabile per creare un centrodestra compatto e unito per le presidenziali del 2017. Yves Jego, figura di spicco dei centristi e candidato alla presidenza del partito, ha ribadito il concetto, dichiarando che «l’UMP non è il solo partito che dirigerà il Senato. Ci sarà bisogno di un’alleanza pluralista».

Ma la vera novità di queste elezioni è stata il risultato del Front National, che per la prima volta è riuscito a far entrare due senatori nella camera Alta: Stephan Ravier nel dipartimento di Bouches-du-Rhone, e il ventiseienne David Rachline nel dipartimento di Var. Quest’ultimo, già sindaco di Fréjus, con  questa nomina potrà vantare il record di senatore più giovane mai eletto nella storia della V Repubblica. Un risultato definito ‘’storico’’ dalla stessa Marine Le Pen, che in un tweet postato il giorno stesso sul suo account personale ha ricordato che ormai il partito di estrema destra è presente in tutte le assemblee. Lo stesso Ravier, nell’entusiasmo del momento, ha dichiarato che «ormai l’unica porta da aprire è quella dell’Eliseo». Analizzando nel dettaglio questo risultato, il punto di forza del Front National è stato, ancora una volta, l’attenzione rivolta ai piccoli comuni e alle zone rurali. Durante l’incontro estivo con i giovani del partito, la stessa Le Pen aveva inviato un chiaro messaggio, dichiarando che «gli amministratori locali delle zone rurali potranno contare sul FN per essere difesi». Una tecnica divenuta ormai un modus operandi tipico del partito lepenista, che in questa occasione ha ottenuto un risultato più roseo del previsto. L’arrivo dei due giovani senatori dell’estrema destra nella camera Alta del Parlamento ha un valore puramente simbolico, in quanto rappresenta un ulteriore passo in avanti del partito verso la stabilizzazione nel panorama politico nazionale. Con due soli rappresentanti, il partito di Marine Le Pen non riuscirà certo ad avere un reale peso politico all’interno dell’emiciclo, ma sarà comunque presente per ricordare che l’estrema destra francese è ormai inserita ad ogni livello istituzionale.

Divenuto ormai un attore imprescindibile della scena politica francese, il FN continua a raccogliere i frutti di un lavoro basato sulla capillare ricezione di quei voti dispersi dal centro e dal centrodestra. Un buon risultato era più che prevedibile dopo il successo di Marine Le Pen alle ultime municipali. Quello che stupisce di questi risultati è che ad avere votato FN non sono stati solo i rappresentanti comunali appartenenti al partito. Dati alla mano, i “grandi elettori” dell’estrema destra sono 1500, mentre i voti ottenuti sono 3929. E chiaro quindi che il FN ha raccolto preferenze anche da elettori provenienti da altre formazioni politiche. Nonostante sia impossibile stabilire con esattezza la provenienza di questi voti a causa della segretezza dello scrutinio, il FN ha avuto più successo nella zona a sud est del paese, ottenendo l’appoggio dei delusi dell’UMP che si sono decisi a varcare la soglia passando all’estrema destra.

La domanda che bisogna porsi all’indomani di queste votazioni riguarda l’orientamento politico del paese, sempre più indirizzato verso un cambio di rotta tendente a destra. Il capovolgimento della maggioranza al Senato potrebbe essere un ostacolo nella realizzazione delle riforme previste dal Governo? In realtà, questi risultati influiscono marginalmente sull’agenda dell’Eliseo. La maggioranza, frammentata da divisioni interne divenute ormai insanabili, faticava già da prima ad approvare i disegni di legge proposti a causa dei forti dissensi tra il PS, gli ecologisti e il Front de gauche. Paradossalmente, questa inversione potrebbe addirittura giovare all’immagine di Hollande: un progetto di legge respinto da un Senato composto per la  maggioranza da senatori dell’opposizione suonerebbe più logico di un rifiuto da parte dei membri del proprio gruppo. L’esito di queste elezioni, per quanto scontato e prevedibile, sembra non stupire nessuno, neanche gli stessi componenti del Parti Socialiste, che sembrano invece rassegnati e pronti a subire continue batoste mentre il loro Presidente continua a incarnare il simbolo di un fallimento politico e sociale. Tra le file del PS, c’è anche chi cerca di vedere questi risultati sotto un’ottica meno pessimista: «Non è l’onda blu che era stata annunciata. Ci si aspettava una sconfitta più ampia» ha commentato a caldo Jean-Christophe Cambadélis, primo segretario del partito.  I campanelli d’allarme per il PS ormai sono tanti e sempre più assordanti. Se i deputati e senatori socialisti non smetteranno di tapparsi le orecchie per non sentirli, rischieranno seriamente di lasciare il campo ad avversari organizzati e pronti a rimpiazzarli non appena si presenti l’occasione.

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