giovedì, Maggio 13

Amministrative: Renzi cerca di smarcarsi

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Al di là delle alchimie, delle formule, dei programmi e delle manovre, che può fare a questo punto il cittadino-elettore? Sì, certo, votare, come si dice, con scienza e coscienza; quella di cui è dotato, e che gli è dato di avere. E in concreto? In concreto questo: cercare di capire, al di là delle promesse, delle assicurazioni, dei proclami, se l’occupazione progredisce o invece resta inalterata. Per intenderci: i posti di lavoro, e a quali condizioni. Ancora: non c’è solo la disoccupazione; c’è anche il tipo di occupazione: i contratti a tempo determinato, rispetto a quelli a tempo; lavoratori con una briciola di futuro, e precari condannati a una quotidianità che non concede molte speranze. Il Prodotto Interno Lordo: che non sia inferiore a quello medio dei Paesi dell’Euro-zona; infine, il rapporto debito pubblico-PIL, problema cronico e storico di questo Paese. Alla fine è questa la scommessa oggi di Renzi, come ieri di chi lo ha preceduto, e domani di chi lo sostituirà.
Se si sfogliano i giornali di fine 2014 e inizio 2015, Renzi aveva promesso e assicurato tanto. L’ISTAT ci fa sapere che il ritmo medio di incremento dell’occupazione nel 2015 è stato di poco più di ottomila unità al mese; quasi centomila occupati in più in un anno sono qualcosa; ma nel 2014 gli occupati sono stati 13.800 al mese. Sempre l’ISTAT fa sapere che nel 2015 il tasso di occupazione precaria non è diminuito, anzi è cresciuto di uno 0,6 per cento. Il rapporto debito-PIL nell’ultima rilevazione trimestrale dice che si è toccato il 14,9 per cento. Il massimo storico dal 1992. Il tasso di crescita del Paese oscilla tra lo 0,7 e lo 0,8 per cento; tra i più bassi, nell’Euro-zona, che si attesta in media sull’1,6 per cento. Rimane il rapporto debito pubblico-PIL: nel 2015 è aumentato rispetto al 2014: da 132,1 per cento siamo passati a 132,8 per cento; commentando questi dati ufficiali un osservatore attento come Luca Ricolfi, sul compassato ‘Il Sole 24 Ore‘, rileva che il rapporto debito pubblico-PIL è giunto al massimo storico: il più alto a partire dal 1925.
Questi i dati nudi e crudi, e c’è poco da girarci intorno; e si capisce anche perché, a fronte del ‘bollettino’ ottimista del Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica ha pronunciato il discorso che ha pronunciato. Facendo, oltretutto, un grande favore a palazzo Chigi, omettendo quello che pure avrebbe potuto dire, per esempio, a proposito della Giustizia: la cui situazione è perfino peggiorata; e non solo dal punto di vista dell’utente: anche dal punto di vista dei costi, dei lucri cessanti e dei danni emergenti, di quello che si viene condannati a sborsare dalle giurisdizioni europee, dei mancati investimenti, ecc.; ma questo è un discorso che avremo modo di affrontare.
Qui, e ora, conviene limitarsi a osservare che il Presidente del Consiglio indica che nel 2016 gli obiettivi indicati finalmente si cominceranno a intravedere all’orizzonte; e che, tanto per cambiare, si deve essere ottimisti, avere fiducia…Sì, certo: l’ottimismo della volontà; ma c’è lo scetticismo della ragione che bussa alla porta; e bussa forte.

 

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