martedì, Giugno 15

Amore intrighi e lotta di classe Da Firenze a Pienza un file rouge lega la Mostra su Romeo e Giulietta di Zeffirelli che celebra 50 anni, al Tumulto dei Ciompi e a Mandragola

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Nel 1968 accaddero molte cose sotto il profilo politico sociale di costume che segnarono una cesura, una svolta storica col passato, ripercorso criticamente ( e spesso con un pizzico di  nostalgia) in tanti e svariati momenti lungo tutto quest’anno, a 50 anni di distanza. Sembrerà strano ma in quella tumultuosa stagione che scosse basi e certezze consolidate fece la sua comparsa sui nostri schermi  una pellicola di grande poesia, che sembrava sfidare le atmosfere e il furore del momento: si tratta del ‘Romeo & Giulietta’ di Franco Zeffirelli. Ebbene, quel film ottenne proprio quell’anno due premi Oscar, cinque Nastri d’Argento e un David di Donatello. Il Sessantotto è stato anche quello: la trasposizione cinematografica del capolavoro shakespeariano, che oggi rivive in una Mostra  composta dalle foto di set e di scena, dai costumi e dalle musiche del film nel cortile di Palazzo Piccolomini a Pienza. Già, perché l’allora 45 enne regista fiorentino,  che l’anno prima aveva messo in scena l’altra opera shakesperiana ‘La Bisbetica domata’, scelse la città fondata da Pio II e in particolare il Palazzo di Enea Piccolomini, non solo per il suo carattere monumentale, ma anche per la sua autenticità conservativa di dimora rinascimentale. Gli interni del Palazzo divennero nella finzione scenica la casa dei Capuleti, dove i due giovani protagonisti, Giulietta e Romeo, si incontrano  per la prima volta ad una festa da ballo. La mostra, oltre a ricordare l’anniversario dell’uscita del film, pone l’attenzione sugli usi e i costumi della casa del Rinascimento, periodo nel quale è ambientata la tragica storia dei due giovani innamorati svoltasi nell’arco di una settimana di luglio. Dunque in piena estate.

La Mostra s’intitola WHAT IS A YOUTH?  che è il titolo della canzone che, nella ricostruzione della tragedia shakespeariana voluta dal geniale regista toscano, risuona all’interno del cortile del palazzo durante il ballo. La musica venne composta da Nino Rota, mentre il testo italiano fu scritto da Elsa Morante. Il film invece fu girato in lingua inglese. Il suo percorso parte dal cortile, costituito da un loggiato a tre arcate, e dal giardino pensile, proseguendo al piano nobile del Palazzo: sala d’ingresso, sala da pranzo, sala della musica, camera di Pio II e biblioteca. Le foto di set e di scena, messe a disposizione dalla Fondazione Zeffirelli, sono disposte nelle sale dove sono state scattate, in modo da far rivivere gli ambienti come se i personaggi del film si muovessero negli interni e li animassero di nuovo, offrendo  con ciò al visitatore uno spaccato ancora più autentico della vita quotidiana del Rinascimento, così magistralmente ricostruita dal regista. Nelle Sale del Palazzo sono esposti anche i costumi di scena realizzati da Danilo Donati e vincitori nel 1969 del premio Oscar, oggi proprietà della Fondazione Cerratelli. Si ha quindi la possibilità di ammirare da vicino dei capolavori di alta sartoria cinematografica all’interno dell’ambiente per cui sono stati concepiti. L’esposizione è promossa dalla Società di Esecutori di Pie Disposizioni Onlus, che ha la cura per la valorizzazione del Palazzo Piccolomini e dalla Fondazione Zeffirelli, prodotta e gestita da Opera-Civita. Nelle celebrazioni è stato coinvolto il Comune di Pienza che, a sua volta, ha chiamato a raccolta le altre città dove è stato girato il film, Gubbio e Tuscania, dove sarà allestita, anche in questo caso, una mostra con materiale messo a disposizione dall’archivio della Fondazione Zeffirelli. Dunque per una migliore aderenza al  periodo di ambientazione il film non fu girato a Verona, città nella quale invece William Skhakespeare  collocò questo  drammatico amore d’ispirazione medievale, dato che i nomi delle due famiglie Montecchi e Capuleti ( in realtà Cappelletti),  erano stati  citati anche da Dante Alighieri nella sua Commedia. Allo spirito shakesperiano Zeffirelli è rimasto fedele e anche nel suo film i due giovani protagonisti di una tragedia che porterà poi alla riappacificazione fra le due famiglie rivali, divengono gli archetipi di un amore tragico, che riflette la crisi del mondo culturale e sociale dell’epoca e che si oppone fino alla morte alla inaccettabile ostilità delle due nobili famiglie.  Come non commuoversi anche oggi di fronte alle parole d’angoscia e d’amore di Giulietta? “Dicono che  l’allodola canti dolci melodie, ma questa è amara perché divide te da me… E come non ricordare la risposta di Romeo? Più e più luce è nel cielo, più e più buio è dentro noi”. L’alba annunciava il distacco.  Al tempo in cui il grande William compose  il dramma ( tra  il 1594 e il 1596) l’amore tra i due   giovani sposi era apertamente condannato. La sua è invece una concezione alta che innalza i due protagonisti oltre la materialità dell’amore.  

