sabato, Luglio 24

Anche il Galles vuole la sua parte

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Londra – Il vento di novità e cambiamento, alzato dal recente referendum sull’indipendenza della Scozia, ha raggiunto anche la parte meridionale della Gran Bretagna. Un dibattito senza precedenti ha spostato l’attenzione sulla mancanza di poteri dei Governi nazionali, con sempre più membri del Parlamento di Westminster che chiedono un maggior margine decisionale per le questioni interne delle varie Nazioni.

Come parte del Regno Unito, il Galles ha 40 MPs, Membri del Parlamento, nella House of Commons, un Segretario di Stato che svolge funzioni di Ministro nel Governo del Regno Unito e un dipartimento, il Wales Office, che si occupa di questioni inerenti al Galles. Inoltre, a seguito del referendum nel 1997, così come in Scozia, venne deciso di creare una sorta di Parlamento nazionale. Nel caso del Galles, si tratta dell’Assemblea Nazionale, che sta portando avanti la devolution del Paese.
Molte delle decisioni che vengono prese a Westminster non combaciano con gli interessi e la volontà della popolazione gallese e dei suoi rappresentanti, che con 40 voti su 650 nella House of Commons difficilmente sono riusciti a bloccare delle decisioni alle quali si opponevano. È da questo contesto che proviene il malcontento politico degli ultimi decenni.
Culturalmente il Galles ha una forte identità nazionale che non si respira solamente in occasioni sportive e religiose, sebbene il Rugby sia un forte simbolo di aggregazione, ma soprattutto in un retaggio culturale diverso ed in una lingua nazionale. É stata proprio la battaglia per la valorizzazione della lingua gallese che ha ripresentato, nel secolo scorso, i sentimenti nazionalisti di questo popolo.

Il Galles, fieramente rappresentato da un dragone rosso su sfondo bianco e verde, è la più povera delle Nazioni costituenti del Regno Unito, la cui storia per secoli si intreccia a quella dell’Inghilterra. L’unione dei due regni fu molto più complicata dell’unione successiva in un’unica corona delle dinastie inglesi e scozzesi. Bisogna tornare indietro agli anni sanguinosi della Guerra delle due Rose, che finì con la vittoria della dinastia Tudor, di cui non a caso la bandiera del Galles riporta i colori, poiché fu proprio l’appoggio della popolazione e delle truppe di quella regione che permise ad Enrico Tudor di salire al trono d’Inghilterra. Fu poi suo figlio, il ben più noto Enrico VIII, famoso soprattutto per lo scisma religioso con la Chiesa Cattolica, che concretizzò l’atto di Unione con l’annessione all’Inghilterra, la formalizzazione di un sistema legale unico, la creazione di membri del Parlamento provenienti dal Galles e l’abolizione dell’uso della Welsh Language, il gallese. Da allora, è l’erede al trono del monarca, ad assumere il titolo di Prince of Wales, come oggi ha il Principe Carlo, che ovviamente non ha alcun potere politico e decisionale.

Quando fu fondato, nel 1925, Plaid Cymru, il Partito del Galles, aveva come principale battaglia quella di riportare in uso la lingua gallese, che al tempo era parlata da una piccola percentuale della popolazione. Durante l’ultimo censimento, meno del 20% della popolazione poteva parlare gallese. È sintomatico che Leanne Wood, leader del Partito del Galles, non ne sia fluente e lo stia studiando. Nel Paese c’è un effettivo bilinguismo, tutti i documenti ufficiali, le strade e i paesi, le istituzioni utilizzano sia inglese sia il gallese, e le discussioni interne al partito Plaid Cymru si svolgono in Welsh.  Secondo i rappresentanti del Partito del Galles, la sfida è proprio quella di distaccare l’immagine del Partito dalla singola battaglia della lingua.

Le velleità indipendentiste del Partito non convinsero inizialmente la popolazione, che negli anni 70 votò abbondantemente contro la devolution. In realtà, anche nel referendum degli anni ’90 che diede inizio alla devolution e alla creazione dell’Assemblea Nazionale, la vittoria a favore di una maggiore indipendenza fu di un magro 50.3%. Ad oggi, dei 40 seggi nella House of Commons, che rappresentano i 3 milioni di cittadini Gallesi, il Plaid Cymru ha 3 seggi, mentre nella National Assembly for Wales ne ha 11.  La strada del Galles per l’autonomia è stata più lenta di quella scozzese, e in molti sono critici sulla mancanza di chiarezza da parte della popolazione e della classe politica nel dichiarare cosa effettivamente desiderino per il futuro della Nazione. Ad oggi, i circa 3 milioni di abitanti del Galles, poco più di un terzo della popolazione della metropoli londinese, hanno il loro Sistema Sanitario, NHS, un autonomo sistema scolastico, così come dei trasporti e dei servizi.

