mercoledì, Ottobre 20

Amnistia nell’anno del Giubileo 32 suicidi, 78 morti e il 2015 non è ancora finito

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Messaggio felpato, ma inequivocabile, netto, preciso, quello del Papa venuto da quasi la fine del mondo. Messaggio rivolto ai Governi, e dunque anche a quello italiano: «Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto», scrive papa Francesco.
Sarà come dice il direttore della Sala stampa vaticana padre Lombardi: Bergoglio non rivolge appelli specifici, ma è un messaggio pastorale; fatto è che Papa Francesco pronuncia la parola indicibile, impronunciabile: «grande amnistia».

La classe politica si spera non voglia ignorare, non cogliere l’essenza della questione.

Forse il Ministro della Giustizia Andrea Orlando farebbe bene a compiere una serie di visite ispettive nelle carceri italiane. Senza preannuncio, senza troppo codazzo di ‘apparato’ e ‘burocrazia’; che so una domenica pomeriggio, alle 17… Magari anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dovrebbe farlo. Un ‘tour’, per esempio, a Sollicciano. L’hanno mai fatto? Sarebbe istruttivo vedere, toccare con mano la realtà carceraria italiana.

Sapete che c’è Renzi e Orlando? C’è che si continua a morire. Nella notte tra domenica e ieri Giorgio S., 50 anni, si è tolto la vita impiccandosi poche ore dopo essere entrato nel carcere del Bassone di Como. Non hanno potuto fare nulla gli agenti di Polizia penitenziaria che hanno trovato troppo tardi il corpo dell’uomo: i disperati tentativi di rianimarlo non sono serviti.

Sale così a 32 il numero dei suicidi nei penitenziari italiani dall’inizio dell’anno. Appena cinque giorni prima, era stata la volta di un ragazzo catanese di 32 anni: l’affidamento in prova ai servizi sociali non era andato bene e così Remo R. era tornato dietro le sbarre nel carcere di Gela dove si è tolto la vita, il 26 agosto scorso, impiccandosi. A Ferragosto la morte di una ragazza di 27 anni che si è tolta la vita a Pisa: aveva alle spalle appena due settimane di detenzione. Mentre nel carcere romano di Regina Coeli, tra il 19 e il 20 luglio, due persone si sono tolte la vita: un ragazzo romeno di 18 anni e Ludovico C, l’uomo arrestato meno di 24 ore prima con l’accusa di aver ucciso un gioielliere romano durante una rapina. «L’estate è un momento particolarmente difficile per chi si trova in carcere», commenta Ornella Favero, direttrice della rivista ‘Ristretti orizzonti’, curata da un gruppo di detenuti del Due Palazzi di Padova. Sovraffollamento e caldo rendono più difficile sopportare le giornate in cella. Soprattutto quando le temperature sono elevate come negli ultimi mesi. Al caldo, agli spazi limitati e ai disagi che affliggono le celle italiane bisogna poi aggiungere il ‘vuoto’ di attività che caratterizza la quasi totalità degli istituti di pena.

Sono così 32 i suicidi registrati nel corso del 2015 mentre, complessivamente, sono 78 i detenuti morti in carcere nel corso degli ultimi otto mesi.

Dodici suicidi in soli due mesi rappresenta un triste record, sottolinea l’Osservatorio, che eguaglia quello del 2005. Quell’anno furono 12 i detenuti che si tolsero la vita tra luglio e agosto, mentre a fine anno se ne contarono complessivamente 57. Nel luglio del 2006 fu concesso l’indulto e i suicidi durante quell’estate furono sei. In base ai dati raccolti dall’Osservatorio, a partire dal 2000 e fino al 31 agosto 2015, 875 persone si sono tolte la vita nelle carceri italiane.
Mentre il numero complessivo dei decessi, considerando anche le morti per cause naturali e incidenti, è di 2.450. Negli ultimi anni, inoltre, si registra una lieve flessione nel numero complessivo di suicidi: rispettivamente 44 e 49 nel 2014 e nel 2013 contro le 60 del 2012, i 66 del 2011 e del 2010 o i 72 del 2009.

Ricordate quanto ebbe a dire, anni fa, l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? «È una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma, per la sofferenza quotidiana – fino all’impulso a togliersi la vita – di migliaia di esseri umani chiusi nelle carceri». Poneva la questione sotto il profilo del mancato rispetto da parte dell’Italia di diritti umani fondamentali, consacrati non solo nella nostra Costituzione ma in tutte le carte europee e dell’ONU. Nel messaggio inviato alle Camere, sempre Napolitano poneva solennemente l’accento sull’obbligo di uscire immediatamente -prefigurando anche un provvedimento di amnistia e di indulto- da una condizione di manifesta illegalità, condannata per anni in sede europea.
Ora lo dice anche Papa Francesco.

 

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