Quell’amore che il bardo definirà nei Sonetti: “Amore è come un faro quando è vero, che vince ogni tempesta, che orienta ogni veliero, il suo valore è ignoto, eppur brilla…What is a young?”  Non è solo il titolo di un brano musicale del grande Nino Rota, ‘Cosa è un giovane?’  E’  anche un interrogativo su ciò che i giovani di  allora si posero e a cui risposero assumendo quella consapevolezza e quel protagonismo generazionale diverso da quanto avvenuto in epoche passate. A parlare di questa sua esperienza alla fine di settembre la Fondazione organizzerà un incontro con Olivia Hussey, l’attrice americana che nel 1968 interpretò il ruolo di Giulietta (e nove anni dopo quello di Maria nel televisivo Gesù di Nazareth, sempre diretto da Zeffirelli). Il 14 settembre, il cortile del Palazzo ospiterà, a partire dalle ore 18.00una proiezione del film in dialogo con Where is my Romeo, nel quale il regista Abbas Kiarostami ritrae una platea di spettatrici iraniane colte nell’atto di commuoversi di fronte  alla tragedia shakespeariana. Un’occasione per rivivere i momenti salienti della realizzazione di quel film cult, scoprire l’attualità di  Shakespeare e quanto opere e luoghi come questi possano aiutare a ritrovare, in un clima ad alta conflittualità volgarità e barbarie come quello in cui si è immersi,  la luce e i valori dell’amore e della riconciliazione. La Mostra su Giulietta & Romeo, che resterà aperta  fino  al 6 gennaio 2019, è inserita nella   ventiduesima edizione del Terra di Siena International Film Festival (Siena, Cinema Nuovo Pendola, 25/30 settembre 2018)  durante la quale ‘Arte e Cinema si contamineranno vicendevolmente creando degli eventi  sperimentali di ampio respiro internazionale, snodandosi tra Piena, Siena, Colle Val d’Elsa, San Gimignano: si tratta di arti visive, cinema  e incontri, tra i film in programma, Splipaway della regista russa Julia Butler, l’anteprima assoluta del film su Vittorio Sgarbi Artbackstage: la passione e lo sguardo, un lavoro dedicato a Man Ray e del  regista Andrei Konchalovsky  ( che riceverà il Premio alla Carriera) sarà proiettato il film “Il peccato” sulla vita di Michelangelo girato tra Carrara, Arezzo, Siena.

A Firenze, invece, in questi ultimi giorni d’agosto, un ‘itinerario culturale’ si fa spettacolo teatrale e consente di  rivivere attraverso una lettura drammatica, la storia del Tumulto dei Ciompi: il titolo è  “Dal Canto alla briga al Canto alla pace”, in scena  mercoledì 29 agosto alle ore 21 al Caffè Letterario delle Murate.  E’ la nuova proposta di Enjoy Firenze,   inserita anche nel calendario dell’Estate Fiorentina 2018, ed è parte dei percorsi  guidati alla scoperta dei tesori artistici e architettonici di Firenze e della Toscana, in compagnia di esperti e archeologi curato da Cooperativa Archeologia. Il Tumulto dei Ciompi,  è quella  rivolta popolare avvenuta a Firenze nell’estate del 1378. Quella dei  Ciompi (ovvero il popolo minuto che si era riversato dalle campagne in crisi in  cerca di lavoro nella ricca Firenze, città di banchieri e mercanti in conflitto tra loro), è la prima vera e propria rivolta popolare a Firenze e anche in Europa nel Medio Evo, in cui il conflitto scoppia per motivi economici: i Ciompi sono l’ultima ruota della catena produttiva, i primi a fare le spese della guerra detta degli Otto Santi, condotta contro lo Stato della Chiesa, con il conseguente crollo della produzione dei tessuti di lana e, quindi, dei loro salari. Chiedevano il riconoscimento dei loro diritti politici e di associazione e di essere difesi da rappresentanti di loro fiducia. Esigevano l’istituzione di tre Arti da aggiungere alle precedenti. Ma la loro sommossa si scontrò con il popolo grasso e degenerò  in un bagno di sangue, che segnò il loro annientamento.

Ma la loro tragica vicenda rappresentò la prima presa di coscienza dei lavoratori salariati. Una importante pagina di storia da conoscere. Risale invece al 7 settembre del 1518 a Palazzo Medici-Riccardi, per i festeggiamenti fiorentini del matrimonio fra Lorenzo de’ Medici Duca d’Urbino e Madeleine de la Tour d’Auvergne, la prima rappresentazione di una delle commedie più intriganti e ironiche, dal sapore erotico, del Cinquecento: La Mandragola, nella quale il Machiavelli comico non smentisce l’autore del Principe: nello smascherare l’ipocrisia di autorità intoccabili, la Chiesa o la famiglia nella Firenze Rinascimentale, nel dimostrare che nella conquista di qualcosa cui si tiene davvero, non importa se si tratta di una donna o di un principato, le regole del gioco sono sempre le stesse. L’ultima rappresentazione di Mandragola è venerdì 31 agosto, a cura della Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, nella suggestiva Terrazza del Forte di Belvedere. E’ da qui, dal Medio Evo in poi, fino al Rinascimento ed alla Resistenza, che si diparte le file rouge  di alcune iniziative culturali che mirano a produrre conoscenza e coscienza di chi siamo e da dove veniamo.   

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