Siamo ancora nelle fasi preliminari di questo dibattito, ma l’attenzione sembra concentrarsi sulle tasse e l’autonomia fiscale. Nel suo discorso per commentare il risultato del referendum per l’indipendenza della Scozia, il Primo Ministro David Cameron ha commentato la vittoria del‘no’, promettendo un ruolo di rilievo alle altre Nazioni del Regno Unito, nel futuro dibattito sulla devolution. «Desidero che il Galles», ha dichiarato Cameron, «sia il cuore del dibattito su come far funzionare il Regno Unito per tutte le sue Nazioni».

Ma cosa pensano i diretti interessati? E cosa vogliono dal futuro? Plaid Cymru, a differenza dello Scottish National Party, non punta ad una completa indipendenza, ma ad una maggiore devolution. Il mantra che si sente ripetere negli ultimi giorni da parte degli esponenti un po’ di tutti i partiti politici è ‘quello che otterrà la Scozia dovrà essere dato anche a Inghilterra e Galles’.

Carwyn Jones, leader del Labour Party in Galles e Primo Ministro del Galles, ha ripetuto che qualsiasi cosa offerta alla Scozia dovrà essere offerta al Galles. Alla recente Conferenza nazionale del Partito Laburista, ha dichiarato: «ci sono poche persone in questa stanza felici come me del risultato della scorsa settimana», riferendosi al referendum sulla Scozia, ed ha aggiunto che «l’Unione ha sofferto una grave ferita e un cerotto non basterà».  Durante la Conferenza si è detto felice che la sua idea di una convention costituzionale sia stata ben accolta dal Partito, e che è possibile migliorare  con una più moderna struttura governativa. Ai microfoni della trasmissione ‘Week in Week Out’ della ‘BBC’, in un’intervista a seguito del risultato del Referendum Scozzese, ha dichiarato: «non vogliamo che il Galles sia trattato come una Nazione di seconda categoria». In riferimento al futuro ha aggiunto che «se non stiamo attenti alla lezione dataci dalla Scozia non avremo il Regno Unito nei prossimi anni.  Al fine di mantenere il Regno Unito insieme dobbiamo assicurarci che questa transizione venga fatta correttamente».

La voce del Galles a Londra è quella del MP del Partito Conservatore Stephen Crabb, al quale Cameron ha affidato il ruolo di Segretario di Stato per il Galles. Nel suo discorso questa settimana a Birmingham, durante la Conferenza annuale dei Conservatives, ha parlato di devolution fiscale, argomento al centro del futuro del Paese.

Il grande problema sul quale si concentra l’attenzione della politica del Galles sono i fondi che vengono distribuiti ai Paesi del Regno Unito da Westminster tramite la Barnett Formula. Queste cifre sono calcolate meramente in base alla popolazione, non prendendo in considerazione fattori come la densità della popolazione, il tasso di disoccupazione, il costo dei trasporti e molti altri aspetti che incidono sui bisogni della popolazione. Nel caso del Galles, secondo la classe politica, e alcuni studi, la Nazione è sotto finanziata di 300 milioni di sterline ogni anno. L’economia del Paese è molto basata sul turismo, che dopo i lavori governativi è la seconda fonte di occupazione, e al momento è alto il tasso di disoccupazione.

Un sondaggio richiesto dalla ‘BBC’, condotto da IMC su un campione di poco più di 1000 persone nei giorni seguenti I risultati del referendum sulla Scozia. Solo il 3% degli intervistati si è detto favorevole all’indipendenza, in netto calo rispetto ai sondaggi precedenti. Ma il 49% si è detto convinto che l’Assemblea Nazionale dovrebbe avere più poteri legislativi, ed è sceso il numero di coloro che ritengono che l’Assemblea vada abolita. Sette intervistati su dieci, invece, si  sono detti favorevoli al cambiamento della Barnett Formula che distribuisce i fondi tra le Nazioni del Regno Unito.

Per la prima volta dalla devolution, viene chiesto al Galles cosa vuol fare del proprio futuro. E dipenderà dalle risposte e dalla veemenza dei leader politici di questa Nazione la possibilità di ottenere ciò che desidera.

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